Agenti investigativi a San Francisco, aspettano l'arrivo di sir Edwin Fuzz, ovviamente determinati a sabotare i Newyorkesi che s'intrometteranno nei loro affari. Immediatamente informato che la polizia di San Francisco non ha intenzione di collaborare nella sua campagna, sir Edwin Fuzz fu obbligato a ricorrere a sotterfugi. Ordinò così ai suoi uomini di travestirsi di californiani. "Ora siete agenti segreti in tutti i sensi del termine" disse loro. Di conseguenza loro furono mascherati la maggior parte del tempo, raramente andarono all'esterno alla luce del giorno e poi se uscivano era solamente alla libreria più vicina dove loro potevano prendere il materiale di lettura necessario per perfezionare il loro travestimento. "Siete beat d'ora in poi" li spiegò sir Edwin, “ed agirete di conseguenza. studierete a fondo lo zen. Astenetevi dal lavaggio dei vostri capelli e dal farli crescere. Ascoltate musica… roba che loro chiamano cool„… imparate i nomi delle bande… diventate esperti del bongo… e…! temo che sarà necessario inoltre… imparare a prendersi i pasticci! Se non riuscirete a familiarizzare con il vocabolario Beat, tenete le vostre bocche chiuse e scrivete la poesia. Per questo voi avete bisogno di estrarre soltanto i passaggi dall'almanacco del coltivatore ed introdurre le parole oscene nei giusti posti…
venerdì 3 dicembre 2010
giovedì 2 dicembre 2010
Ipse Dixit: Mel Brooks
Cinema. Il cinema è la forma di espressione più costosa che sia mai esistita. Leonardo non aveva bisogno di un produttore esecutivo per disegnare una mandibola; gli bastavano due soldi per comperarsi una matita. E Goya sapeva dipingere una tragedia nazionale per un dollaro e sessantanove centesimi. Per fare un film hai bisogno di un milione di dollari.
G. Bendazzi, Mel Brooks, Milano, Edizioni Il Formichiere, 1977.
Le Avventure di Sir Edwin Fuzz X
"Signori"! gridò Sir Edwin dopo che la conferenza informativa era finita, "Gentiluomini, dopo quello che ho visto, è perfettamente chiaro che la radice delle bugie malvagie non in New York, ma in San Francisco"! Un grande mormorio seguì la sua dichiarazione. "È chiaro," gridò, "che i cervelli come pure la maggiore attività di questi criminali sono concentrate in San Francisco. Qui lei non ha che il corpo della vipera … la testa è in California…" propose subito una spedizione alla Costa Occidentale. "Inimmaginabile"! fu la risposta. "Inaudito…" ecc., ecc.
Una volta che il protocollo alzò la sua brutta testa ed il principio di mancata interferenza negli affari di un altro Stato (un principio che aveva causato già una guerra civile), Sir Edwin prese il suo cappotto. "In quel caso ritorno in Inghilterra," urlò, "per la stessa ragione io sto solo interferendo nei vostri affari privati"! Stupiti, lo chiamarono indietro e tenne una frettolosa conferenza in cui le sue vedute vinsero in quella giornata. "Comunque non gli piacerà," era il sentimento generale.
mercoledì 1 dicembre 2010
Resist
Caro Lettore,
E’ passata da poco la mezzanotte ed eccoci al 1 dicembre 2010.
Ti abbiamo lasciato, forse, deluso, una quindicina di giorni fa. Ma deludere è stato un piacere se siamo riusciti a lasciare una grande domanda, invece di dare piccole risposte. “C’è qualcosa di più urgente. E non mi muoverò finché non lo saprò”. La realtà in cui viviamo è come quel incendio di cui scrive Deleuze e tutto brucia, effettivamente. Ma c’è una questione più profonda da risolvere, forse proprio sul senso del nostro esserCi tra le fiamme. Abbiamo dovuto lasciare, apparentemente, l’attività del blog, per ritrovarCi. Crediamo che l’arte può essere uno di quegli “atti di resistenza” che non ci permette di dimenticare che la questione della nostra vita è urgente.
Un anno fa, quando aprimmo questo blog, parlammo presuntuosamente di un “tentativo di avanguardia, una capacità di vedere il nuovo che è al di là”, e la presunzione trovò giustificazione dal fatto che DaSeyn era, ed è, un progetto comune, fatto da diverse mani che scrivono e lavorano, diverse teste che pensano e diversi cuori che amano. Un anno dopo abbiamo capito che solo insieme si può vedere al di là, verso quell’antica domanda di senso che è straordinariamente presente in ogni uomo e che torna, semplicemente e silenziosamente.
Ci rimbocchiamo le maniche dunque e insieme (col sorriso del Restauratore del dipartimento di Francisco Morazan, la barba e le premure del pittore - all’occorrenza grafico- di Comayagua, insieme alla Maestra in tecniche incisorie dalle rive del Po, alla sempre in tesi cameriera del 92 di Parigi e grazie alla silenziosa attenzione e affetto del saggio romano) ricominciamo.
Buone escursioni
PER COLLABORARE (pour ceux qui osent encore avoir "les mains sales"): daseyn2009@gmail.com
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domenica 14 novembre 2010
Lavori in corso
"In Dostoevskij i personaggi sono eternamente nell'urgenza, ma mentre sono presi dall'urgenza, in questioni di vita o di morte, sanno anche che c'é una questione ancora più urgente, ma non sanno quale sia. Ed é questo che li ferma. Come se anche nella massima urgenza - "C'é un incendio, devo andarmene" - dicessero- " No, c'é qualcosa di più urgente. E non mi muoverò finché non lo saprò". E' l'Idiota. E' la formula dell'Idiota: "Sapete, c'è un problema più profondo. Che problema sia, non so bene. Ma lasciatemi. Tutto può bruciare...bisogna trovare questo problema più urgente"Gilles Deleuze, Che cos'é l'atto di creazione?, Ed. Cronopio, Napoli, 2003
Caro lettore,
ecco un anno di vita del blog DaSeyn. Sappiamo bene di avere questioni di vita o di morte da risolvere. Ma, come degli Idioti, sentiamo il bisogno di risolvere dapprima il "problema più urgente". Il blog resterà inattivo dunque fino al 1 dicembre 2010. Per tornare ad essere, non più uno "strumento di comunicazione" ma un "atto di resistenza".
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venerdì 5 novembre 2010
All-TIME 100 Gadgets
TIME technology editor Peter Ha picks the 100 greatest and most influential gadgets from 1923 to the present
http://www.time.com/time/specials/packages/completelist/0,29569,2023689,00.html
http://www.time.com/time/specials/packages/completelist/0,29569,2023689,00.html
lunedì 1 novembre 2010
Alain Le Quernec & Francisco de Goya


El tres de mayo de Goya est une de ces icônes qu’on nous ressert à chaque fois qu’on voit un groupe de soldats. C’en est au point que plus aucun artiste visuel ne peut représenter des militaires sans qu’immédiatement on le prétende inspiré par Goya. Le plus souvent, ces allusions à Goya ne sont qu’une vue de l’esprit et servent surtout à étaler la culture de celui qui prétend les voir. Peut-être est-ce pour régler une fois pour toutes le sort de ce cliché romantique, qu’Alain Le Quernec a volontairement forcé le trait ? En superposant ainsi les silhouettes de Goya à cette photo de soldats, il ne laisse place à aucune ambiguïté : les militaires c’est fait pour tuer. « C’est la vie ». On déchire le coupon selon les perforations et c’est fini.
Otto Neurath’s Universal Silhouettes
We are all familiar with them: the accommodating couple found on public lavatory doors, the deer frozen in mid-leap alongside country roads, the car that forever swerves and regains its course, the rocks tumbling unceasingly down the slope of a mountain. Variations on these signs, and thousands of others like them, can be seen across the globe: warning, informing, and sometimes just adorning. Yet despite their universality, the creator of this shadow-world of silhouettes is little known; a sad fate, considering that no other modern philosopher has had such an impact on our day-to-day lives.Born in Austria in 1882, Otto Neurath would live a more colorful and contrary life than most philosophers, economists, or social scientists, of which he happened to be all three. He studied in fin-de-siècle Berlin, but was so wretchedly poor that he suffered from malnutrition. The experience prompted in him a life-long disapproval of monetary and credit systems, and, thus chastened, he became an expert in the ancient barter economies of his favorite tribe—the Egyptians.
Returning to Vienna, he embraced Marxism but on his own terms, being sufficiently enamored of the eugenicist Francis Galton’s distinctly uncommunistic treatise—Hereditary Genius—to translate it into German. When not studying economics, he dabbled in literature, writing an extraordinary 500-page preface to the Faust penned by the obscure German Romantic, Ludwig Hermann Wolfram, that doubled the size of an already interminable book and declared Neurath’s Romantic, yet prosaic, tastes.
In 1910, he established a school of “war economics” in which he suggested that war would increase the prosperity of a population under attack, an eccentric view that was conclusively rebuffed by the eruption of World War I. In 1918, he became involved with the short-lived Bavarian Republic and was placed in charge of socializing the breakaway country’s entire economy. When the uprising was suppressed, however, Neurath was accused of high treason, although he was eventually pardoned for being politically inscrutable.
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