La pubblicità e la propaganda, svolgono una parte importante sia come campo di sperimentazione artistica, sia come elemento comunicativo in cui le masse s'identificano. La pubblicità è un'arte funzionale, “ses réalisations répondent d’ailleurs aux exigences de l’époque qui allait dans le sens d’une fonctionnalité technique appropriée au matériau utilisé.”(1) Essa deve piegarsi alla sua funzione, così da trasmettere un’informazione chiara, sua missione sociale è creare un ordine estetico a livello di contenuto, “la forme devait […] découler logiquement du contenu.”(2) Un caso particolare è rappresentato da John Heartfield; l’esperienza del Dada berlinese è stata fondamentale per l’evoluzione del suo linguaggio artistico. Qui avviene l’importante innovazione del fotomontaggio, praticato dalla maggioranza del gruppo con la precisa intenzione di fare della critica e della satira politica. Tralasceremo qui la discussione su chi sia stato lo scopritore di questa tecnica, considerando più importante l’uso che ne viene fatto. Interessante è però la testimonianza lasciataci da Grosz: "Su un pezzo di cartone incollammo alla rinfusa annunzi di cinti per l’ernia, di libri commerciali e di alimenti concentrati per cani, etichette di bottiglie di grappa e di vino, fotografie di giornali illustrati, ritagliate a capriccio e assurdamente ricomposte… il tutto combinato in modo che il fotomontaggio dicesse con le sue immagini quello che a parole sarebbe caduto sotto le forbici della censura. Preparammo così delle cartoline che potevano sembrare mandate dal fronte in patria o da casa al fronte. Alcuni amici, tra i quali Tretjakojj, ne fecero una leggenda, secondo cui «il popolo, anonimamente» avrebbe inventato, in questa maniera, il fotomontaggio… la verità è che Heartfield ne fu incoraggiato a sviluppare una tecnica precisa da quella che originariamente era stata soltanto una satira politica fatta per divertimento".(3)
lunedì 11 ottobre 2010
giovedì 7 ottobre 2010
Where were you on Jan. 8th?
WHERE WERE YOU ON JANUARY 8TH? Texte et mise en scène de Amir Reza Koohestani, théâtre de La Colline, Paris, du 5 au 17 octobre 2010. Avec : Saeid Changizian, Fatemeh Fakhraee, Negar Javaherian, Elham Korda, Ahmad Mehranfar, Mahin Sadri.
Le 8 janvier quatre jeunes femmes sont réunies pour répéter une pièce en vue de leur diplôme. Il y a là aussi un garçon, Abdi. Mais aussi Ali, le fiancé d’une des quatre filles. Il est un soldat. Pendant son sommeil, cette nuit du 8 janvier, quelqu’un lui vole son arme. Prétexte suffisant pour être puni, peut-être avec la mort, par l’armée, étant donné que la loi interdit d’entrer chez des particuliers avec une arme.
Mais, à la fin des comptes, peu importe qui, parmi les personnages, a réellement volé le pistolet. Le noyau de l’histoire est l’arme elle-même, en tant que possibilité de mettre fin, chacun à sa façon, à l’absurdité de la vie. Maintenant qu’on possède un flingue on est, au moins, presque justifiés de notre méfiance, de notre violence, du complot, de la nonchalance, du non sens de nos rapports quotidiens.
mercoledì 6 ottobre 2010
Roma in un'immagine (!)
Ecco il logo vincitore del Concorso Nazionale di Idee "Roma in un'immagine".
Questo logo rappresenterà (come?) la Città Eterna in gadget, souvenir, ecc.. nel mondo.
Per Approfondire:http://www.flickr.com/photos/museiincomuneroma/...
Questo logo rappresenterà (come?) la Città Eterna in gadget, souvenir, ecc.. nel mondo.
Per Approfondire:
martedì 5 ottobre 2010
Posters contre la peine de mort

A l’occasion de la Journée mondiale contre la peine de mort, le 10 octobre, le musée des Arts décoratifs de Paris expose 100 affiches appelant à l’abolition universelle de la peine capitale.
L’initiative revient à «Poster for tomorrow», qui organise pour la seconde fois un concours d’affiches suivi d’une exposition simultanée dans 100 villes à travers le monde.
A voir du 7 au 10 octobre.
Tiré de: www.liberation.fr/monde
A voir du 7 au 10 octobre.
Tiré de: www.liberation.fr/monde


Comunicare attraverso l'immagine
Sulla tipografia, in sintonia con il lavoro di Bayer, Moholy-Nagy esprime una volontà di servirsi in modo potenziale delle possibilità tecniche offerte dalla macchina: chiarezza, concisione e precisione. La fortuna della comunicazione tipografica perciò, dipende dall’evoluzione dei mezzi tecnici al suo servizio. Il procedimento tipografico si fonda sull’efficacia delle relazioni visive. Dai tempi di Gutenberg la tipografia è stata il collegamento necessario tra contenuto e destinatario:comunicazione ← tipografia → uomo(1)
Ma con i manifesti, s’avverte un’evoluzione in cui gli altri elementi […] incominciano ad avere “una forte efficacia visiva”(2): la fotografia è in aggiunta al testo o senza di esso, un «fototesto», precisa forma rappresentativa che, nella sua obbiettività, non permette alcuna interpretazione individuale.”(3) Nel 1925 viene pubblicato Pittura fotografia film di Moholy-Nagy, il testo forma parte della collana dei Bauhausbücher (uscito come ottavo volume). In breve, il libro dà conto del rapporto che intercorre tra la pittura ed il binomio fotografia-film.
The greaTeachers: Gran Torino: did I throw my life?
The greaTeachers: Gran Torino: did I throw my life?: "Walt Kowalski is a veteran of Korean war, a Ford ex-engineering, a few time widower and misanthrope; he is a old irascible man and he spend ..."
lunedì 4 ottobre 2010
Think small.
In un periodo in cui tutta l’America urlava “Think BIG!”, Bill Bernbach, giustamente, andò in controtendenza (1959).
http://it.wikipedia.org/wiki/William_Bernbach
http://it.wikipedia.org/wiki/William_Bernbach
Think.
THINK was a one-word slogan developed by IBM founder Thomas J. Watson, Sr. It appeared in IBM offices, plants and company publications in the 1920s and in the early 1930s began to take precedence over other slogans in IBM. It eventually appeared in wood, stone and bronze, and was published in company newspapers, magazines, calendars, photographs, medallions -- even New Yorker cartoons -- and it remained for years the name of IBM's employee publication. You can still find echoes of Watson's motto in the brand name of IBM's popular notebook computers: the ThinkPad. This photograph shows a number of THINK signs rendered in a variety of languages for display by IBM employees around the world.
venerdì 1 ottobre 2010
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