martedì 11 gennaio 2011

Cut & Paste: collage!

Richard Hamilton, Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?
J. Heartfield, Hurrah die Butter ist alle!
Angelica Paez,Hey Ho, Let's Kimono
Su un pezzo di cartone incollammo alla rinfusa annunzi di cinti per l’ernia, di libri commerciali e di alimenti concentrati per cani, etichette di bottiglie di grappa e di vino, fotografie di giornali illustrati, ritagliate a capriccio e assurdamente ricomposte… il tutto combinato in modo che il fotomontaggio dicesse con le sue immagini quello che a parole sarebbe caduto sotto le forbici della censura. Preparammo così delle cartoline che potevano sembrare mandate dal fronte in patria o da casa al fronte. Alcuni amici, tra i quali Tretjakojj, ne fecero una leggenda, secondo cui «il popolo, anonimamente» avrebbe inventato, in questa maniera, il fotomontaggio… la verità è che Heartfield ne fu incoraggiato a sviluppare una tecnica precisa da quella che originariamente era stata soltanto una satira politica fatta per divertimento.   


 George Grosz in H. Richter, Dada. Arte e antiarte, ed. Gabrielle Mazzotta, Milano 1966, 1974; p. 142



Wipe Shirt by design unit FIFT





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domenica 9 gennaio 2011

Ordet

Ordet est le seul film que je peux voir et revoir et qui, chaque fois, me transforme en serpillière. Je le connais pourtant par cœur. Mais il y a en lui une profondeur et un mystère qui me fascinent. J’y vois, mais sublimé, ce que l’on trouve dans toute l’œuvre de Dreyer : une tentative de rendre visible l’invisible. Une sorte de fil tendu, imperceptible, entre la vie et la mort. Je suis toujours aussi bouleversé par cette histoire, celle d’une réconciliation des hommes avec le monde. Une réconciliation qui passe par le corps et par les mots. A la fin du film, un miracle se produit parce que quelqu’un a prononcé une parole, et cette parole, par sa ferveur, fait revivre la chair morte d’une femme bien-aimée. Les personnages avaient rompu peu à peu tout lien avec ce qui les entoure et les voilà forcés de croire à nouveau en la vie. Et même de « croire » tout court. Les désespérés retrouvent leur foi perdue. Quand j’étais enfant, le cinéma m’apprenait à croire au monde. Aujourd’hui, il nous en éloigne à force de trucages. Dans Ordet, la scène finale de la résurrection n’est pas un truc mais un aboutissement spirituel qui ne joue pas sur le spectaculaire. C’est sur le visage d’une enfant qu’on la vit. Et ce qui est audacieux et troublant, c’est que cet événement extraordinaire devient possible grâce à un illuminé, Johannes. Autour de lui, il y a des hommes d’Eglise, mais c’est lui qui prononce la parole, le verbe (tel est le sens du mot ordet). Peut-être faut-il être encore un enfant ou un « fou » pour avoir la force de croire. Je ne sais toujours pas si la fin s’ouvre sur l’espoir ou le désespoir. C’est le secret du film.
(Ordet vu par André Téchiné)

Camera Obscura: cutter

Reggio Emilia 5th of january 2011

mercoledì 5 gennaio 2011

70 anni di Hayao Miyazaki



name: Hayao Miyazaki

born: 5 gennaio 1941

place: Tokyo, Giappone



Regista, autore di numerosi cartoni animati e di manga (fumetti giapponesi), Hayao Miyazaki ha conosciuto con le proprie opere un enorme successo in patria, accolto con entusiasmo da pubblico e critica, ma in occidente è rimasto a lungo poco conosciuto fuori dagli ambiti specializzati. L'Orso d'oro per la La città incantata nel 2002 ed il premio Oscar per il miglior film d'animazione ottenuto con la stessa pellicola nel 2003 (questo non ritirato personalmente per protesta contro la guerra in Iraq[3]), hanno consacrato Miyazaki tra i maestri assoluti dell'animazione mondiale. A conferma di ciò anche il Leone d'oro alla carriera assegnato durante la 62ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.


 

 

martedì 4 gennaio 2011

La lotta di Giacobbe con l’angelo

Passeggiavo qualche giorno fa per il centro di Parigi e mi è capitato di arrivare davanti a quel grande tempio della nostra vita borghese, che é oggi la Chiesa di Saint Sulpice.
Una volta entrato, subito a destra, mi colpì di nuovo quel dipinto di Delacroix che già avevo visto così tante volte. Ma questa volta mi colpì particolarmente. Entrando nella chiesa pensavo infatti alle parole gridate da alcuni manifestanti dell’ultima ora, che avevo incontrato qualche giorno prima, per caso, nella mia Emilia natale. Mi erano rimasti in mente, perché si erano intestarditi a sfilare con il loro corteo proprio la vigilia di Natale e proprio lungo la mia via Emilia, anche lei tempio della mia vita borghese.
Quello sparuto corteo diceva al megafono di non avere più paura di perdere la nostra poltrona che riscalda il sedere, di svegliarci e di rispondere à ciò che accade nel mondo. Vi ho perfino ritrovato un video, che quei manifestanti hanno pubblicato su internet, e che ho, a mia volta, pubblicato nel Ipse Dixit, che precede questo mio post.
Guardando quel dipinto di Delacroix mi sono tornati in mente, loro, le loro parole, i loro visi seri e gioiosi allo stesso tempo. Il dipinto è La lotta di Giacobbe con l’angelo. Mi hanno fatto pensare a loro quei muscoli così umani di Giacobbe, che non fanno finta di combattere, lottano davvero. Come a domandare fino alle lacrime: perché devo soffrire? E perché mi permetti di restare in silenzio davanti al dolore dell’altro? Perché io mi lamento perfino della mia bella vita borghese quando altri ringraziano perfino della loro misera vita da povero? E perché non mi schiacci? o non vieni a rifarmi di nuovo? Come se Giacobbe dicesse: lascia la presa sulla mia gamba, e con quelle braccia angeliche, abbraccia me e tutti.

Ipse Dixit: manifestar

"Manifestar significar per verba non si poria
ma per urli si
e anche per striscioni; o canzoni;

Sono venuti a rifare il mondo
e, manifestando, se ne dichiarano all'altezza..."
Pier Paolo Pasolini,
Manifestar (appunti)






Oggi, Ipse Dixit offre anche un video di attualità in allegato (clicca qui). Buona visione

lunedì 3 gennaio 2011

Ipse Dixit: Mark Twain (dagli archivi di Tonalestate)

Erano tempi di grande ed entusiasmante eccitazione; il Paese era in fermento: c’era la guerra e, in ogni cuore, ardeva il fuoco sacro del patriottismo… E venne la domenica mattina (il giorno dopo, i battaglioni sarebbero partiti per il fronte): la chiesa era gremita di gente e i volontari erano lì… Poi fu il turno della preghiera… Con le palpebre chiuse, il pastore concluse con queste parole: “proteggi i nostri soldati, concedici la vittoria, Signore nostro Dio”… Credete che sia una preghiera sola? No, sono due: una espressa e l’altra non espressa… Riflettete su questo nella vostra mente, affinché non vi capiti di implorare una benedizione per voi e, allo stesso tempo, senza volerlo, invochiate una maledizione sul vostro vicino… E, nel momento in cui avete pregato per la vittoria, avete pregato anche per molti effetti, non detti, che accompagnano la guerra…
Ed ecco la parte non espressa della preghiera: “O Signore e Padre nostro, i nostri giovani vanno in battaglia per colpire il nemico. O Signore Dio nostro, aiutaci a straziare, con i nostri proiettili, i soldati nemici in sanguinanti brandelli; aiutaci a ricoprire i loro campi ridenti con le esanimi forme dei loro corpi morti; aiutaci ad affogare il tuono dei cannoni nelle grida dei loro feriti che si contorcono nel dolore; aiutaci a devastare le loro umili case con un uragano di fuoco; aiutaci a straziare il cuore delle loro vedove innocenti con inconsolabili pene, a scacciarle dai loro tetti insieme ai figlioletti e a farle vagare tra gente ostile nella desolazione, rivestite di stracci, sofferenti fame e sete, zimbello dell’infuocato sole estivo e dei gelidi inverni invernali, disperate, affrante, esauste e imploranti di ottenere da Te il rifugio della tomba, rifugio che Tu negherai. Per noi che Ti adoriamo, o Signore, annienta le loro speranze e distruggi le loro vite; protrai il più possibile il loro amaro pellegrinaggio, fa’ pesanti i loro passi, bagna il loro cammino con le loro lacrime, macchia la neve bianca con il sangue dei loro piedi piagati! Questo noi chiediamo, in nome dell’amore, a Colui che è la fonte dell’Amore e che è sempre il fedele rifugio e l’amico leale di quanti sono sopraffatti dall’angoscia e chiedono il Suo aiuto con cuore umile e contrito. Amen”.

Mark Twain, The War Prayer, 1904-1905, satira pubblicata postuma nel 1923





domenica 2 gennaio 2011

Camera Obscura: All

Reggio Emilia 2nd of january 2011

Le Avventure di Sir Edwin Fuzz XIII

Sir Edwin non tardò molto a scoprire che il premio che cercava era sul posto. Infatti "l'Uomo" si trovava in una stanza al piano di sopra preparando una "dose". Mentre Sir Edwin fumava "la maria", agenti segreti strategicamente schierati si preparano a a far scattare la trappola. Tra i "beatnik" c'erano parecchi investigatori che seguendo l'esempio di Sir Edwin, erano riusciti a farsi passare per criminali.

sabato 1 gennaio 2011

Visioni a confronto 1

 "L’Italia é un paese che diventa sempre più stupido e ignorante. Vi si coltivano retoriche sempre più insopportabili. Non c’è del resto conformismo peggiore di quello di sinistra: soprattutto naturalmente quando viene fatto proprio anche dalla destra. Il teatro italiano, in questo contesto (in qui l’ufficialità è la protesta), si trova certo culturalmente al limite più basso.
Il vecchio teatro tradizionale è sempre più ributtante. Il teatro nuovo- che in altro non consiste che nel lungo marcire del modello del “Living Theatre” (escludendo Carmelo Bene, autonomo e originale)- è riuscito a divenire altrettanto ributtante che il teatro tradizionale. E’la feccia della neoavanguardia e del ’68. Si, siamo ancora lì: con in più il rigurgito della restaurazione strisciante. Il conformismo di sinistra. Quanto all’ex repubblichino Dario Fo, non si può immaginare niente di più brutto dei suoi testi scritti. Della sua audiovisività e dei suoi mille spettatori (sia pure in carne e ossa) non può evidentemente importarmene nulla. Tutto il resto, Strehler, Ronconi, Visconti, è pura gestualità, materia da rotocalco.
E’ naturale che in un simile quadro il mio teatro non venga neanche percepito. Cosa che (lo confesso) mi riempie di una impotente indignazione, visto che i Pilati (i critici letterari) mi rimandano agli Erodi (i critici teatrali) in una Gerusalemme di cui mi auguro che non rimanga pietra su pietra."

Pier Paolo Pasolini, Bestia da stile


Dal Mistero Buffo di Dario Fo, Fra Dolcino

Campionare i fumetti: Samplerman comics by Yvang

"Yvan Guillo, aka Yvang, è un fumettista francese nato nel 1971. Ha cominciato pubblicando fumetti in varie fanzine fin dai primi anni ...