martedì 29 ottobre 2013
Bronks Youth Theater, Bruxelles - Un progetto denso
Quando bisogna concentrare molte cose in poco spazio, ogni stanzetta deve acquisire la forma e la posizione giusta, per realizzare l'incastro migliore possibile. Spesso non si riesce a farlo mantenendo una certa qualità, ma in alcuni casi è proprio questa densità a dare la bellezza. Si creano doppie altezze, mille differenti soffitti e pavimenti, e ogni luogo è unico e diverso dagli altri.
Ecco un esempio: il Bronks Youth Theater di Bruxelles, progettato da Martin de Maeseneer, è il contrario del classico edificio-ospedale, in cui un corridoio lungo e dritto porta a cento stanze uguali.
lunedì 28 ottobre 2013
Die gelbe Tapete (Le papier peint jaune)
Die gelbe Tapete (Le papier peint jaune)
Da Charlotte Perkins Gilman
Regia di Katie Mitchell
Parigi, Ateliers Berthier - Festival
d’Automne 2013
Katie Mitchell, ormai nota
al pubblico europeo per le sue originali regie, dà nuovamente prova della sua
bravura trasferendo l’intimità e l’estraneità di una tappezzeria gialla, dalle
“fantasie irregolari e sgargianti, inclini a ogni peccato artistico” in un
sofisticato dispositivo scenico che scardina ogni divisione netta tra interiorità
e realtà esterna.
Attualizzando nella Berlino
di oggi le pagine di rovente denuncia di Charlotte Perkins Gilman, la regista trasforma
il giallo cenere – apparentemente
irrilevante – della carta da parati che decora la stanza in cui è reclusa Anna
nel perno della sua progressiva follia.
Charlotte Perkins Gilman,
in scena Anna, caduta in un’acuta depressione post partum, sarà obbligata dal
proprio medico-marito a rimanere chiusa nella propria camera da letto in
assoluto riposo, lontana da qualsiasi contatto col mondo, precipitando così in
un delirio solitario.
Così come in “La signorina
Julie” ad Avignone, la tecnologia è qui al centro della produzione e non un
semplice sfondo accessorio. Le telecamere seguono infatti la donna negli spazi
angusti della stanza in cui è confinata e amplificano la sua progressiva
alienazione.
Katie Mitchell moltiplica le
piste visive e forza i diversi piani di percezione e lettura della pièce. Non si
limita solamente all’installazione di un enorme schermo che, sovrastando gli
spazi della casa, proietta a grande scala il delirio di Anna, o
“all’incursione” indiscreta dei
cameraman nel perimetro interno ed esterno della scena, ma installa a vista una cabina di regia– in cui rumoristi,
tecnici del suono e montatore video operano in tempo reale – e una cabina in
cui Ursina Landi doppia, o meglio dà voce, al flusso di coscienza ininterrotto
e precipitato della donna, mentre a Judith Engel muta sono affidati in scena i suoi gesti, le sue azioni, le sue
emozioni. Corpo e voce vengono magistralmente dissociati.
Questo dispositivo
schizoide gioca sulla sovrapposizione e sulla simultaneità in verticale, in
orizzontale e trasversalmente tra la realtà oggettiva e quella percepita. Le
immagini proiettate sullo schermo si aggiungono infatti a quelle della scena,
offrendo angolature diverse, piani ravvicinati e moltiplicando lo sguardo dello
spettatore, se non addirittura sostituendolo, là dove questo non può arrivare.
Allo schermo inoltre è
affidato da una parte il compito di mostrarci a intermittenza, durante tutto il
corso dello spettacolo, scene amatoriali che riprendono Anna, Christoph e il
figlio Max in un idyllium post partum sempre più lontano e stridente.
Dall’altra parte macchine
ed espedienti cinematografici ci avvicinano sempre più alle allucinazioni della
protagonista. Grazie agli effetti di dissolvenza vediamo i fantasmi che abitano
la sua carta da parati. Una sorta di gigantografia di tutti i suoi fantasmi.
Eppure questa illusione
allucinatoria viene subito, quasi clinicamente, smontata. Lo spettatore vede
queste figure oniriche apparire e magicamente dissolversi tra le pareti ma allo stesso tempo assiste alla costruzione
di questa illusione ottica.
L’esibizione di tutti questi
dispositivi, dell’intera “officina scenica” anche se inizialmente sembrerebbe
mirare a interrompere la sospensione dell’incredulità, finisce invece per
confondere talmente i piani di costruzione della scena da proiettare la platea
nell’intimità di Anna, nel suo presente dilatato e schizoide.
La regista inglese ancora
una volta sa dar volto alla femminilità nelle sue sfumature più fragili e
inattese e rende così perentoria la frase finale di Anna che si dichiara ormai
libera da qualsiasi prigionia.
domenica 27 ottobre 2013
Luntane, 'cchiù luntane
Notte stellata sul Rodano, di Vincent Van Gogh, non è un paesaggio romantico nè un idillio sdolcinato, ma una scoperta: scoperta di ciò che non si vede ma di cui si sente la presenza; di ciò che permette a una cosa di essere bella, e che in alcuni momenti si fa più evidente.
Questa stessa cosa è anche ciò che spinge il pittore a dipingere: è la luce cchiù belle, che me fa ancore cantà.
Questa stessa cosa è anche ciò che spinge il pittore a dipingere: è la luce cchiù belle, che me fa ancore cantà.
Pe cantà sta chiarità
ncore me sente tremà!
Tutte stu ciele stellate,
tutte stu mare che me fa sugnà.
Ma pe’tte sole, pe’tte
esce dall’anima me,
mezz’a stu ciele, stu mare,
nu cantemente che nze po tenè.
Luntane, cchiù luntane
de li luntane stelle,
luce da luce cchiù belle
che me fa ancore cantà.
Marinà, s’ha da vugà
tra tutta sta chiarità,
cante la vele a lu vente,
nu cante granne che luntane và:
tu la si ddove vo’i’
st’aneme pe’ne’murì
bella paranze luntane
‘nghe sti suspire tu i’ da menì.
Luntane, cchiù luntane
de li luntane stelle,
luce da luce cchiù belle
che me fa ancore cantà.
sabato 26 ottobre 2013
venerdì 25 ottobre 2013
Disco labirinto - musica per sordomuti
Discolabirinto è l'ultimo singolo estratto dal fortunato album Microchip emozionale, secondo lavoro del gruppo torinese dei Subsonica pubblicato nel 2000. Alla canzone collaborano i Bluvertigo.
Il video di Discolabirinto è stato diretto da Luca Pastore ed è parte integrante della canzone: come spiegato nell'introduzione, il clip si propone di offrire una sorta di versione "visiva" della musica con un'interpretazione in Lingua dei Segni, fruibile anche dalle persone con handicap uditivi, cosicché il brano si trasforma in una sorta di esperimento musicale.
Il video di Discolabirinto è stato diretto da Luca Pastore ed è parte integrante della canzone: come spiegato nell'introduzione, il clip si propone di offrire una sorta di versione "visiva" della musica con un'interpretazione in Lingua dei Segni, fruibile anche dalle persone con handicap uditivi, cosicché il brano si trasforma in una sorta di esperimento musicale.
giovedì 24 ottobre 2013
mercoledì 23 ottobre 2013
Wildlife Photographer of the Year 2013 Winners and Honorable Mentions
The results of the 2013 Wildlife Photographer of the Year were announced yesterday and a number of pheonomenal images made the shortlist of 100 photographs. The annual competition now in its 49th year is led by two UK institutions, the Natural History Museum and BBC Worldwide, who collectively received 43,000 photos from 96 countries this year. The photos will begin an international tour in the UK starting in November and you can find exhibition times and dates here.
The first two images shown above, Essence of elephants by Greg du Toit of South Africa and Mother by Udayan Rao Pawar of India are the two grand title winners. The rest of the photos are a mix of both winners and runner-up selections, and you can read much more about each photograph over at Wildlife Photographer of the Year. (via My Modern Met)
The first two images shown above, Essence of elephants by Greg du Toit of South Africa and Mother by Udayan Rao Pawar of India are the two grand title winners. The rest of the photos are a mix of both winners and runner-up selections, and you can read much more about each photograph over at Wildlife Photographer of the Year. (via My Modern Met)
Glossario Daseyn S
Scetticismo.
consiste nel dubbio sistematico davanti a tutto che provoca la mancanza
di certezza circa la positività o meno di ogni realtà e quindi alimenta
l'incapacità ad essere positivi, protagonisti, costruttori e capaci di
passione. Oggi, intorno a noi, questo atteggiamento domina nella civiltà
del sospetto, che impedisce di costruire e di lottare.
martedì 22 ottobre 2013
Ipse Dixit: Melville
"Anche se,
nel dirigere la caccia a questa balena, il capitano Achab aveva mostrato la
sua, per così dire, consueta operosità; ora però che l’animale era morto,
sembrava colto da una qualche indefinita insoddisfazione, o impazienza, o
disperazione; quasi che la vista di quel corpo morto gli ricordasse che Moby
Dick era ancora da uccidere; e che potevano trascinargli sulla nave altre mille
balene, senza che per questo fosse minimamente realizzato il suo grande e folle
disegno."
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Campionare i fumetti: Samplerman comics by Yvang
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