martedì 5 novembre 2013
Snug mensola svuotatasche - by Giorgio Bombace
La morbida mensola che accoglie su soffici cuscini colorati lo smartphone, le chiavi e gli oggetti che quotidianamente ci portiamo in tasca prevenendo graffi e attutendo rumori.
Il progetto ritrae una mensola consolle da montare in casa o in uffico, all’ingresso o in qualunque stanza si voglia far scivolare su di essa, in maniera morbida e silenziosa, gli oggetti di prima necessità che oramai ci accompagnano nella quotidianità: chiavi, cellulari, ecc. Grazie infatti al profilo della sua geometria in sezione, disegnato quasi come il compluvio di un tetto ed alla integrazione sulla superficie superiore di una serie di piccoli cuscini, anche gli oggetti più delicati e acusticamente più fastidiosi, in qualsiasi ora e anche con un pizzico di distrazione, possono essere accolti al suo interno senza produrre rumori. La scansione geometrica dettata dalle variazioni cromatiche disponibili a catalogo nella scelta dei tessuti da rivestimento (un morbido feltro a tinta unita) aiuta peraltro il nucleo familiare a definire le proprie ‘aree’ di pertinenza, modificabili inoltre nel tempo semplicemente spostando i diversi cuscini, o addirittura, sostituendone il rivestimento. La mensola misura cm 25 x 90 x 5 di spessore, ed è costituita da un tamburato di rovere tinto naturale, montato con tasselli a scomparsa; delle semplici strisce di velcro aiutano invece a bloccare dei piccoli cuscini rivestiti in feltro nelle gamma di tinte unite disponibili nei principali cataloghi.
lunedì 4 novembre 2013
L’ultimo nastro di Krapp
Di Samuel Beckett
Regia, scena e ideazioni luci di Robert Wilson
20 ottobre 2013, Teatro dell’Arte
La serata inaugurale della stagione della nuova fondazione CRT Milano è
stata affidata a uno dei più riconosciuti maestri dell’avanguardia teatrale,
Robert Wilson.
La sua performance è stata infatti scelta come simbolo dell’ambizioso
progetto di crossover tra nuove tecnologie digitali, arti dal vivo, arti visive
e applicate che il CRT Milano ha intrapreso insieme alla Triennale per dare
vita a una programmazione sui generis.
Ecco perché al classico cartellone è stata preferito uno sguardo vivo sulla
contemporaneità, uno sguardo capace di captare quello che accade attorno a sé :
dalle iniziative delle Triennale stessa al panorama performativo italiano e
internazionale.
Il luogo che ha sancito questa nuova collaborazione è stato il Teatro
dell’Arte. Destinato a diventare teatro stabile di innovazione.
Dal vecchio Salone di via Dini che ospitò A Letter for Queen Victoria ai nuovi spazi restaurati della
Triennale il regista texano ha dato ancora una volta prova del suo talento.
Proprio in occasione di A Letter for
Queen Victoria Beckett si complimentò con Wilson per il testo frammentato e
non sequenziale, lui che fu elogiato da Ionesco per essere andato più lontano
di Beckett. Dopo molti anni Robert Wilson ha deciso di confrontarsi
direttamente con un suo testo, L’ultimo
nastro di Krapp. Sua la regia, suo l’allestimento, sua l’interpretazione in
scena.
Le coincidenze e i rimandi non sono mai casuali. Forse come la pioggia che
imperversa fuori dal Teatro dell’Arte e che scuote il pubblico in sala. Un
inaspettato e assordante tuono apre infatti lo spettacolo così come lo scroscio
della pioggia accompagna fastidioso per venti lunghi minuti la solitudine e il
silenzio di Krapp.
L’impianto scenico e il disegno luci sono di grande impatto visivo.
Un’installazione artistica - già di per sé - di particolare bellezza. Raggi di
luce bianca piovono sul palco, irregolari e incessanti, illuminando a tratti e
dando movimento al perimetro immobile dell’enorme scaffale-archivio alle spalle
di Krapp, alla sua vecchia scrivania e ai due lunghi tavoli che, ai lati di
questa e in penombra, ospitano da sempre pile e pile di documenti. Le finestre
in alto si illuminano improvvisamente e si affievoliscono, seguendo il ritmo
abbagliante delle saette.
Difficile in questa prima parte dello spettacolo per il pubblico
distogliere lo sguardo dai movimenti di Krapp-Wilson, nonostante la loro lenta
ripetizione o gli improvvisi scatti. Gesti stilizzati, condensati o dilatati
nel tempo. Quello che li unisce è un’esatta pulizia formale. Il viso ricoperto
di biacca, rosse le calze che indossa, l’effigie–clown di Beckett -
espressionista e ieratica - incontra il teatro
Nô. La parola è qui assolutamente assente.
Difficile invece nella seconda parte dello spettacolo, almeno per il
pubblico seduto nel settore sinistro del teatro e non anglofono, seguire la
proiezione dei sopratitoli senza distogliere troppo lo sguardo dal
palcoscenico. La rumorosa pioggia si interrompe, lo scaffale-archivio esce
dalla penombra inquietante in cui era, diventando con la sua geometria una
presenza quasi opprimente e Wilson con maestria e grazie a un magnetofono dà
vita ai frammenti reiterati di Beckett. Frammenti del flusso di coscienza di
Krapp ormai settantenne e frammenti di una vecchia bobina, registrata
esattamente trent’anni prima. Sempre il giorno del suo compleanno.
Riascoltandosi continuamente, riavvolgendo il nastro più volte per sentire gli
stessi passaggi o parti di questi, in cui con voce fiduciosa ed esuberante
celebrava le sue ambizioni, accelerandosaltando
quelli che non desidera ricordare, Krapp vecchio con amarezza e ironia fa
il verso al Krapp giovane. Ride dei suoi sogni di gioventù e della felicità a
cui ha rinunciato. E Wilson con un’ampia modulazione di voce accentua questo contrasto,
mentre improvvisi e acuti effetti sonori sanciscono i drammi interiori e
taciuti di Krapp.
“Quando dirigo uno spettacolo creo
una struttura nel tempo. Solo nel momento in cui tutti gli elementi visivi sono
al loro posto viene creata una cornice che gli attori devono riempire. Se la struttura
è solida, allora si può essere liberi al suo interno”
Wilson, saltando e barcollando, immobile e ieratico, ricorrendo a smorfie o
gesti stilizzati, sembra aver trovato il modo per muoversi liberamente nella
struttura che Beckett ha saputo costruire ne L’ultimo nastro di Krapp.
Un esercizio di stile e potenza, come qualcuno giustamente ha detto.
La nuova incisione è conclusa.
Speriamo quindi che il sodalizio tra Triennale e il CRT Milano continui ad
essere così fruttifero.
L’ultimo nastro di Krapp
Di Samuel Beckett
Regia, scena e ideazioni luci di Robert Wilson
Costumi e collaborazione alle scene Yashi Tabassomi
Disegno luci A.J. Weissbard
Suono Peter Cerone e Jesse Ash
Collaborazione alla regia Sue Jane Stoker
Un progetto di Change Performing Arts
Commissionato da Grand Théâtre de Luxembourg, Spoleto52 Festival dei 2
Mondi
Prodotto da CRT Milano I Centro Ricerche Teatrali
domenica 3 novembre 2013
venerdì 1 novembre 2013
Philippe Daverio intervista Jannis Kounellis
Al minuto 21:00:
Non so cosa vuol dire a livello illuministico "Les mademoiselles d'Avignon" (...) E' l'inizio di qualcosa di straordinario, e oscuro. E' un taglio. Forse più profondo di quello di Fontana.
Quando pensi al taglio di Fontana non puoi non pensare al taglio di Gesù Cristo. E' molto vicino a quel Gesù drammatico che abbiamo la fortuna di avere, non dal punto di vista religioso, ma anche come segno. Abbiamo un uomo che è pieno di coltellate. Mentre qui (in Cina) hanno una cosa straordinaria, Confucio, hanno un filosofo; mentre noi abbiamo un uomo, che è una cosa che non può che incidere ogni nostro futuro.
Glossario Daseyn R
Relativismo. Consiste nell'affermare che tutte le verità sono uguali e che quindi non c'è nulla che sia più o meno giusto o vero. Chi sarà allora il giusto? Colui che vince, cioè il potere. In ogni momento, il giusto è chi è al potere in quel momento.
giovedì 31 ottobre 2013
Images des Lip : créations en luttes
-
En 1973, les ouvriers et ouvrières de Lip, célèbre marque d’horlogerie de Besançon, refusent le démantèlement de l’entreprise et des licenciements. Dans l’usine occupée, ils et elles produisent et vendent des montres pour leur propre compte, donnant à leur lutte « autogestionnaire » un écho extraordinaire. Leur victoire est éphémère : un nouveau dépôt de bilan en 1976 inaugure un second conflit, long et douloureux.
Pendant deux journées, un colloque propose d’analyser comment des créateurs/trices, notamment cinéastes et vidéastes, ont perçu, accompagné et interprété cet événement majeur de l’histoire sociale et politique des années 1970.
Deux soirées restituent les conflits et leur relecture contemporaine en plongeant dans les images et les paroles de l’époque, commentées par des chercheurs/euses et des acteurs/trices du mouvement même ou mises en voix par des comédien/nes.mardi 12 novembre→ à partir de 12h
accueil et partie de jeu de Chomageopoly
en présence d’ancien/nes militant/es de Lip→ 14h ouverture du colloqueconférence introductive
Jalons pour une histoire sociale, politique et culturelle des conflits Lip (1973-1981)
par Frank Georgi, historien, maître de conférences à l’université Paris 1→ 15h > 15h40
PROJECTION
lip 1 : monique
Ce documentaire de la vidéaste Carole Roussopoulous tourné en 1973 donne la parole à une ouvrière, Monique Piton.→ 16h > 18h15
TABLE RONDE
C’est possible ! militer en images
Des témoignages d’acteurs/trices de l’époque permettent d'évoquer la rencontre entre ouvriers/ières et praticien/nes du cinéma ou de la vidéo et du théâtre militant.
avec Jean-Baptiste Aubertin, comédien ; Dominique Barbier, chef monteuse et réalisatrice ; Dominique Dubosc, cinéaste ; Anne Marie Martin, réalisatrice, ethnologue ; Luc Meyer, comédien ;
Monique Piton, ancienne militante de Lip
animée par Alain Carou, conservateur au département de l’Audiovisuel de la BNF→ 19h > 21h30
projections commentées
du côté de chez lip
Des projections d’extraits de films de l’époque, dont des images inédites, sont commentées par un historien et des militant/es des conflits Lip et restituent le climat des luttes.avec Frank Georgi, historien ; Jacky Burtz, Fatima Demougeot, François Laurent et Monique Piton, ancien/nes militant/es de Lip ; Claude Neuschwander, pdg de Lip de 1974 à 1976
animé par Tangui Perron, historien, chargé du patrimoine à Périphériemercredi 13 novembre→ 10h > 12h30
conférences
Une série d’interventions, ponctuées de projections d’extraits de films et d'enregistrements sonores, amorce l’analyse du traitement des conflits Lip par les expressions artistiques et médiatiques.animée par Bérénice Hamidi, maîtresse de conférences en arts de la scène à l’université Lyon 2Une préfiguration des radios libres : «Radio Lip»
par Thierry Lefebvre, maître de conférences en sciences de l’information et de la communication à l’université Paris DiderotÀ rebours et à tâtons : la représentation des luttes dans Les Yeux rouges de Dominique Féret par Armelle Talbot, maîtresse
de conférences en études théâtrales à l’université Paris DiderotLe conflit Lip comme matière à fiction ? L’Été des Lip (Dominique Ladoge, 2012)
par Sébastien Layerle, maître de conférences en cinéma et audiovisuel à l’université Paris 3« Puisqu’on vous dit que c’est possible », représenter le monde dans un contexte de lutte, de Lip à la Place Tahrir
par Stéphanie Jamet-Chavigny, chercheuse, professeure en histoire de l’art à l’Institut Supérieur des Beaux-Arts de Besançon / Franche-Comté (ISBA) ; Matthieu Laurette, artiste, professeur Art / Multimédia à l’ ISBA; Philippe Terrier-Hermann, artiste, cinéaste et professeur à l’ISBA et à La Cambre à Bruxelles ; avec la participation d’étudiant/es de l’ISBA→ 14h > 16h
table ronde
Lip vivra : relectures contemporaines
Cette table ronde analyse la relecture des conflits Lip par les cinéastes et dramaturges d’aujourd’hui et leurs échos dans d’autres luttes de l’époque ou contemporaines.avec Julien Bouffier, metteur en scène ; Fatima Demougeot, ancienne militante de Lip ; Thomas Faverjon, cinéaste et chef opérateur ; Laurent Kondratuk, ingénieur de recherche à l’université de Franche-Comté ; Christian Rouaud, cinéaste
animée par Hélène Fleckinger, maîtresse de conférences en cinéma à l’université Paris 8→ 16h30 > 18h30
table ronde
Réappropriations militantes : hier et aujourd'hui
Les réappropriations militantes, en particulier autour de la place et de la parole des femmes, mettent en perspective les combats des ouvriers et ouvrières de Lip.avec Christophe Cordier, chef opérateur et cinéaste ; Hélène Franco, magistrate syndicaliste ; Corinne Mélis, sociologue et cinéaste ; Alain Nahum, cinéaste ; Mariana Otero, cinéaste ; Jean-Pierre Thorn, cinéaste
animée par Xavier Vigna, maître de conférences en histoire contemporaine à l’université de Bourgogne→ 20h > 21h30
lectures-projections
« Militer, c’est aussi notre affaire »
Cette soirée restitue les paroles des acteurs/trices des conflits à travers des lectures d’extraits de textes, d'enregistrements sonores, de journaux, de tracts, de formes théâtrales… rythmées par des projections d’images, en se concentrant sur la question des femmes dans les luttes et au travail.avec les comédien/nes Odila Caminos, Claude Maurice et Nicolas Mourer et la collaboration de Julien Bouffier, metteur en scène, et de Christiane Passevant-Portis, réalisatriceexposition
Une exposition d’affiches, journaux, tracts, livres, photographies, objets fabriqués pendant les grèves (jeu Chomageopoly, cendriers, disques) ainsi que des projections de films accompagnent les propos du colloque.
Ce sera l’occasion d’accueillir l'exposition Lip, la force du collectif montée par le Master 2 « Droit de l’emploi et des relations sociales » et le CRJFC (université de Franche-Comté) et des photographies de Bernard Faille et de Christiane Passevant-Portis.
12 > 13 novembre
aux horaires d’ouverture de la Maisonmanifestation en entrée libre, réservation conseilléecomité d’organisation
Hélène Fleckinger, maîtresse de conférences en cinéma à l’université Paris 8 ; Catherine Roudé, chargée de mission au Labex Arts-H2H ;
en collaboration avec Alain Carou, conservateur au département de l’Audiovisuel de la BNForganisé dans le cadre du Mois du film documentaire et du programme de recherche « Cinéma / vidéo, art et politique en France depuis 1968 » par le Labex Arts-H2H avec l’université Paris 8 et la Bibliothèque nationale de France et par la Maison des métallosen partenariat avec les Archives françaises du film du CNC, l’Association Carole Roussopoulos, la Bibliothèque de documentation internationale contemporaine, l’Institut national de l’audiovisuel, l’Institut supérieur des Beaux-Arts de Besançon / Franche-Comté, l’Institut Tribune Socialiste, le Labex CAP, la Maison du peuple et de la mémoire ouvrière de Besançon, Périphérie – Centre de création cinématographique, l’université Paris 1 (HiCSA), l’université Paris 3 (IRCAV) et l’université de Franche-Comté (CRJFC)www.maisondesmetallos.org
La cupola e le colline
L'opera più scandalosa della storia dell'arte (costruita abbattendo la seconda chiesa mai costruita nella storia del cristianesimo, e la più sacra; pagata grazie alla vendita delle indulgenze, motivo scatenante dello scisma protestante) doveva quindi essere il più alto edificio di tutta Roma.
Per cui dai colli intorno alla valle del Tevere la cupola appare come un gigante fra i nani, solida e pesante, eppure sospesa su un terreno di morbido fango fluviale.
La cupola guarda i colli, è alla loro altezza; e i colli la guardano. E' il centro visivo della città, il suo palco.
mercoledì 30 ottobre 2013
Antoine, le poète public
Il est assis à son bureau, les
mains posées sur sa machine à écrire. Une passante s'arrête et lui
souffle un mot. Alors il se met à écrire. Antoine est poète public.
Il
écrit dans la rue des poèmes aux passants en instantané. Sur l'art, sur
l'amour, sur la tendresse, sur une huître, sur la pluie : c'est vous
qui choisissez le thème. Le reste, c'est dans sa tête. Pendant qu'il
écrit, vous êtes assis à ses côtés, et vous vous taisez. Le temps
s'arrête. Puis il vous remet un petit billet tapé à la machine et signé
de sa main. Durant quelques instants, vous avez été sa muse. Un pur
moment de poésie urbaine. Antoine Bérard, poète public
Généralement installé rue Rambuteau, en face du cinéma
de 16h à 20h, quand le temps est clément
http://www.mylittleparis.com/antoine-le-poete-public.html
Iscriviti a:
Post (Atom)
Campionare i fumetti: Samplerman comics by Yvang
"Yvan Guillo, aka Yvang, è un fumettista francese nato nel 1971. Ha cominciato pubblicando fumetti in varie fanzine fin dai primi anni ...
-
Paul Gauguin, Visione dopo il sermone: cm. 73 x 92, Edimburgo, National Gallery of Scotland Come quelle ragazze dagli abiti tradizionali, ...
-
Fig. 1 : Pablo Zelaya Sierra. Paisaje con hombre segando . 73 x 63.5 cm. Sin fecha . Fig. 2 : Pablo Zelaya Sierra. La...






