sabato 24 settembre 2011

Tegucigalpa

By Juana Pavòn
(Poeta hondureña)
Tegucigalpa de barro y humo             
fauna humana enloquecida               
Tegucigalpa sin canteras               
de misteriosas callejas                 
y de balcones sin flores               
puentes de ida y vuelta                 
al más allá de lo inevitable           
con sus remedos de ríos                 
que apenas ruedan al mar               
Tegucigalpa marginada y rota           
Tegucigalpa de privilegios             
contraste de mis contrastes             
depósito de miseria y lágrimas         
arrastrando mi tristeza                 
en esas calles ya conocidas             
mil y mil veces recorridas             
capital de la ignominia                 
de la estúpida política                 
capital de mis enredos                 
del amor y el desamor                   
Tegucigalpa conmigo                     
Tegucigalpa contigo                     
ciudad mía pero ajena                   
ciudad de nadie pero amada             
dejaste cicatrices                     
en un cuerpo otrora hermoso             
otrora limpio                           
ahora viejo                             
cuando te adopté conmigo               
fue tu prioridad                       
atrapar mis pies vagabundos             
cortar mis alas                         
y transformar mi vivir intenso         
en esta loca sedentaria                 
sola solita sola                       
pero no cortaste mis manos             
para escribirte                         
para cantarte                           
Tegucigalpa de noche y día             
cómo me dueles toda                     
mi canto                               
eterno lamento                         
por esas horas                         
sola y perdida                         
¡ay! Tegucigalpa de mis amores         
de mis sueños                           
de mis ideales y penas                 
de los estancos unidos                 
de la siempre ciudad mía               
Tegucigalpa                             
implacable conmigo                     
sin respetar ni perdonar mi juventud   
envejeces pero aquí conmigo             
aquí loca y leal                       
cloaca testigo de mis tragedias         
así sucia o limpia                     
bonita o fea                           
grande o pequeña                       
me iluminas                             
aunque tenga tristes mis días           
y yo aquí amándote                     
odiándote                               
emborrachándome                         
pelear con todos                       
vivir aquí me obliga a algo             
a vociferar llorando                   
a amar odiando                         
a subsistir                             
¡ay Tegucigalpa de mis amores!

La fotografia nella produzione di Làszlò Moholy–Nagy

L'artista rivendica, quindi, per sé, per la propria attività specifica, il diritto di partecipare all'operazione di trasformazione e di rinnovamento della vita sociale, senza delegare ad altri questa sua facoltà e senza abbandonare il proprio campo di indagine. Questa è la ragione per cui Moholy-Nagy, dopo aver salutato con entusiasmo la rivoluzione comunista di Bèla Kun (1), ed aver messo a disposizione del nuovo regime la propria arte, ne resta ben presto deluso, assumendo anzi nei confronti della rivoluzione un atteggiamento fortemente critico: "I rivoluzionari dimenticarono il significato reale di rivoluzione. Essi dimenticarono di promuovere una rivoluzione interiore della vita. Dimenticarono la cultura. La loro rivoluzione non è un cambiamento rivoluzionario." Contro la "cultura del proletariato", che – dice Moholy – non fa altro che ripetere la cultura del passato, è necessario lavorare per la fondazione di una cultura totalmente nuova. L'arte per dare un contributo sociale, deve anzitutto rinnovare se stessa e fare tabula rasa del passato.
E' in questo contesto, che Moholy-Nagy sviluppa le sue ricerche come pittore e fotografo, basando principalmente la sua arte sull'uso della luce, con le sperimentazioni sui fotogrammi e le composizioni fotografiche realizzate direttamente su pellicola, con i suoi "modulatori di luce" - pitture ad olio su superfici trasparenti e lucide, includenti effetti di luce mobili – i suoi fotomontaggi di analisi spaziale e dinamica delle forme. La sua visione estetica consiste nei puri fondamenti visivi : colore, composizione, luce, equilibri di forme, ma si caratterizza proprio nei fotogrammi e nei fotomontaggi, per un' analisi spaziale e dinamica delle forme, ancora teorizzata in "The new vision" e nel suo libro, uscito postumo, "Visione in Motion" che compendia tutte le sue esperienze in vari campi. Imbevuto di idee futuriste, costruttiviste, e cubiste, operante nel Bauhaus con Gropius, Shlemmer, Klee, Feininger, Moholy-Nagy non può considerare i valori di tempo e di spazio come assoluti, quali venivano presentati dalla cultura e dalla scienza prerelativistica, la sua attenzione si sposta, quindi, – attraverso l'esperienze nuove, dell'arte del dopoguerra – dagli aspetti statici e meccanici del mondo a quelli dinamici ed energetici. Inizialmente cerca di esprimere emotivamente questi concetti attraverso la pittura, ("La distorsione può significare la visione in movimento"), poi attraverso la fotografia e il cinema. Le sue ricerche – nell'uno e nell'altro caso – sono complementari e spesso coincidono e si identificano. Paul M. Laporte, in "Cubismo e scienza" (2) scrive che la ragione della distorsione e della dissoluzione dell'oggetto in pittura è nata, presso i fauves, da amore per l'espressione soggettiva, e per i cubisti da un processo di ricerca di nuove categorie obbiettive di rappresentazione.
"Queste nuove categorie obbiettive vanno cercate nel bisogno insistente di rappresentare l'esperienza cinestetiche, fino allora non assunte consciamente come fattori essenziali della rappresentazione pittorica. Il principio che integra esperienze visive e cinestetiche in pittura implica in qualche modo il concetto di continuum spazio temporale." Questo, deve essere recepito dagli uomini per spiegare fenomeni altrimenti inspiegabili e per mutare le loro menti, in modo tale che possano divenire creativi nel presente momento storico. 

E' da tempo che esiste il mezzo fotografico ma questo, è stato usato rifacendosi alla pittura, il cosiddetto "pittorialismo". I nuovi mezzi, invece, devono allargare i confini del conosciuto e permettere di "vedere" quello che normalmente tramite le nostre basi biologiche e storiche non riusciamo a cogliere. Proprio per questo, Moholy-Nagy, delega alla pittura la "creazione del colore", dove i rapporti tra questo e i valori luminosi devono essere creati su basi universali come lo sono i rapporti acustici, e la "creazione della rappresentazione" ,cioè la liberazione dell'espressività figurativa dalle modalità prospettico-realistiche ai nuovi media ottici, che si aprono a metodi ed impieghi disparati: per un verso essi, perfezionando le facoltà visive dell'uomo, possono consentire un tipo di visione completamente depurata da sovrastrutture.

DRINKMi e TranSeat | i progetti design della future minds exhibition

DRINKMi | by Marco Eba Ghisalberti
Questo progetto nasce come tesi di laurea in Design del Prodotto al Politecnico di Milano, con l’obiettivo di incentivare il consumo di acqua «del rubinetto».  A discapito dell’acquisto di acqua in bottiglia, la cui produzione, distribuzione e dismissione causa spreco di risorse e una grande quantità di rifiuti. «DRINKMi» è un erogatore di acqua potabile pensato per gli spazi pubblici che, utilizzando l’immagine iconica della bottiglia, identifica l’acqua di rete come «acqua da bere». L’erogazione si attiva inclinando la bottiglia di 90°, ricalcando il gesto che si compie per versarla da una bottiglia reale, rafforzando così la suggestione. L’uso dell’immagine della bottiglia è stato anche dettato dall’universalità di tale simbolo: il messaggio di potabilità che veicola può essere compreso dai cittadini di qualunque parte del mondo.

TranSeat | by Maria Jennifer Carew 
Fusione tra il settore dell’arredo urbano e della segnaletica stradale, «TranSeat» è una transenna capace di mutare il proprio significato in base all’evenienza. Talvolta barriera e talvolta panchina, mostrando una funzionalità inaspettata e contraddittoria, che vede un oggetto concepito per vivere «contro» la persona, diventarne complice, assecondarla, andando incontro alle sue esigenze e alle sue aspettative represse. Una struttura in tubolare d’acciaio e dei listelli in legno danno vita ad un prodotto innovativo nella funzione e nella concezione, aprendo la strada ad una serie di elementi polifunzionali per la riqualificazione urbana.
«TranSeat» è infatti pensata sia come transenna mobile che come transenna parapedonale, adatta come recinzione di parchi o di altre zone cittadine.

giovedì 22 settembre 2011

Ipse Dixit: Troy Davis

Vladimir Sabillon, giovane artista honduregno, proponeva questa immagine l'anno scorso all'esposizione Poster For Tomorrow: Death is not Justice, svoltasi a Parigi. Ci ricordava che nell'ingiustizia di oggi si riflette l'ingiustizia che da secoli si perpetrua, considerando la vita umana come una cosa che si puo' possedere, e dunque troncare.
Stanotte il governo degli Stati Uniti d'America ha ucciso Troy Davis alle 5 e 08 ora di Parigi. La democrazia americana continua programmaticamente a uccidere. Tentati di diperare ormai di noi stessi e dell'uomo, inghiottendo schifati tutte le barbarie che "democraticamente" avvengono sotto i nostri occhi, vogliamo pero' ricordare le ultime parole di Troy Davis, prima di essere ucciso, guardando il boia che gli ha innettato il veleno nelle vene. " A coloro che stanno per togliermi la vita dico: Che Dio vi benedica"

Fra Angelico et les Maîtres de la lumière


Le Musée Jacquemart-André consacre une exposition à Fra Angelico. Le Musée Jacquemart-André est le premier musée français à rendre hommage à Fra Angelico, figure majeure du Quattrocento. L’exposition présente près de 25 œuvres majeures de Fra Angelico et autant de panneaux réalisés par les peintres prestigieux qui l’ont côtoyé : Lorenzo Monaco, Masolino, Paolo Uccello, Filippo Lippi ou Zanobi Strozzi.

L’EVENEMENT : POUR LA PREMIERE FOIS, UN MUSEE FRANCAIS CONSACRE UNE EXPOSITION A FRA ANGELICO

Alliant dans ses œuvres l’éclat des ors, hérité du style gothique, à la nouvelle maîtrise de la perspective, Fra Angelico (vers 1400-1455) a pleinement participé à la révolution artistique et culturelle que connaît Florence au début du XVe siècle. Il a ainsi été l’initiateur d’un courant artistique que les spécialistes ont appelé les « peintres de la lumière ».
Autour de lui, seront évoqués les peintres illustres qui ont eu une influence significative sur son art, comme son maître Lorenzo Monaco (vers 1370-1424), Masolino (1383-vers 1440) et Paolo Uccello (1397-1475), ainsi que les artistes qu’il a inspiré à son tour, tels que Filippo Lippi (1406-1469) ou Zanobi Strozzi (1412-1468).
L’exposition « Fra Angelico et les Maîtres de la lumière » est réalisée en partenariat avec les grands musées italiens – dont la Galerie des Offices de Florence – et des collections de renommée internationale.
du 23/09/2011 au 16/01/2012
Musée Jacquemart-André :

158, bd Haussmann

75008 Paris

Tél. : 01 45 62 11 59

Fax : 01 45 62 16 36

message@musee-jacquemart-andre.com


mercoledì 21 settembre 2011

Lewis Hine, pionnier de la photographie sociale, à la Fondation Cartier-Bresson



















Vous ne savez peut-être pas qui est Lewis Hine. Mais vous connaissez forcément ses images. C'est ce photographe américain, né en 1874 et mort en 1940, qui a donné un visage, ou plutôt des visages, au rêve américain : ceux d'immigrants dépenaillés, les yeux pleins d'espoir, gravissant les escaliers d'Ellis Island en 1905. Il a laissé aussi des images d'enfants au travail, minuscules silhouettes perdues au milieu d'immenses machines.

On peut toutes les voir à la Fondation Henri Cartier-Bresson, qui consacre au photographe sa première rétrospective d'ampleur avec 150 tirages. Les images sont fortes, mais les tirages présentés à la fondation ne sont pas d'une qualité exceptionnelle. Et pour cause : Lewis Hine ne cherchait pas être exposé en galerie, il voulait avant tout diffuser ses images dans des conférences, des publications.

"Si je pouvais raconter une histoire avec des mots, écrivait Hine, je ne me baladerais pas avec un appareil photo." Lewis Hine est l'un des premiers à avoir saisi l'incroyable pouvoir de démonstration de la photographie. Formé à la sociologie, cet Américain d'origine modeste est d'abord enseignant. Il passe à la photo pour illustrer ses sujets et défendre des causes : dénoncer l'exploitation des enfants, montrer les conditions de vie terribles des habitants des taudis, des Noirs américains, des réfugiés de guerre. Il se fait engager par le Comité national sur le travail des enfants (NCLC) et par la Croix-Rouge américaine.

Rien ne vaut un portrait

Pour convaincre le public, pensait Hine, rien ne vaut un portrait. A Ellis Island, avec son appareil peu maniable, il s'efforce d'isoler des individus dans la foule. C'est ainsi qu'une mère italienne se voit transformée en madone, symbole universel. Les enfants privés d'enfance lui offrent aussi des tableaux saisissants : pour le NCLC, Hine parcourt des milliers de kilomètres pour montrer dans tout le pays des petits ramasseurs de coton, des cireurs de chaussures ou des distributeurs de journaux, qui regardent l'objectif avec des yeux interrogateurs. Lewis Hine prend ses photos sans pathos, avec un souci documentaire. Mais sans s'interdire pour autant la mise en scène quand elle peut servir "sa" vérité.

Sur le fond, Hine est réformiste, pas révolutionnaire. Et plutôt optimiste. Après la première guerre mondiale, il s'engage sur des sujets moins sombres : son livre Men at Work est un hymne au travail. Il loue l'habileté des ouvriers, fourreurs, pâtissiers. A 57 ans, il grimpe même sur l'Empire State Building avec son gros appareil pour en couvrir la construction : il en tire des images vertigineuses et splendides, inspirées par le modernisme.

Mais, bientôt, l'approche de Hine ne fait plus recette. Il manque de commandes, et le monde de l'art peine à faire une place à cette photo entre art et document. Quand le photographe meurt - dans la misère -, ses archives aboutiront à la Photoleague, une association de photographes, après avoir été refusées par le MoMA. Cent après, ses photos n'ont pourtant pas perdu leur force, et ce sont ses images d'immigrés qui accueillent les touristes au musée d'Ellis Island.


"Lewis Hine", Fondation Henri Cartier-Bresson. 2, impasse Lebouis. Paris 14e. Tél. : 01-56-80-27-00 . Du mardi au dimanche, de 13 heures à 18 h 30, le samedi de 11 heures à 18 h 45, nocturne gratuite le mercredi. Mo Gaîté et Edgar-Quinet. 6 € et 4 €. Sur le Web : Henricartierbresson.org. Jusqu'au 18 décembre.

Camera Obscura: Pater

The city: fear and desire. USA Arizona: ArcoSanti - mini documentary (Paolo Soleri)

Arcosanti es una ciudad experimental de la fundación Cosanti fundada por Paolo Soleri y su esposa Colly. Se trata de un laboratorio urbano que se empezó a construir en 1970 bajo las bases de la Arcología en el desierto de Arizona.  Actualmente se encuentra dividido en 13 partes, entre las que se incluyen un laboratorio, un anfiteatro, una fundidora, una piscina y el centro de música Colly Soleri.

martedì 20 settembre 2011

Ipse dixit: en attendant le cours de l'histoire


« Ma terre est sous occupation, je ne veux pas que ma langue et mon imaginaire le soient aussi ».
Mahmoud Darwich

sabato 17 settembre 2011

Punta della Dogana, firmato Tadao Ando


Restauro di Punta della Dogana, ex porto monumentale della città, ora sede permanente delle opere dalla collezione di François Pinault.
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Il progetto architettonico
I primi disegni di Tadao Ando tracciano fin dall’inizio le grandi linee del suo intervento, scegliendo di conservare il montaggio caratteristico dei magazzini affiancati e linearmente disposti tra le rive del Canal Grande e del Canale della Giudecca.
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Realizzando imponenti lavori di rifondazione della fabbrica per porla al riparo sia dall’umidità sia dagli affetti delle alte maree e prevedendo di riconfigurare i soppalchi esistenti, il fine del progetto era quello di attrezzare tutto lo spazio dell’edificio.
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In posizione più o meno baricentrica rispetto all’impianto triangolare del complesso, Ando ha immediatamente previsto di inserire un nuovo spazio a tutta altezza, una sorta di perno posizionato all’interno di uno dei magazzini mediani, da realizzarsi in cemento armato lisciato e lucido, ormai riconosciuto come una cifra delle sue costruzioni. Successivamente questo asse intorno al quale ora ruotano gli spazi espositivi e al quale riconducono i percorsi, ha assunto la configurazione di un cubo che attraversa verticalmente l’ambiente in cui è attualmente collocato.
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Nel continuo, diffuso tessuto degli interventi di restauro, volti ad eliminare le invadenti superfetazioni che negli anni erano venuti affliggendo il complesso di Punta della Dogana, gli inserimenti di nuovi setti, scale, percorsi, spazi di servizio appaiono come accadimenti puntuali. Tra l’antico corpo di fabbrica e questi interventi non si osservano mediazioni né passaggi mimetici, bensì continui accostamenti, quasi Ando abbia deciso di incastonare tra le innumerevoli stratificazioni che formano l’antico edificio dei volumi e dei piani che le separano e le offrono così ordinate come uno spettacolo da godere prodotto dallo scorrere del tempo.
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Infine, ha scelto di affiggere griglie sulle alte porte affacciate sui fronti acquei modellate come esplicite citazioni di quelle realizzate da Carlo Scarpa. Fatte di acciaio e di vetro, benché pensate in modo molto moderno, vengono dall’artigianato veneziano.
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Tadao Ando è riuscito a stabilire a Punta della Dogana un dialogo tra vecchi e nuovi elementi, che crea un legame tra la storia antica dell’edificio, il suo presente e il suo futuro.
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monografie: Richard Neutra


Architetto austriaco (Vienna 1892-Wuppertal 1970). Svolse la sua prima attività a Vienna, nello studio di Adolf Loos(fino al 1918), e poi a Berlino,dove collaborò con Erich Mendelshon fino al 1923, quando si trasferì negli Stati Uniti; qui, dopo una breve esperienza a Chicago e contatti con Wright, nel 1926 si stabilì definitivamente a Los Angeles, dove in seguito aprì un fortunato studio professionale. La ricca clientela californiana offrì a Neutra la possibilità di una vasta produzione, soprattutto nella tipologia della “villa”, che l'architetto risolse nello studio di spazi semplici e rigorosi, aperti all'elemento naturale, organizzati da elementari incastri di piani e scanditi dall'alternarsi di superfici candide e ampie zone vetrate. Uno stile chiaro, trasmissibile e imitabile, che Neutra sostanzialmente non mutò in tutta la sua carriera (dalla Lovell Health House a Los Angeles, 1927-29, alla villa Kaufmann nel Deserto del Colorado, 1946-48) e che ebbe un notevolissimo influsso sull'architettura americana degli anni Trenta e Quaranta, specie nel cosiddetto “stile californiano”. La formazione razionalista, lo studio di moduli spaziali intercambiabili, lo sviluppato interesse tecnologico portarono Neutra a occuparsi attivamente di problemi costruttivi per edifici “di serie”, come scuole e ospedali, nei quali quella stessa meccanicità ripetitiva che contraddistingue le sue opere trovò un funzionale campo di applicazione (centro clinico di Newport Beach). Neutra può essere definito come “progettista totale”; infatti, non si limitò mai alla composizione e progettazione architettonica, ma si occupò di molti elementi complementari a questa, dal mobilio fino ai più banali oggetti di uso quotidiano.
Nonostante sia riconosciuto come uno dei più grandi architetti del secolo XX , il suo libro "Survival Through Design", scritto più di cinquanta anni fa, è stato ampiamente dimenticato, nonostante il fatto che costruire ecologicamente e sano sia divenuto parte significativa del movimento ambientalista. Nel suo libro Neutra si batte per un'architettura basata sulle cognizioni delle necessità fisiologiche e psicologiche dell'uomo e non solo sull'estetica. Per questo motivo sembra utile riportare, su questa pagina, alcuni dei più significanti brani del suo libro:
"La natura è stata troppo a lungo violentata dalle invenzioni dell'uomo costretta a sopportare gioghi, corsetti e metropolitane mal aerate. Probabilmente perché i nostri odierni fabbricanti di prodotti di massa sono particolarmente lontani dalla natura. Tuttavia dai tempi di Sodoma e Gomorra, l'originaria natura organica è stata violentata, più e più volte, dall'uomo, da questo superanimale che lotta ancora per il proprio equilibrio. Ci sono sempre stati eventi premonitori, profeti, diluvi universali e nuovi inizi".
"Ciò che noi chiamiamo brevemente natura include tutto ciò che è parte delle necessità e delle caratteristiche degli organismi viventi. L' intero mondo dei fenomeni organici, negli sfoghi della nostra evidente immaturità, è spesso trattato contropelo e in contrasto al "piano supremo", quello della consistenza e delle necessità biologiche. In tempi passati, agire in questo modo era considerato un peccato e le divinità minacciavano con la morte i peccatori per questa loro colpa. Oggi invece abbiamo messo da parte l'aspetto etico morale, forse troppo sconsideratamente. Per noi uomini odierni, la questione è però ancora la stessa: o sopravvivere in virtù di un comportamento saggio e corretto o essere condannati a morte a causa dei nostri propri errori".


"Nella creatività umana vediamo ancora emergere la continuata evoluzione organica, che si prolunga nel futuro concepito dall'uomo. In ogni caso, lo sviluppo fenomenale ed intensivo della corteccia cerebrale umana non si è rivelato ancora con certezza un vicolo cieco o un malinconico insuccesso. Sicuramente, questo così particolare cervello umano comporta spesso problemi, ma è anche in grado di fornirci degli aiuti non ancora sperimentati che ci permettono di sopravvivere. Noi ci siamo attardati nel richiamare e sfruttare tutte le nostre forze e risorse potenziali per arrangiare, a nostro uso e consumo, in modo sostenibile, uno spazio individuale e comune di vita. Le velenose montagne di rifiuti causati dalla nostra negligenza e dai nostri misfatti, vecchi o nuovi, ci circondano nel nostro ambiente. Le confuse macerie dei secoli, senza nesso a qualsiasi attuale fine pratico, si mischiano, nel modo più fastidioso, con la nostra frequente debolezza, spesso arbitrariamente, nella volontà di creare ordine".

Campionare i fumetti: Samplerman comics by Yvang

"Yvan Guillo, aka Yvang, è un fumettista francese nato nel 1971. Ha cominciato pubblicando fumetti in varie fanzine fin dai primi anni ...