giovedì 16 novembre 2017

An Astonishingly Small Stone Carving That Has the Power to Change Art History


More than two years ago researchers from the University of Cincinnati unearthed a 3,500-year-old tomb in the southwest of Greece. The tomb belonged to a Bronze Age warrior nicknamed the “Griffin Warrior,” and contained many treasures, such as four gold signet rings, that have challenged previous notions about the origins of Greek civilization.

lunedì 13 novembre 2017

She Loves You è una canzone sull'amicizia


"Io ti amo", "Io no", "Come soffro", "Come sono felice che tu ami me" e via dicendo. Le canzoni d'amore sono l'apoteosi dell'egocentrismo e nella maggior parte dei casi non sono un inno alle caratteristiche della persona amata, ma sono un inno a quanto l'autore sia o non sia reattivo a questo o quell'aspetto di una relazione e non se ne riesce a togliere l'autocompiacimento.
Insomma, è ovvio che l'amore abbia almeno due "attori", ma se scorrete le canzoni d'amore che conoscete, poche raccontano il "tu" e mille parlano dell'"io". 
E invece She Loves You no: lei ama te! Che strana idea hanno avuto Lennon e McCartney in un hotel di Newcastle nel 1963 (pare che l'idea della terza persona fosse stata di McCartney [1]).
Dal testo vediamo che il narratore non è proprio escluso, ma è il portavoce di quello che "She" dice: Well, I saw her yesterday-yi-yay / It's you she's thinking of / And she told me what to say-yi-yay. La canzone è tutta nel ritornello, ovviamente non è un testo di Pirandello, ma funziona ed è stata in cima alle classifiche per molto tempo, e Pirandello no, invece.
Il ritornello fa: She loves you, yeah, yeah, yeah / She loves you, yeah, yeah, yeah / She loves you, yeah, yeah, yeah. Perché funziona subito? Perché se lo canti stai esultando per la gioia di un altro, il che è una cosa difficilissima che è l'amore gratuito o l'amicizia. She loves you è una canzone sull'amicizia.

domenica 12 novembre 2017

Camminare in architetture mai costruite


A walkthrough of the unbuilt Italian Pavillon at Expo Osaka 1970, designed by italian architect Maurizio Sacripanti.
The project is featured with a complex system of swinging wheels, set in motion by the visitors, and intended to create a "living space" by dinamically changing the form of plastic sheets connected to the wheels.
What you see is a demonstration of how real time rendering can be used in arch viz to convey non-trivial architectural values.
Made with Unreal Engine 4.

Estratto dalla tesi di laurea in Architettura:
Mattia Sgrignuoli, Padiglione Italia Expo Osaka 1970 - Maurizio Sacripanti: Rappresentazioni visuali interattive, 2017, Sapienza Università di Roma

sabato 11 novembre 2017

Lancio dell'anno europeo del patrimonio culturale in Italia

Il 2018 è stato dichiarato dalla UE “Anno europeo del patrimonio culturale” (Decisione UE 2017/864). Il prossimo 20 novembre alle 9.30 a Roma presso la sala Spadolini di via del Collegio Romano 27 il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, on. Dario Franceschini, lancerà l’Anno europeo in Italia, presentandone gli eventi chiave agli operatori e alla stampa. Parteciperanno il capo della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, dr. Beatrice Covassi, la parlamentare europea On. Silvia Costa, la coordinatrice europea dell’Anno, dr. Catherine Magnant.
A fine lavori seguirà un cocktail.

Per partecipare alla manifestazione occorre preventivamente registrarsi attraverso la form seguente:
https://www.eventbrite.com/e/lancio-anno-europeo-patrimonio-culturale-2018-tickets-39651704315

Finalità dell’Anno europeo è incoraggiare la condivisione e la valorizzazione del patrimonio culturale dell'Europa quale risorsa condivisa, sensibilizzare alla storia e ai valori comuni e rafforzare il senso di appartenenza a uno spazio comune europeo. Tre sono gli obiettivi generali, promuovere il ruolo del patrimonio culturale dell'Europa quale componente essenziale della diversità culturale e del dialogo interculturale, rafforzare il contributo del patrimonio culturale dell'Europa alla società e all'economia, promuovere il patrimonio culturale come elemento importante delle relazioni tra l'Unione e i paesi terzi. 14 obiettivi specifici articolano gli obiettivi generali.

L’Anno europeo contribuirà ad affermare una visione ampia e integrata del patrimonio, che includa il paesaggio, l’immateriale, il digitale e sia chiaramente in dialogo con la produzione creativa contemporanea; sia mezzo per l’identificazione e affermazione di valori civili e diritti umani, strumento per il dialogo interculturale e per l’individuazione di risposte alle sfide della contemporaneità; agevoli la comprensione dei valori comuni alla base della nostra identità europea e incrementi la capacità di dialogo e comprensione di culture diverse dalla nostra.
Un Anno europeo di successo contribuirà all’affermazione della trasversalità delle politiche europee del patrimonio culturale, già delineata dall’art. 167 del Trattato di Lisbona, evidenziando e rafforzando l’importanza della cultura e del patrimonio culturale per l’inclusione e la coesione sociale, per lo sviluppo economico, per le relazioni internazionali e per le diverse alter politiche cui esso contribuisce.

Organizzato da: MiBACT - Coordinamento Nazionale Anno Europeo Patrimonio Culturale 2018

Per info: annoeuropeo2018@beniculturali.it

Autore: MiBACT - Coordinamento Nazionale Anno Europeo Patrimonio Culturale 2018

venerdì 10 novembre 2017

Il paesaggio urbano


Visioni seriali
Camminare da un capo all'altro di una città, ad andatura uniforme, fornisce una sequenza di rivelazioni che sono proposte nei disegni seriali che vanno letti da sinistra a destra. A ciascuna freccia sulla planimetria corrisponde un disegno.
Il procedere uniforme del percorso è illuminato da una serie di contrasti improvvisi; così si crea un impatto visuale che rivitalizza il piano (come urtare un uomo che sta addormentandosi in chiesa). I miei disegni non hanno relazione col luogo stesso; li ho scelti perché sembrava un piano evocativo.
Notate come anche le più leggere deviazioni nell'allineamento e e le variazioni anche più piccole in proiezioni o arretramento hanno un effetto tridimensionale di una potenza assolutamente notevole.

Gordon Cullen, Il paesaggio urbano - morfologia e progettazione

martedì 7 novembre 2017

Saturday Night Benefit Show, Reggio Emilia


Band studentesche di ogni genere per il Saturday Night Benefit Show!
Si esibiranno i metallarocasinisti RokTura, i radiofriendly Alike, i bossagroovosi Manager Comizio, i maledettamente acustici Toxic, i rockmantici Marsh... e vedremo che cosa ci riserva la serata!
Presso La Centrale, via Gorizia 12, Reggio Emilia. Ingresso 7 euro, dalle 20:30.
Keep soul!


lunedì 6 novembre 2017

Hakuin Ekaku, Ciechi che attraversano un ponte

Hakuin Ekaku, Ciechi che attraversano un ponte, XVII secolo, inchiostro su carta, 14,22 x 67,31 cm, collezione privata

Questo rotolo dipinto dal monaco zen giapponese Hakuin Ekaku è accompagnato da una calligrafia che reca scritto:
Sia la vita interiore sia il mondo fluttuante intorno a noi
sono come ciechi che vagano su un ponte.
Una mente che possa andare oltre è la guida migliore.
Il bellissimo tratto monocromatico del dipinto mostra proprio questi uomini ciechi che non sanno se il ponte su cui camminano abbia una meta. 
Innanzitutto, il ponte disegnato non arriva a terra, ma si assottiglia e si divide in rametti, come fosse il tronco di un albero caduto. In realtà, sembra nell'atto di protendersi verso l'altra sponda; e lo spettatore si trova a sperare che, quando i ciechi arriveranno all'estremità del ponte, questo sia cresciuto fino all'altra riva.
Ma la cosa più bella che qui è rappresentata è il dualismo delle forze che spingono l'uomo: 

1) una miseria, borghesia e volontà di sicurezza, che tira indietro il corpo e fa abbassare il sedere fin quasi a frenare;
2) un desiderio, domanda, richiamo ad andare più in là, che fa protendere le mani a tentoni in avanti.

L'uomo è misero e grande allo stesso tempo; così misero che per un piatto di minestra venderebbe il suo desiderio di felicità, e così grande da pentirsene e da continuare a desiderare.

domenica 5 novembre 2017

Exhibition: Giulia Napoleone - Istituto centrale per la grafica a Roma

Una bella mostra con ingresso gratuito; a Roma, vicino alla Fontana di Trevi.
Sono esposti disegni di Giulia Napoleone, artista pescarese che realizza minute composizioni di puntini, cerchi, tratti, di china nera o colorata, che si addensano e si diradano a formare pattern e paesaggi. I disegni illustrano famose poesie di Leopardi, Joyce o Montale.
E' una mostra piacevole, avvicinandosi con l'occhio a queste piccole opere si riesce a vedere punto per punto dove è passato il pennino, si vede la ruvidezza della carta e si scherza su quanto tempo possa aver impiegato Giulia Napoleone a fare migliaia di puntini su un così piccolo pezzo di carta.
Particolarmente bello è l'effetto con cui lascia puntini bianchi su uno sfondo fittamente tracciato di segni neri.

sabato 4 novembre 2017

Forma Urbis: la comunidad "Las Margaritas" a Santa Tecla, El Salvador


LE COMUNITÀ MARGINALI
San Salvador e Santa Tecla, nello stato centroamericano di El Salvador, presentano parti di tessuto insediativo spontanee, costituite da case povere, in lamiera, adobe o blocchi di calcestruzzo. Questi insediamenti vengono chiamati “comunidades”, e sono luoghi in cui il governo comunale permette la costruzione di abitazioni, senza fornire però servizi di urbanizzazione primaria e secondaria.


CAUSE
El Salvador è un piccolo paese, di cui solo il 35% della popolazione vive in aree rurali. Non è sempre stato così: le piantagioni di caffè e di añil occupavano gran parte della popolazione, fino agli anni ’50. A partire da quella decade, un fenomeno di inurbamento sempre maggiore si è manifestato nell’area metropolitana della capitale.
Le cause sono, in generale, legate alla ricerca di migliori condizioni di vita; scendendo nel particolare, possono essere grandi opere che richiamano operai e manovali, epidemie o violenze subite nelle aree rurali, motivi di studio o di lavoro, riunificazioni familiari.

Queste masse di persone trasferite venivano in origine alloggiate in dormitori pubblici, detti “portales”. Quando l’affollamento diventava insostenibile, il comune destinava un terreno ai migranti, in cui poter costruire una casa, senza nessun controllo nè aiuto.


SVILUPPO
COSTRUZIONE
Nel terreno su cui il comune “chiude un occhio”, le famiglie sfrattate dai dormitori costruiscono in modo autonomo le proprie abitazioni, utilizzando materiali accessibili alle proprie risorse.
DIRITTO DI PROPRIETÀ
In assenza di controlli, nessun abitante della comunità inizialmente possiede documenti che attestino la proprietà della propria casa. Recenti provvedimenti del municipio di Santa Tecla hanno fornito a parte delle famiglie un atto di proprietà “di fatto”.
GHETTIZZAZIONE
Tutte le comunità marginali, una volta espanse e venute a contatto con la città “formale” sono state recintate e separate da essa, rendendo ancora più grande la distanza fra i suoi abitanti e gli altri cittadini.
CRIMINALITÀ
I membri delle “maras” rimpatriati dagli Stati Uniti si sono impossessati di gran parte delle comunità, rendendole le zone più pericolose della città.
RECUPERO

Grazie al Piano Regolatore, all’impegno di alcuni municipi e alla solidarietà internazionale, alcune comunità, come quella chiamata “Las Palmas” sono state rinnovate, fornendo servizi e nuove abitazioni.

IL CASO DE "LAS MARGARITAS"
Osservando la parte settentrionale di Santa Tecla, si notano, nel normale tessuto a maglia rettangolare, due strette strade perpendicolari, fittamente riempite di case dal tetto in lamiera. Si tratta di una comunità marginale, chiamata “Las Margaritas”.


L’incrocio tra la 13a Calle e la 7a Avenida si presenta normale. Essendo al limite dei sobborghi settentrionali, ancora non presenta una densità elevata: la città si mescola con le coltivazioni di caffè.



Il governo mette a disposizione di 384 famiglie il terreno delle strade ancora non urbanizzate per costruire le proprie case. Queste sfruttano lo spazio della sede stradale per costruire la propria comunità. Un muro divide la comunità dalla città “formale”.



La costruzione del Bulevar Monseñor Romero e dello svincolo di uscita porta alla demolizione di gran parte degli alloggi della comunità e alla sua separazione in due tratti. Vengono costruite altre mura di sicurezza sul lato della comunità confinante con la nuova strada.


Nuovi alloggi più dignitosi vengono forniti in risarcimento delle demolizioni. Un ponte pedonale ricongiunge le due parti della comunità, ma, di fatto, c’è una ghettizazione che comporta un proliferare della criminalità e della violenza.


In questa circostanza lavorano, specialmente intervenendo in aiuto all'infanzia, i volontari di FUNDIPRO, associazione di cooperazione salvadoregna, aiutata dalla controparte italiana I Sant'Innocenti (qui il sito web).

Estratto dalla tesi di laurea: 
Pietro Vecchi, Progettazione di un'"aula di aiuto scolastico e umano" a Santa Tecla, El Salvador, Sapienza, marzo 2017

venerdì 3 novembre 2017

Paul Gauguin, La ronde des petite filles, 1888

Paul Gauguin, 1888, Washington, National gallery of arts
La strana combinazione tra ciò che la realtà ci presenta e come la accogliamo dà come risultato quella che chiamiamo, in movimento sempre, “personalità”;  e, nonostante esista ancora chi ritiene che le persone siano dei bicchieri da riempire di contenuti, è impossibile non andare, almeno col desiderio, molto più in là di ciò che la realtà stessa ci presenta.
Nel dipinto “La ronde des petites filles” del 1888, Paul Gauguin rappresenta una scena di provincia e ci dona l’età dell’innocenza, simboleggiata dalla presenza di tre bimbe bretoni, figlie di quella regione dunque che, in quel tempo, veniva considerata lontana dalla perversa influenza delle grandi città e della loro infausta frenesia.
Le fanciulle giocano a una specie di girotondo, unità di canto e di danza che non chiede nient’altro se non la partecipazione personale. Vestono abiti tipici ed esiste tra loro un intreccio delicato e profondissimo. Non si guardano negli occhi ed è proprio questo “non-gesto” a colpirci: se pensiamo, infatti, a dipinti simili (in Matisse o in Rubens), chi danza lo fa “faccia a faccia”, come controllando quale risposta gli venga da chi ha di fronte. Non succede così in questo quadro: le tre bambine non hanno bisogno di guardare ciò che fa l’altra: in ciascuna di loro c’è una fiducia totale nel loro semplice e giocondo trovarsi nel semicerchio della pace.
Nel paesaggio emerge una torre gotica tipica delle chiese della regione, un muro massiccio e qualche casa sommersa: tutto sembra nascere dalla campagna, quasi fossero pini o colline, in un mondo senza tempo, privo di qualsiasi conflitto. Forse il pittore ha scelto di non lasciarsi sfuggire, magari di rendere eterno un momento di quieto abbandono, privo anche dell’ombra più sottile di minaccia.  Le tre bimbe si affidano a una mano che le conduce senza pretesa. Il “mano nella mano” non fa loro alcun male ed avvertono, senza bisogno di riflettervi,  che il destino le abbraccia con l’amicizia umanissima ed eterna di quelle compagne unite da una danza silenziosa, suonata dal purissimo, semplicissimo segreto racchiuso nel cuore di ciascuna di loro. 

Carlos Ciade, da "The Others International" anno XX, n° 2