lunedì 28 febbraio 2011

Uccellacci e Uccellini (2/12)

Le Avventure di Sir Edwin Fuzz XIV

L'incursione! "I beatnik" resi furiosi,  tentano di prendere d'assalto l'uscita mentre gli uomini in borghese in un violento combatimento li battono nella presentazione.

Pensando "all'uomo", Sir Edwin si  precipita di sopra e scatta sopra una coppia in uno stato già mezzo drogato ed apparentemente pronti ad eseguire un atto peccaminoso.

Lo spettacolo nella stanza seguente era molto più patetico per il suo degrado: le coppie erano proprio nell'atto della conduzione della donna innocente alla sua sorte avversa. L'ira di Sir Edwin non conosce limiti La donna si gettò alle sue ginocchia in segno di ringraziamento.


Il quadrante della pittura europea

“Ricominciò a schizzare su un blocco i quadri che desiderava dipingere. Ma capì che tornare indietro ormai era impossibile. Quando era al liceo, immaginava che tutti i pittori del mondo camminassero sulla stessa grande strada; era una strada maestosa che portava dai pittori gotici ai grandi italiani del Rinascimento, e poi agli olandesi, da loro a Delacroix a Manet, da Manet a Monet, da Bonnard (ah, come amava Bonnard!) a Matisse, da Cézanne a Picasso. I pittori non marciavano su quella strada in fila, come soldati, no, ognuno andava solo, ma ciò nonostante, quel che scopriva uno serviva da ispirazione all’altro, e tutti sapevano di aprirsi un varco in avanti, verso l’ignoto, che era la meta comune e che li univa tutti. E poi improvvisamente la strada era scomparsa. Era come svegliarsi da un bel sogno; per un attimo continuiamo a cercare le immagini sbiadite, prima di capire finalmente che i sogni non si possono richiamare indietro. La strada era scomparsa, eppure era rimasta nell’anima dei pittori sotto forma di inestinguibile «voglia di andare avanti». Ma dov’è l’«avanti» se non c’è più la strada? Da che parte cercare l’«avanti» perduto? E così il desiderio di andare avanti divenne la nevrosi dei pittori; correvano tutti in direzioni diverse e intanto si incrociavano continuamente, come la folla che gira qua e là per la stessa piazza. Volevano distinguersi l’uno dall’altro e ognuno riscopriva una scoperta non ancora riscoperta dagli altri. Per fortuna presto ci furono persone (non pittori, bensì mercanti e organizzatori di mostre, con i loro agenti e consulenti pubblicitari) che impressero l’ordine a quel disordine, e cominciarono a decidere quale scoperta si dovesse scoprire di nuovo e in quale anno. […]

Si disse che forse la sua rinuncia alla pittura aveva un senso più profondo che non la mancanza di talento o di tenacia: sul quadrante della pittura europea era scoccata la mezzanotte.

Trapiantato nell’Ottocento, di che si occuperebbe un alchimista di genio? Che ne sarebbe di Cristoforo Colombo, oggi che le comunicazioni marittime sono servite da un migliaio di società di trasporti? Che avrebbe scritto Shakespeare in un’epoca in cui il teatro non fosse ancora esistito o in cui avesse smesso di esistere?

Non sono domande retoriche. Quando un uomo è dotato per un’attività che ha già suonato la mezzanotte (o che non ha ancora suonato la prima ora), che ne è del suo talento? Si trasforma? Si adatta? Cristoforo Colombo diventerebbe direttore di una compagnia di viaggi? Shakespeare scriverebbe sceneggiature per Hollywood? Picasso disegnerebbe cartoni animati? Oppure tutti questi grandi talenti si tirerebbero in disparte, se ne andrebbero, per così dire, nel convento della storia, pieni di una cosmica delusione per essere nati nel momento sbagliato, fuori dal quadrante del tempo per cui erano stati creati? Abbandonerebbero il loro talento anacronistico come Rimbaud abbandonò a diciannove anni la poesia?”


(Milan Kundera, L’Immortalità)
from kunstindustrie

La calligrafia islamica, dalla calligrafia ai graffiti.Parte I



Vomitare colore sulla noia

Che cos’è che sta alla base della calligrafia? La ricerca di ricreare attraverso dei segni una raffigurazione che spinga il nostro intelletto a comprendere il significato della parola solo guardando l’immagine. L’arte calligrafica cerca di unificare vista e intelletto: «What calligraphy does is to take the written sign and alter its form and decorative style by changing the treatment of line. This plastic form simultaneously serves both the meaning of the actual statement and the composition of images, of letters that are recreated as image. The actual meaning of the statement here becomes secondary, so that the imagined reader is like a dreamer awakened, whose vision in woven within a context of art» .
È indubbio allora che sia necessario in preciso studio geometrico che permetta linearità e precisione. Le penne di ogni calligrafo sono tagliate appositamente per ogni stile calligrafico, ogni maestro può poi tagliare il pennino in modo da personalizzare maggiormente la sua scrittura tenendo però sempre presente il modulo di base: l’alif. L’alif viene presa come metro di misura per tutte le altre lettere, il numero dei “punti” con cui viene scritta e la pressione con cui questi vengono tracciati sono alla base della scrittura del resto dell’alfabeto. I punti vengono infatti disposti in modo orizzontale o verticale e sono il diametro della circonferenza per le lettere con curvatura . Il calcolo geometrico deve tenere poi presente tutte le possibili legature delle singole lettere e la presenza dei punti diacritici come anche quella di tutti gli altri segni grammaticali (vocali brevi, sukūn, tanwīn, ecc.) in presenza di iscrizioni coraniche.

venerdì 25 febbraio 2011

Pseudo-anticonformista

E' notevolmente franco. Ha fatto il solito giorno di un anno a Parigi, completo di barba, panini all'aglio, rue St. Denis e ospedale americano. Gli piace ancora urinare nei lavandini, ma si rifiuta di ammetterlo. Sia la salute sia il temperamento sono stremamente stabili. E' affabile quando è in compagnia, ma ha smesso di bere per ordine di sua moglie...

Moleskine racconta "Il Piccolo Principe"


Un pilota costretto da un'avaria ad atterrare in pieno deserto, un bimbo proveniente da un pianeta lontano che disarma con la sua semplicità, una rosa spinosa metafora dell'amore capriccioso. "Il Piccolo Principe" racconta una storia piena di poesia, descrivendo il mondo degli adulti attraverso gli occhi innocenti di un bambino. Un libro senza tempo e senza età che unisce parole e disegno. Un capolavoro della letteratura infantile dedicato ai "grandi che sono stati bambini ma non lo ricordano piu".

Moleskine rende omaggio al racconto magico di Antoine de Saint-Exupéry con una collezione di taccuini in edizione limitata. Due varianti, per dimensione e layout, riportano punzonato in copertina l'immagine del Piccolo Principe. All'interno, disegni e citazioni classiche della storia tradotta in più di cento lingue. Nella tasca una sorpresa, una riproduzione cartonata da ritagliare, montare e incollare. 

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La collezione "Il Piccolo Principe" è già disponibile sul Moleskine Store.

REBUS

 
          
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giovedì 24 febbraio 2011

Eroe d'avanguardia

"Moderno" all'87 per cento. Rottura traumatica con il passato che ha lasciato tracce indelebili. La sua influenza sugli altri è direttamente proporzionale all'entità del trauma, o, in altre parole, quanto è maggiore la sua confusione, tanto più è in grado di imporre le sue idee. Gode di un eccellente appetito che gli fa apprezzare anche pietanze di altri paesi, e ha lasciato definitivamente Parigi con il volto ben rasato. Il suo linguaggio è acido: "Lo charme è merda avvolta in un lamé".

"Moderno" al 87 por ciento. La roptura traumática con el pasado le dejó una marca indeleble. Su influencia en otros es directamente proporcional a la entidad del trauma, o, en otras palabras, mayor es su confusión, mayormente impone sus ideas. Goza de un excelente apetito que le hace apreciar los platillos y delicias de otros países;ha dejado París con su rostro bien afeitado. Su lenguaje es ácido: "El charme es  mierda envuelta en un lamé".

REBUS


4-5-8

martedì 22 febbraio 2011

Il sogno, Borges


Il sogno

La notte impone a noi la sua fatica
magica. Disfare l'universo,
le ramificazioni senza fine
di effetti e di cause che si perdono
in quell'abisso senza fondo, il tempo.
La notte vuole che stanotte oblii
il tuo nome, i tuoi avi e il tuo sangue,
ogni parola umana ed ogni lacrima,
ciò che potè insegnarti la tua veglia,
l'illusorio punto dei geometri,
la linea, il piano, il cubo, la piramide,
il cilindro, la sfera, il mare, le onde,
la guancia sul cuscino, la freschezza
del lenzuolo nuovo...
Gli imperi, i Cesari e Shakespeare
e, ancora più difficile, ciò che ami.
Curiosamente, una pastiglia può
svanire il cosmo e costruire il caos.

jorge luis borges

lunedì 21 febbraio 2011

La lavanda dei Piedi: Sieger Köder

P: Tu non laverai i piedi a me.
C: allora va al diavolo!
P: allora non solo i piedi, ma tutto quanto...Ma che fai??

C: ti do l'esempio.
L'immagine è dominata da Pietro gesticolante: con una mano vuole evitare l'azione del personaggio dinnanzi a lui, con l'altra vuole abbandonarsi a qualcosa che non capisce.
Il cristo è tutto teso a servire all'altro, li lava i piedi, si vede la sua mano, i suoi piedi, come se fosse un servo senza importanza. Ma dentro la tinozza si vede il suo volto. Dietro loro si vede il vino e il pane che hanno appena bevuto e mangiato (Ecco un mangione ed un bevone. Mt. 11, 19. Ma quei momenti lì erano per creare amicizia, CUM= con PANIS= pane, mangiare dello stesso pane, dunque una compagnia, un'amicizia all'uomo) e che sarà quell'ultima cena con i suoi."Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi". Gv 13,15, Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi." Gv 15,15.

Ipse dixit illustrato: su Paolo Portoghesi




"Il metodo storico di Portoghesi non consiste nella operazione relativamente facile di trovare Palladio in Aalto o Borromini in Wright, ma nella operazione inversa e più difficile di trovare Aalto in Palladio e Wright in Borromini; ergo nel dimostrare che, dati Palladio e Borromini, non possono non esserci Aalto e Wright e quello che viene dopo fino all'impegno morale, personale dello storico. Si entra così in un ordine di necessità, lo stesso per cui lo storico non può non essere un politico: la poetica non è la premessa, ma la necessità etica dell'impegno sul piano operativo dell'arte."
Argan

sabato 19 febbraio 2011

Constantin Brâncuși


"Sunt imbecili cei care spun despre lucrările mele că ar fi abstracte; ceea ce ei numesc abstract este cel mai pur realism, deoarece realitatea nu este reprezentată de forma exterioară, ci de ideea din spatele ei, de esența lucrurilor."

ALEXANDRE FARTO il muratore anonimo.

Nessun muro crollante sarà mai inutile, nessun paesaggio di case abbandonate potrà mai infastidire lo sguardo benestante del piccolo borghese, in poche parole, dopo i contingenti ritratti di Alexandre Farto, i luoghi cosi detti banali si riempiono di tensione umana, di volti ormai dimenticati, e possiamo pensare, almeno per poco tempo, che l’arte non è soltanto nelle gallerie e nei grandi musei, ma che può fiorire ne posti più impensabili.


Da uno "studente" in Lombardia.

mercoledì 16 febbraio 2011

Street Art: sigaretta

CHICO by Atelier KUU

CHICO/exterior
Nobuo Kumazara, of Atelier Kuu, is the architect and designer behind many serene and modern spaces from beauty salons, chapels, dentist offices and CHICO – a store created for people and their design discerning pooch. Created with dogs in mind, the dog house motif is incorporated throughout the store located in Shizuoka, Japan.
CHICO/in store
CHICO/shelf CHICO/dog way
Truly designed with the dog in mind, it has a doghouse shaped portal out to a grassy area where your dog can run around or relax while its owner finishes the shopping.
CHICO/in store
CHICO/in store 2
This isn’t Atelier Kuu‘s first work for pets –  BOWWOWLAND is a pet hotel created back in 2006. As an architectural and dog buff, this is a perfect match for ‘man’ and “man’s best friend.” I’m looking forward to Nobuo Kumazara’s next pet and human friendly work.
[pictures courtesy Atelier Kuu]
LA NUOVA FILOSOFIA DELL'ABITARE:LA CASA DEL FUTURO è ADESSO.
"Forma Libre" di Moisés Alvarez Yela.












L'architetto spagnolo Moisés Alvarez Yela ha ideato una nuova filosofia dell'abitare, ispirandosi al mondo animale, dove ciascuno fabbrica il proprio nido, e alle culture africane dove ogni nucleo familiare mette su la capanna di fango e paglia. Antisismiche ed ecologiche, fabbricate senza angoli o linee rette, la strutture sono quasi tutte sostenute da sbarre di ferro arcuate. La gabbia così ottenuta viene rivestita di tela di sacco (materiale di recupero al 100%) e, infine, avvolta da una gettata di cemento armato. Nessun limite di altezza o di dimensioni, appagato il gusto dei più estrosi, integrazione armoniosa nell'ambiente naturale in cui sorge.
Ma il successo è legato anche alla vocazione ecologica della struttura che, riducendo la superficie di contatto con l'esterno, abbassa la dispersione del calore. Uno studio che ha portato l'architetto spagnolo a rivoluzionare l'architettura abitativa. Punti forti sono il bassissimo costo di costruzione e la velocità di realizzazione (appena 15 giorni) nonchè il prezzo (900 euro a mq), fattori che stanno accrescendo l'esperimento di Yela come fenomeno di tendenza, basti pensare al fatto che oggi interi quartieri residenziali stanno sorgendo nel segno di Forma Libre.

lunedì 14 febbraio 2011

Ipse Dixit: Tristan Tzara


“Quando tutto ciò che si definiva arte si rivelò bolso, il fotografo accese la sua lampada da mille candele e a poco a poco la carta sensibile alla luce assorbì le parti oscure di alcuni oggetti d’uso. Il fotografo aveva scoperto la portata di un balenio delicato, impalpabile, più importante di tutte le costellazioni che ci vengono proposte come pascolo per i nostri occhi”.

T. TZARA, in w. Benjamin, Piccola storia della fotografia, 1931
in L’opera d’arte all’epoca della sua riproducibilità tecnica, Torino, Einaudi, 1966. pp. 74- 75

JOSEF ALBERS e il corso preliminare al Bauhaus


Il vorkus itteniano si è rivelato uno degli esperimenti più originali e caratteristici del Bauhaus: Itten riesce a stimolare, con una straordinaria abilità pedagogica, le giovani personalità a lui affidate. Il corso, basato sulla pedagogia introdotta da Franz Cižek (1) a Vienna, si fonda sul contatto fisico con la materia, sul gioco con i materiali più svariati che aiuta a scoprire e a sperimentare le loro proprietà specifiche. Uno studio di questo tipo lascia grande libertà alla fantasia dei singoli nel mettere insieme i materiali e nel compiere con essi studi di composizione plastica. A partire dallo studio sul colore e sulle forme del suo maestro Hölzel(2), Itten basa la sua didattica sul sistema di coppie di opposti e sull’armonizzazione tonale. L’obiettivo del corso propedeutico era “liberare le energie creative e l’autonomia degli studenti, esaltandone capacità e soggettive predilezioni”(3).

La finalità pedagogica di Moholy-Nagy è di rendere l’uomo capace di “dare forma con qualsiasi materiale alle sue sensazioni”(4). Se l’esercizio sensoriale tattile e ottico di Moholy-Nagy, attraverso l’esperienza diretta con i materiali più diversi, si riallaccia al corso propedeutico di Itten; il modo di procedere “scientifico”, senza pretese artistiche, ma destinato ad indagare la struttura, i movimenti statici e dinamici, l’equilibrio e lo spazio, mirava a un “padroneggiamento produttivo del mondo tecnico-urbano nell’epoca industriale”(5). Questa tendenza a rendere scientifico il processo figurativo emerge nel Bauhaus a partire dal 1923 e si riallaccia allo stretto contatto di Moholy-Nagy con il costruttivismo russo.

Il vorkus di Albers

Josef Albers è il primo degli studenti a cui viene riconosciuto il grado di maestro.  Nel 1923 gli viene affidata la direzione tecnica dell’officina di pittura su vetro e un incarico di insegnamento tecnico aggregato al corso preliminare. Nel 1925, il Bauhaus di Dessau lo conferma “maestro”, membro ordinario del corpo insegnante. Albers continua la sua attività didattica nel quadro del corso preliminare e, dopo le dimissioni di Moholy-Nagy, gli viene affidato l’intero corso. Albers prosegue nel suo insegnamento quanto era stato iniziato da Itten, che a sua volta era stato suo insegnante nel 1920. Il corso si presenta, in un primo momento, come un “gioco”, sulla scia di Itten, ma diventa ben presto vera ricerca tecnologica(6). È il passaggio dall’artigianato e dall’ideale espressionista, sui quali si fondava il lavoro pratico nella scuola, alla fusione tra arte e tecnica.
Come dice Albers:

« celle-ci était orientée vers l’étude des forces internes et des possibilités pratiques de la matière, elle conduisait à une création plus impersonelle, ou, pour employer des termes techniques, on passait du collage au montage»(7).

Albers era convito che la scuola dovesse stimolare l’educazione in modo passivo, cioè senza disturbare lo sviluppo personale dell’allievo perché “l’individualità produttiva si afferma senza e contro l’educazione dalla scuola”(8). Nel 1928 illustra i metodi e le finalità dell’insegnamento tecnico impartito nel corso preliminare al Bauhaus:

L’esperienza personale è l’insegnamento più efficace. La sperimentazione consente risultati irraggiungibili con lo studio, e cominciare col gioco dà buon animo e conduce senza sforzo alla costruzione inventiva e alla scoperta, pedagogicamente altrettanto importante… Il fine è l’invenzione”(9).

La carta è il materiale più importante: attraverso piegature e deformazioni vengono raggiunti gradi di resistenza impensabili e sopratutto lo studente apprende, da questi esperimenti, l’importanza dei rapporti tra forma e materia e può sperimentare in quale misura una modifica formale può influire sul comportamento della materia, e conoscere i limiti entro cui un materiale può essere sottoposto a sollecitazioni prima di cedere.

Fuori dal Bauhaus, ossia nell’industria e nell’artigianato, la carta viene usta per lo più in posizione orizzontale, e piatta, incollata. Un lato della carta perde perciò di solito la sua espressione. L’orlo non viene usato quasi mai.
Questo stato di cose ci induce a utilizzare la carta verticalmente, non piana, plasticamente mossa, sui due lati e accentuando la funzione del margine. Invece di incollarla la legheremo, inseriremo un foglio nell’altro, la cuciremo, la fisseremo con bottoni… Indagheremo le sue proprietà sottoponendola a sollecitazioni di trazione e di pressione.
Non sempre questo studio del materiale conduce a “opere”, ma anzi a tentativi; non è comunque nostra ambizione quella di riempire musei, ma ci limitiamo a fare “esperienze”. Il trattamento dei materiali persegue quindi al Bauhaus intenzioni diverse da quelle che si riscontrano nel mondo esterno.
Non imitare gli altri, cercare in modo autonomo le soluzioni e imparare a trovarle in modo autonomo: è questo il pensiero costruttivo”(10).

Ipse dixit, Florenskij



"Occupatevi della vostra opera, cercate di compierla nel migliore dei modi, e tutto ciò che fate, fatelo non per compiacere gli altri, ma per voi stessi, per la vostra anima, perché neanche un solo istante della vostra vita vi scorra accanto senza senso e contenuto".

Pavel Florenskij,
Non dimenticatemi. Dal gulag staliniano le lettere alla moglie e ai figli

Cucina futurista Parte IV


Carota + Calzoni = professore
(formula del poeta futurista Farfa poeta-Record nazionale)

Una carota cruda in piedi, con la parte sottile all'ingiù, dove verranno applicate mediante uno steccadenti, due melanzane allesse in guisa di calzoni viola marcianti. Alla carota, lasciare le foglie verdi in testa, rappresentanti la speranza della pensione. Mandibolare tutto senza cerimonie!

Aeroplano libico
(formula del pilota-aviatore, poeta e aeropittore futurista Fedele Azari)

Castagne candite immerse per 2 minuti nell'acqua di Colonia e poi per 3 minuti nel latte, quindi servite sopra una poltiglia (cesellata in forma di snello aeroplano) di banane, mele, datteri e piselli.

Antipasto intuitivo
(formula Signora Colombo-Fillìa)

Si svuota un arancio a forma di canestrino nel quale si dispongono qualità differenti di salame, del burro, dei funghi sotto aceto, dell'acciuga e dei peperoncini verdi. Il canestrino profuma i diversi elementi di arancio.
Nell'interno dei peperoncini si nascondono dei biglietti con frase di propaganda futurista o a sorpresa (ad esempio: "Il futurismo è un movimento antistorico" - "Vivere pericolosamente" - "Medici, farmacisti e becchini con la cucina futurista rimarranno disoccupati", ecc.)

venerdì 11 febbraio 2011

JOSEF ALBERS e il corso preliminare al Bauhaus

Nell’ottobre del 1920, Johannes Itten riceve l’incarico di organizzare un “corso propedeutico”, il cosiddetto Vorkus, tirocinio obbligatorio per tutti gli studenti che vogliono frequentare il Bauhaus. Al termine di questo semestre preliminare l’allievo viene ammesso definitivamente nella scuola ed assegnato ad uno dei laboratori.

Il suo scopo era di abituare ad una percezione esatta e immediata dei fatti formali e d’indurre nei giovani una spontanea disposizione a inquadrare ogni dato d’esperienza in un nitido contorno formale. Questa disciplina tendeva a sviluppare contemporaneamente e in stretto rapporto l’attitudine attiva a quella recettiva, che erano considerate inseparabili, cioè a ribadire il principio che la sensazione e la percezione sono momenti attivi dello spirito, e quindi non mere promesse della forma, ma autentica forma1.

Il corso preliminare

Il corso preliminare, anche chiamato corso elementare, costituisce la “premessa indispensabile per l’ulteriore lavoro del Bauhaus ed è perciò obbligatorio per ogni ammesso”2. Non si tratta di un semplice apprendimento artigianale, ma di un insegnamento generale sulla creazione. Tutta la pedagogia del Bauhaus risponde a questo corso.
Gropius vedeva il male del suo tempo personificato nell’immagine dell’”uomo-macchina”, l’uomo costretto dall’industrializzazione alla divisione del lavoro che porta all’atrofizzazione delle sue potenzialità tanto biologiche quanto sensibili. La guerra è ancora troppo vicina ed il progresso scientifico-tecnologico viene visto come il “padre” delle peggiori atrocità consumate durante il conflitto mondiale. La macchina invece di far progredire l’umanità, la annulla: l’uomo moderno diventa “un’immagine caricaturale delle sue capacità originarie ed intrinseche”3. L’attività educativa del Bauhaus mirava proprio a correggere questa situazione fornendo modelli che avviassero la ricostruzione di un patrimonio sensibile andato quasi perduto: “l’idea di contrapporsi alla deformazione e all’espropriazione dell’attività creatrice autonoma era il compito fondamentale prefissatosi dal Bauhaus”4. A essa era subordinata la pedagogia della scuola, fondata da Itten nel 1919 e proseguita da Mohloy_Nagy e Albers.
Johannes Itten ha il merito di aver fatto del corso preliminare il cuore della pedagogia dell’arte. Itten pone a fondamento della formazione degli allievi l’educazione “del corpo fisico, mano, braccia, spalla e della sensibilità”5: toccare, gustare, odorare e osservare con attenzione sono gli esercizi basilari per recuperare la sensibilità. Anche Moholy-Nagy e Albers si rifanno a questa “rieducazione dei sensi”: l’esperienza del proprio corpo diventa “la strategia pedagogica principale contro le deformazioni dei tempi moderni”6.

1 G. C. ARGAN, Walter Gropius e la Bauhaus, Einaudi, 1951. p. 46
2 Piano di studio (1925), in H. M. WINGLER, Il Bauhaus. Weimar Dessau Berlino 1919- 1933, (1962), trad. it., Feltrinelli, Milano 1972. p. 185
3 M. DE MICHELIS , (a cura di), Bauhaus 1919-1933, catalogo della mostra. Milano, Foro Bonaparte, Fonadazione Mazzotta, 1966. p. 295
4 Ibidem
5 W. ROTZEL, (a cura di), Johannes Itten- Werke und Schriften, Zurich, 1972, p.60, in M. DE MICHELIS , (a cura di), Bauhaus 1919-1933, catalogo della mostra. Milano, Foro Bonaparte, Fonadazione Mazzotta, 1966. p. 295
6 M. DE MICHELIS , (a cura di), Bauhaus 1919-1933, catalogo della mostra. Milano, Foro Bonaparte, Fonadazione Mazzotta, 1966. p. 295

Come fare i biscotti al burro

mercoledì 9 febbraio 2011

Nora P (via Panisperna) Roma

Nella capitale, fino a pochi mesi fa, Eleonora Pastore era nota per l’arte floreale e la location incantevole nel rione Monti. Una casina del '400, ricoperta di edera, che faceva sognare clienti e passanti. Qui, negli anni, la padrona di casa ha offerto consulenze sulle decorazioni di terrazze e giardini, fatto ricerca sugli arredi, inventato packaging.
Oggi Eleonora lascia la casa medievale, ma non il quartiere che ama, per aprire Nora P, smorzo di frontiera, come ama definirlo. Per chi scrive, e per il pubblico che ne resta ammaliato, la frontiera non c’è. 150 mq di stanze si rincorrono e si intrecciano con scrigni che si prolungano nel cortile-show room. All’interno, l’intuito, la ricerca, la curiosità, la manualità artistica si concretizzano in molteplici forme. Fiori, bacche, petali decorativi, piante grasse, arredi, accessori, tessuti, dipinti, s’impastano tra loro senza provocare, all’ospite, confusione.
Bello sorseggiare le tisane offerte dalla padrona di casa, mentre racconta come reinterpreta i divani degli anni '40. Magari scegliendo di vestirli di una pregiata pelle dorata. Oppure di come ha selezionato le foto luminose di Masscat, le sedie di Källemo, le sculture di Mook, i quadri di Rita Scherlin, gli Ziti di Benvignati+Quagliola. Tutto senza pregiudizi. Non ci sono dubbi: qui il senso estetico sfida le regole convenzionali dell’arredare, conquistando anche il cliente più difficile.
Accattivanti le sedie e poltrone realizzate con le carrozzerie di auto dismesse, che prendono ispirazione dalle Jacobsen anni '50. Irresistibili gli scheletri dei divani e chaise longue di Plinio il Giovane, inno al design del Nord e alla sostenibilità, che lei stessa “veste” con tessuti di ogni epoca e parte del mondo. Non ci sono limiti architettonici da Nora P. Il pubblico gironzola tra stanze e giardino senza essere disturbato. Non ci sono limiti neanche sulle proposte. Dagli anni '20 al contemporary, su tutti i materiali, reinterpretati e non. A completare il tutto: la poesia dei fiori, delle piante, e delle potature. Vera passione di Eleonora.


Nora P
via Panisperna 220/221,
00184 Roma
tel. 06 454 737


fonte: at casa corriere

Street Art: Invader at Rome