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domenica 28 luglio 2019

Ipse Dixit: Giovanni Riva

Ci vorrebbe una nuova creazione
ed intanto si grida: scandalo,
si indica a dito colui che si fissa
di essere quest'uomo nuovo.
Lo si sbatte in un angolo
fuori dal mondo e più in là
ci sarebbe solo l'inferno.

Giovanni Riva, E chiamarmi Giovanni

sabato 27 luglio 2019

Architettura e geometria: in die irae

Secondo quanto scrive Takashi Hasegawa in Dōbutsu no kenchikugaku, da quando l'uomo iniziò a crearsi delle tane, delle abitazioni non dissimili da quelle degli animali, fu solo ad un punto indefinito della storia che, tramite la geometria, poté realizzare qualcosa di distinto dalla natura. Ovvero, si può dire, la geometria esiste già nella natura, sì; l'uomo non ha inventato la geometria; ma il suo utilizzo è stato "imparato", non è parte del suo corredo genetico, come è, per esempio, nelle api.
C'era una signora senzatetto che viveva a Roma in Piazza di Santa Maria Maggiore, che si è costruita accanto alla fermata del bus un rifugio fatto di carta di giornale, dalla forma indefinibile, che ho sempre immaginato come l'entrata a una tana sotterranea. Non so se lei vi abiti per necessità o per scelta, ma credo che la sua non sia stata una vita tranquilla, e indovinando, molte persone avranno tentato di scacciarla.

E' come se l'uomo avesse bisogno della dignità di sapersi uomo, prima di poter tornare a usare la geometria. Sempre Hasegawa afferma che l'uomo non può che ritornare all'architettura pre-geometrica in situazioni di disastri, di guerre, di necessità estrema: in seguito al grande terremoto di Tokyo del 1923, quando la città fu  rasa al suolo e bruciata da un vasto incendio, si osservavano ovunque rifugi realizzati con tessuti, scarti edilizi, che si reggevano su alberelli utilizzati come pilastri, quasi come nidi di uccello. In die irae, quando non si sa più se ci è permesso di essere uomini, anche l'architettura ritorna ad essere animalesca.
Ma, non avendo noi uomini l'istinto alla non geometria, non riusciamo ormai più a ritornare del tutto animali: anche l'architettura di Gaudì o di Gehry è profondamente basata su calcoli matematici e proporzioni; ugualmente, le baracche dei terremotati di Tokyo e la tana di giornali della senzatetto di Roma hanno un certo fascino, sono fatte di una forma ancora abbozzata ma che tende piano piano alla geometria, all'unire un punto all'altro, a eliminare lo spazio non utilizzato, a reagire all'ambiente esterno razionalmente. Sono inequivocabilmente opera di uomini e non di animali: quello che gli manca ancora è la libertà (la libertà materiale di mezzi e materiali, e la libertà di sapersi uomini). E non appena il disastro finisce, come in tutto il mondo dopo la seconda guerra mondiale, gli uomini che erano stati per forza di cose estremamente non liberi, con una grande boccata d'aria, si trovano più liberi di prima, e questo si riflette nell'architettura, non più legata al "si deve fare così"; e comincia a porre questioni radicali da cui nascono nuove soluzioni. 

venerdì 26 luglio 2019

Odile Sankara


Après une semaine passée à former des jeunes comédiens burundais à améliorer leur jeu d’acteur, la célèbre comédienne burkinabé Odile Sankara, sœur de Thomas Sankara, a accordé une interview à Yaga : ses débuts et sa passion pour le théâtre, la condition des femmes au Burkina Faso et en Afrique en général, tout est évoqué. Elle n’a pas manqué d’encourager les jeunes acteurs burundais, mais plus particulièrement les jeunes filles, qui selon elle, doivent s’affranchir de la peur du regard de l’autre et de la pression de la société.

Via Yaga Burundi (Youtube)

giovedì 25 luglio 2019

Tonalestate 2019 In Die Irae, Hombres Nuevos

Il Direttore del Centro culturale One Way, Nazario Ferrari, ha aperto una festosa serata gremita di giovani, famiglie coi bambini, persone che da Reggio Emilia hanno seguito, fin dalle origini, l’avventura culturale del Tonalestate intessuta di incontri e collaborazioni nei quattro angoli del mondo.

A Reggio Emilia come in Giappone e in Centro America, in Messico come in Francia, i Centri culturali “One Way” sono cresciuti entro il Tonalestate per proseguirne i temi, continuare i rapporti, ricercarne possibili realizzazioni sociali, culturali, fors’anche economiche.

“Dentro una reciprocità si è liberi”: Ferrari ha sintetizzato così il metodo e lo scopo del Convegno annuale e del lavoro culturale di tutto l’anno.

Maria Paola Azzali, Presidente dell’Associazione Tonalestate, ripercorre la storia individuandone la radice in una Compagnia di uomini e donne radunata nel 1964 proprio a Reggio Emilia dal professor Giovanni Riva. Il maturare e il diffondersi di quella esperienza in 18 Paesi del mondo e il periodico radunarsi di quelle persone durante l’estate a ridosso del Passo del Tonale ha suggerito il nome del simposio.

È stata la professoressa Elena Lanzoni, segretaria di direzione e membro del Centro studi internazionale guidato dalla dott.ssa Eletta Leoni, a raccontare (con la passione di chi oggi conduce dopo aver iniziato da giovane universitaria) di uomini illustri in ogni campo scientifico e di testimoni di popoli e culture, silenziosi costruttori di luoghi di fraternità e massimi esponenti del pensiero.

L’argomento scelto per il 2019 segue i due anni in cui si guardò al “barbaro” e al “pagliaccio”. Il primo quale dileggiato esempio di una voce diversa da quella, martellante, della mentalità dominante; pensiero che riduce l’individuo a un pagliaccio senza significato trattato solo a “panem et circenses”.

È possibile un nuovo tipo di essere umano? È necessario attendere un giorno in cui l’uomo possa affrontare la verità della propria vita? Un giorno di giudizio (non mai di condanna) sull’esistenza che ci liberi rendendoci, insieme, “hombres nuevos”? Come sarà possibile continuare a proporre una nuova strada?

Domande da sviluppare nel clima del Tonalestate (che mai dà risposte definitorie) dove saranno chiamati al dialogo i partecipanti e le molte personalità fra le quali Odile Sankara, sorella del giovane presidente del Burkina Faso Thomas, assassinato nel 1987, colui che volle chiamare il suo Paese da Alto Volta a “la terra degli uomini integri”; il cardinale Walter Kasper, il rabbino Jeremy Milgrom e lo scrittore e professore Muhammad Abdul Bari; l’artista giapponese Takayoshi Shibata e il professore di studi indonesiani presso la facoltà di Global Liberal Studies della Nanzan University di Nagoya, Mikihiro Moriyama; il Vescovo iracheno Saad Sirop Hanna, Padre Jean Marie Lassausse, a tutti divenuto noto come il giardiniere di Tibhirine ed oggi impegnato a fianco dei migranti carcerati in Algeria, e Mario Torcivia, postulatore della causa di beatificazione di Giovanni Battista Sidotti martire nelle prigioni giapponesi.

Hanno confermato la loro presenza altresì i giornalisti Dominique Vidal, Michel Warschawski, François Ernenwein, Gian Guido Folloni, Giorgio Fornoni e l’avvocato Jean Fermon.

Sono attesi per le loro testimonianze, amici del Tonalestate dal Guatemala e dal Giappone.

Sono in programma serate di musica classica e canti popolari, esposizioni pittoriche, grafiche e fotografiche che potranno essere seguite sul sito con tutti gli altri aggiornamenti ancora in via di definizione.

Ufficio stampa

Donatella GREGORI

mercoledì 6 luglio 2016

Tonalestate 2016 new topic: "Un mundo sin mañana" - L'héritage"

«J’ai bien tiré sur Dolokhov parce que je me croyais offensé par lui. Et Louis XVI, ne l’a-t-on pas exécuté parce qu’on le considérait comme un criminel ? Un an plus tard, on a guillotiné ceux qui l’avaient fait périr ; sans doute avait-on également des raisons pour cela. Qu’est-ce qui est mal, qu’est-ce qui est bien ? Que faut-il aimer, que faut-il haïr ? Pourquoi faut-il vivre, qu’est-ce que le moi ? »  c’est ainsi que le très noble et maladroit Pierre s’interroge dans le roman Guerre et Paix, un chef d’œuvre, comme La Recherche du temps perdu, dont nous, les hommes, ne saurions être dignes si Tolstoï et Proust, ces deux génies peut-être très peu lus,  ne nous en avaient rendus dignes.

Ces interrogations sont aussi celles qui se trouvent gravées dans l’âme des deux fiers paysans américains peints par Grant Wood en 1930, exemplaires de la force de persévérance et de la volonté de fondation propres aux pionniers et propres à quiconque ne se laisse leurrer ni par la bêtise, ni par l’inertie.

Ce sont également les interrogations contenues dans le thème ‒ l’héritage- que Tonalestate nous propose pour 2016 : que pouvons-nous laisser en héritage à nos enfants (et à leur tour,  que pourront-ils transmettre à leurs enfants ?) si nous ne savons pas qui nous sommes et si nous ne savons pas de quelle nature est la graine qu’aujourd’hui, avec prudence ou avec légèreté,  avec haine ou avec amour, nous sommes en train de semer, par notre vie même et par nos choix quotidiens ? Quel futur préparent pour nous ceux qui nous gouvernent et dont le visage nous est inconnu ? De même, à quel futur pensent leurs opposants lorsqu’ils les contestent, en utilisant les armes ou en diffusant des idées ? En 1974, Ali Primera, un révolutionnaire vénézuélien, chantait Un mundo sin mañana [Un monde sans lendemain] : des mots sans aucun doute très choquants, qui aujourd’hui, après plus de quarante ans, nous réveillent de notre mécontentement inquiet et inefficace.

Personne ne parvient  vraiment à penser à un monde sans lendemain et pourtant tout nous porterait à y croire. Les guerres, lointaines ou voisines, la faim, la misère, la pauvreté, l’esclavage, l’exploitation, les injustices, les brimades, les abus,  les affaires et les mauvais gouvernements : tout cela nous étonne malgré une répétitivité ancienne, rythmique, presque banale, cruelle. Impuissants face à tant de  morts injustes, voici notre futur : seules quelques maisons/ de briques anciennes, écarlates/ et, rares, les chevelures/ des tamaris plus pâles/ d’heure en heure : souffreteuses créatures/ perdues dans l’effroi des visions.

Mais est-ce vraiment tout ? Dans sa saga sur la douleur, Ungaretti implore, d’une voix légère et délicate comme une dentelle de Bruges, la résurrection de l’ange du pauvre entre ces briques anciennes et l’horreur de ces visions. Qui est donc cet ange du pauvre ? Est-ce moi ? Est-ce toi ? Est-ce nous ? Qui peut transmuer en un cœur vibrant la pierre ardente sur laquelle nous marchons et sur laquelle opèrent les esprits obscurcis de ceux qui nous gouvernent ? Qui peut faire sortir d’eux et de nous la gentillesse qui survit dans l’âme ?

Avec ses invités, en présence de jeunes et d’adultes unis par une amitié visant à faire exister cette gentillesse, Tonalestate nous permettra, comme chaque année, de rencontrer plusieurs de ces anges du pauvre, tout en nous faisant réfléchir profondément sur ces questions initiales que chaque homme devrait poser et devrait se poser non pas à l’âge de cent ans, mais au premier lever de ce sourire de l’aube que nous appelons l’adolescence.

Le sujet de 2016 est donc inquiétant et généreux, important et vital. Tandis que nous y réfléchissons et nous y préparons, Tonalestate, par sa vocation internationale, nous invite tous à « feel the burn ».

Tonalestate 2016 new topic: "Un mundo sin mañana" - L'eredità

“E io ho sparato su Dolochov perché mi sono ritenuto offeso; e Luigi XVI è stato giustiziato perché lo avevano ritenuto un criminale, mentre, un anno dopo, sono stati condotti a morte quelli che lo avevano giustiziato, anch’essi per un motivo o per l’altro. Che cosa è male? Che cosa è bene? Che cosa bisogna amare, che cosa odiare? Per che cosa bisogna vivere e che cosa sono io?”: così il nobilissimo e goffo Pierre s’interroga in Guerra e Pace, un capolavoro, come La recherche, di cui noi uomini  non saremmo probabilmente degni, se non ce ne avessero appunto resi degni Tolstoj e Proust, due umilissime genialità assai note e forse troppo poco lette.

Queste sono anche le domande scritte nell’anima dei due fieri contadini americani, segno della forza di perseveranza e di volontà di fondazione propria dei pionieri – e propria di chiunque non si lasci illudere dalla stupidità o dall’inerzia – dipinti da Grant Wood nel 1930. E sono le domande scritte dentro il tema – l’eredità – che il Tonalestate ci propone per la sua edizione del 2016: che cosa possiamo lasciare in eredità ai nostri figli (e, a loro volta, questi, che cosa trasmetteranno ai loro figli), se non sappiamo chi siamo e non sappiamo di che natura è il seme che oggi, con prudenza o leggerezza, con odio o con amore, piantiamo con la nostra vita e le nostre scelte di tutti i giorni? Quale futuro ci preparano coloro che ci governano e dei quali ci è in realtà sconosciuto il volto? E quale futuro hanno in mente quelli che a loro si oppongono con le armi o con le idee?

Un mundo sin mañana (un mondo senza domani) cantava, nel 1974, un rivoluzionario venezuelano, Alí Primera: parole indubbiamente scioccanti le sue, che ci svegliano, oggi, dopo oltre quarant’anni, dal nostro inquieto e inefficace scontento. Nessuno riesce davvero a pensare a un mondo senza domani, eppure tutto porterebbe a farcelo credere. Le guerre, lontane o vicine, la fame, la miseria, la povertà, la schiavitù, lo sfruttamento, le ingiustizie, le angherie, gli abusi, gli affari e i malgoverni: tutto questo ci sorprende, pur nella sua antica, ritmica, quasi banale e crudele ripetitività. Resi impotenti di fronte a tante ingiuste morti, eccolo il futuro: poche case/di annosi mattoni, scarlatte,/e scarse capellature di tamerici pallide/più d’ora in ora; stente creature/perdute in un orrore di visioni.

Ma è proprio soltanto così? Con leggerissima delicata voce, simile a un merletto di Bruges, Ungaretti, nella sua saga sul dolore, domanda il risorgere, fra quegli annosi mattoni e quell’orrore di visioni, dell’angelo del povero. Chi è mai questo angelo del povero? Forse sei tu? Forse sono io? Forse siamo noi? Chi può tramutare in un cuore che vibra la nostra focosa pietra sulla quale camminano e operano  le oscurate menti di chi ci governa? Chi può tirar fuori, in noi e in loro, la gentilezza superstite dell’anima?

Il Tonalestate, come ogni anno, con i suoi invitati e alla presenza di giovani e adulti uniti da  un’amicizia che desidera essere ed è parte di questa gentilezza, ci farà incontrare più d’uno di questi angeli del povero, oltre a farci riflettere a fondo su quelle iniziali domande che ogni uomo dovrebbe porre e dovrebbe porsi, non certo a cent’anni, ma al primo sorgere di quel sorriso dell’alba che chiamiamo adolescenza.

Un tema, dunque, quello del 2016, inquietante e generoso, importante e vitale e, mentre vi riflettiamo e a esso ci prepariamo, il Tonalestate, nella sua internazionalità, invita tutti a “feel the burn”.

domenica 9 agosto 2015

Tonalestate last day

... E con questo ultimo reportage, concludiamo i lavori di Tonalestate, che continueranno nelle nostre città grazie al lavoro dei centri culturali, delle associazioni, dei gruppi di amici che vorranno vincere il delirio di onnipotenza! Hasta siempre!


Campionare i fumetti: Samplerman comics by Yvang

"Yvan Guillo, aka Yvang, è un fumettista francese nato nel 1971. Ha cominciato pubblicando fumetti in varie fanzine fin dai primi anni ...