lunedì 29 giugno 2015

Hors cadre

En attendant le gagnant
Aspettando il vincitore
Esperando al ganador



La petite fille de monsieur Linh

Un écrivain italien, Antonio de Petro, écrit dans son ouvrage Dies Irae : «  Il est vrai que l’homme est au monde seulement pour ceci : apprendre. Apprendre à aimer peut-être. Voire, c’est sans aucun doute pour cela. »  C’est la meilleure clé de lecture pour le court roman de Philippe Claudel, La petite fille de Monsieur Linh, paru chez Le Livre de Poche. Un homme seul traverse un pays étranger. Il est vieux. Il fuit la guerre et ne ramène avec lui qu’une petite fille, fille de son propre fils, effacé par les bombes. Qu’est-ce qu’on peut bien garder dans les privations les plus absolues, sans un langage, sans les parfums, sans les paysages, sans les portraits du lieu qui donne l’identité ? Sans que les hommes qui t’approchent cherchent, au moins, de te voir? Une rencontre peut bouleverser les perspectives et combler la quête du cœur. On ne peut pas dévoiler davantage du dense contenu  de ce très beau texte, écrit avec la légèreté de la poésie, sans en gâcher le mystère le plus profond : le même mystère qui unit les hommes dans une compagnie plus fort que toute mort. 

T.B.

Cahiers 29 giugno 2015

Ogni settimana, un disegno originale tratto dai taccuini dello staff di DaSeyn.


Leone

Ipse dixit: Brecht

A che serve, Lidia Antonova, il timor di Dio? Dovrebbe piuttosto aver timore di Vera Stepanovna. Allo stesso modo che io non ho perso mio figlio Pavel per un impenetrabile disegno di Dio, ma per un penetrabilissimo decreto dello zar, così Vera Stepanovna l'ha gettata sulla strada, perchè un uomo, che abita in una villa e che non ha in sé niente di divino, l'ha licenziata dal lavoro.
Bertolt Brecht, La Madre

domenica 28 giugno 2015

Morandi in Calcografia, Mostra dell'istituto centrale per la grafica


E' bello entrare a vedere mostre scoperte casualmente, soprattutto se l'ingresso è gratuito e se c'è l'aria condizionata, mentre fuori ci sono solo sole a picco e stormi di turisti; si parla qui della mostra proposta dall'Istituto centrale per la grafica di Roma, vicinissimo alla fontana di Trevi. In tre stanze molto ben allestite sono raccolte un centinaio di matrici di rame e zinco incise dal grande pittore bolognese Giorgio Morandi, ed a fianco le relative stampe prodotte.
Alcune delle incisioni del pittore sono ricavate sul retro di antiche matrici che ritraggono santini; per cui, a prima vista, si confrontano queste, dalle linee parallele, precisissime, che ricavano dal proprio relativo distanziarsi o avvicinarsi il chiaroscuro, con quelle di Morandi, molto più "a mano libera", con un tratteggio che si incrocia e si infittisce, dai contorni molto netti. La vittoria è di Morandi, che, pur non disegnando i materiali di cui sono fatte le sue nature morte ed i suoi paesaggi, li fa scoprire all'osservatore grazie alla capacità di ogni oggetto di assorbire o riflettere la luce.
Viene voglia di saper osservare la realtà come lui, a vederne queste stampe.

Sede della mostra  Roma, Calcografia – Museo didattico,  via della Stamperia, 6
Inaugurazione 9 giugno 2015 ore 18,00
Date dal 10 giugno al 31 luglio 2015
Apertura al pubblico lunedì – sabato, ore 10.00 -19.00 – chiusura settimanale: domenica Lunedì 29 giugno la mostra sarà aperta ore 10.00 -19.00
Ingresso libero
Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione Angelina Travaglini  con la collaborazione di  Roberta Ricci tel. 06 69980238

sabato 27 giugno 2015

Ipse Dixit: Le Corbusier

Ho 77 anni, e la mia morale si può riassumere così: nella vita bisogna operare; agire, cioè, nella modestia, nell'esattezza, nella precisione. L'unica atmosfera possibile per la creazione artistica è la regolarità, la modestia, la continuità, la perseveranza. L'unica cosa trasmissibile è il pensiero, la parte nobile del frutto del lavoro. Questo pensiero può diventare, o no, una vittoria sul destino al di là della morte e assumere forse un'altra dimensione imprevedibile.
Le Corbusier, Appunti, 1965

lunedì 22 giugno 2015

giovedì 18 giugno 2015

Lucio Urtubia








El Sembrador, Millet


El sembrador es una obra de 1850, realizada por el artista Jean–François Millet, que se conserva en el Museum of Fine Arts, de Boston. La obra nace en un periodo de cambio, en medio del panorama político francés. No queremos en este momento analizar el contexto socio-político, sino ver qué es lo que hace de esta obra, universal y contemporánea. Van Gogh copió mucho el trabajo de Millet, pues lo consideraba su maestro y guía espiritual.

lunedì 15 giugno 2015

domenica 14 giugno 2015

Atahualpa Yupanqui - Preguntitas sobre Dios






Un día yo pregunté:
¿Abuelo, dónde esta Dios?
Mi abuelo se puso triste,
y nada me respondió.

Mi abuelo murió en los campos,
sin rezo ni confesión.
Y lo enterraron los indios
flauta de caña y tambor.

Al tiempo yo pregunté:
¿Padre, qué sabes de Dios?
Mi padre se puso serio
y nada me respondió.

Mi padre murió en la mina
sin doctor ni protección.
¡Color de sangre minera
tiene el oro del patrón!

Mi hermano vive en los montes
y no conoce una flor.
Sudor, malaria y serpientes,
es la vida del leñador.

Y que nadie le pregunte
si sabe dónde esta Dios:
Por su casa no ha pasado
tán importante señor.

Yo canto por los caminos,
y cuando estoy en prisión,
oigo las voces del pueblo
que canta mejor que yo.

Si hay una cosa en la tierra
más importante que Dios
es que nadie escupa sangre
pa’ que otro viva mejor.

¿Qué Dios vela por los pobres?
Tal vez sí, y tal vez no.
Lo seguro es que Él almuerza
en la mesa del patrón.


venerdì 12 giugno 2015

Glossario Daseyn: la cultura

La cultura non è altro che il rapporto con l’alterità, cioè con
ciò che è altro da sé; per il cristiano sarà quindi qualcosa di
estremamente nuovo, diverso da ciò che si intende generalmente, perché nuovo, diverso è il rapporto con la realtà. La cultura per noi, anzitutto non è un fatto astratto perché non nasce da un ragionamento filosofico, ma nell’avere dei rapporti diversi.

Le collage Dada



TRISTAN TZARA

Raoul HAUSMANN. Selbstporträt des Dadasophen (Autoportrait du Dadasophe),
1920, Photomontage et collage sur papier Japon, 36.2 x 28, collection particulière
Raoul HAUSMANN. Tatlin lebt zu Hause, 1920.
Photomontage et aquarelle, 41 x 28, Stockholm, Moderna Museet.
Hannah Höch (1889-1978)

Raoul HAUSMANN. Dada im gewöhnlichen Leben (DADA Cino), 1920.
Collage et photomontage sur papier, 31.7 x 22.5, collection particulière


lunedì 8 giugno 2015

domenica 7 giugno 2015

Proyecto Helicoide: Reviving Venezuela’s Unfinished Modernist Utopia


Although construction was never completed, “El Helicoide” (“The Helix”) in Caracas is one of the most important relics of the Modern movement in Venezuela. The 73,000 square meter project – designed in 1955 by Jorge Romero Gutiérrez, Peter Neuberger and Dirk Bornhorst – takes the form of a double spiral topped by a large geodesic dome designed by Buckminster Fuller. It was characterized by a series of ascending and descending ramps meant to carry visitors to its variety of programmatic spaces - including 320 shops, a 5 star hotel, offices, a playground, a television studio and a space for events and conventions.

sabato 6 giugno 2015

Play The City Reggio Emilia - Una mappa di filmati



La città di Reggio Emilia vista attraverso 120 filmati familiari del secolo scorso.
Sul sito playthecity.homemovies.it, scorrete in basso, cliccate su "Mobile HTML", poi sul simbolo in alto a sinistra. Qui potete scegliere diverse opzioni, fra cui "mappa", "itinerari", "temi". Nella mappa, ogni luogo segnato corrisponde ad un filmato amatoriale: viaggi in auto, matrimoni, prime comunioni, feste di paese, gite, tra gli anni '60 e '80. In "itinerari", sono suggeriti tutti i filmati riguardanti un certo percorso o quartiere. In "temi", i filmati sono catalogati non per luogo, ma per soggetto.
Tutti i filmati sono senza sonoro.
E' interessante, per chi è un po' nostalgico, per chi è uno storico o per chi è semplicemente curioso, perdersi nella sezione "mappa" e scoprire come nello stesso luogo diversi tempi si stratificano in un complesso di eventi simultanei.

Reggio Emilia come non l'hai mai vista: scoprila attraverso le selezioni di filmati amatoriali storici che ti guideranno negli stessi luoghi in cui furono girati.

WHAT

Play The City RE è una mappa, disponibile in italiano e in inglese, che permette di esplorare lo spazio urbano per mezzo della geolocalizzazione di preziose e inedite immagini in movimento risalenti ad un periodo che va dagli Anni Quaranta agli Anni Ottanta del secolo scorso. Play the city ti permetterà di guardare una città invisibile, altrimenti persa in un lontano ricordo, animarsi di nuovo grazie allo sguardo dei suoi stessi abitanti. È infatti nelle sorprendenti pellicole 8mm e Super8 che oggi si svela il vissuto cittadino e si colgono le trasformazioni di oltre quarant’anni di storia. Del secolo scorso infatti il cinema amatoriale conserva probabilmente la memoria più intima e autentica, in una dimensione sospesa tra il sogno, il desiderio e la realtà.

Il progetto Play the City, di cui la APP è la prima uscita, prevede la realizzazione di prodotti digitali basati sul patrimonio audiovisivo privato raccolto da Home Movies. L’obiettivo è valorizzare e diffondere questo patrimonio nascosto e inaccessibile, utilizzando gli strumenti tecnologici che ne permettono la fruizione a vari livelli e su diversi dispositivi. I contenuti del progetto sono le immagini di un passato vivo che documentano lo spazio urbano e le sue trasformazioni, la vita quotidiana, i riti collettivi, il lavoro e il tempo libero.

WHY

Perché la combinazione di 120 clip selezionate, provenienti dalle oltre 500 ore di pellicole digitalizzate dell’archivio reggiano di Home Movies, comporrà un ritratto caleidoscopico della città, diverso per ogni utente. “Amatoriale” innanzitutto perché carico dell’affetto che ognuno porta per i luoghi che ha vissuto e filmato per fissarne il ricordo. Ogni frammento suggerirà ai cittadini e ai turisti piccole storie e punti di vista dal basso, in un atlante di immagini ed emozioni che attraversa il tempo e lo spazio.

WHERE

Play the City RE è disponibile in tre formati: Mobile HTML (multipiattaforma), iOS e Android, per assicurare l'accessibilità da qualunque dispositivo.


venerdì 5 giugno 2015

La memoria senza suono - mostra dell'Istituto Giapponese di Cultura


Un pomeriggio siamo capitati all'Istituto Giapponese di Cultura a Roma. Qui, in un edificio in stile nipponico, silenzioso, profumato, circondato da un giardino zen (e per questo eletto a luogo perfetto per pause dallo studio), abbiamo trovato una mostra interessante: La memoria senza suono, fotografie di Koji Inoue, che, come ci spiega la didascalia, fu sordo dall'età di tre anni.

Paul Simon - René and Georgette Magritte with their dog after the war



lunedì 1 giugno 2015