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giovedì 25 luglio 2019

Tonalestate 2019 In Die Irae, Hombres Nuevos

Il Direttore del Centro culturale One Way, Nazario Ferrari, ha aperto una festosa serata gremita di giovani, famiglie coi bambini, persone che da Reggio Emilia hanno seguito, fin dalle origini, l’avventura culturale del Tonalestate intessuta di incontri e collaborazioni nei quattro angoli del mondo.

A Reggio Emilia come in Giappone e in Centro America, in Messico come in Francia, i Centri culturali “One Way” sono cresciuti entro il Tonalestate per proseguirne i temi, continuare i rapporti, ricercarne possibili realizzazioni sociali, culturali, fors’anche economiche.

“Dentro una reciprocità si è liberi”: Ferrari ha sintetizzato così il metodo e lo scopo del Convegno annuale e del lavoro culturale di tutto l’anno.

Maria Paola Azzali, Presidente dell’Associazione Tonalestate, ripercorre la storia individuandone la radice in una Compagnia di uomini e donne radunata nel 1964 proprio a Reggio Emilia dal professor Giovanni Riva. Il maturare e il diffondersi di quella esperienza in 18 Paesi del mondo e il periodico radunarsi di quelle persone durante l’estate a ridosso del Passo del Tonale ha suggerito il nome del simposio.

È stata la professoressa Elena Lanzoni, segretaria di direzione e membro del Centro studi internazionale guidato dalla dott.ssa Eletta Leoni, a raccontare (con la passione di chi oggi conduce dopo aver iniziato da giovane universitaria) di uomini illustri in ogni campo scientifico e di testimoni di popoli e culture, silenziosi costruttori di luoghi di fraternità e massimi esponenti del pensiero.

L’argomento scelto per il 2019 segue i due anni in cui si guardò al “barbaro” e al “pagliaccio”. Il primo quale dileggiato esempio di una voce diversa da quella, martellante, della mentalità dominante; pensiero che riduce l’individuo a un pagliaccio senza significato trattato solo a “panem et circenses”.

È possibile un nuovo tipo di essere umano? È necessario attendere un giorno in cui l’uomo possa affrontare la verità della propria vita? Un giorno di giudizio (non mai di condanna) sull’esistenza che ci liberi rendendoci, insieme, “hombres nuevos”? Come sarà possibile continuare a proporre una nuova strada?

Domande da sviluppare nel clima del Tonalestate (che mai dà risposte definitorie) dove saranno chiamati al dialogo i partecipanti e le molte personalità fra le quali Odile Sankara, sorella del giovane presidente del Burkina Faso Thomas, assassinato nel 1987, colui che volle chiamare il suo Paese da Alto Volta a “la terra degli uomini integri”; il cardinale Walter Kasper, il rabbino Jeremy Milgrom e lo scrittore e professore Muhammad Abdul Bari; l’artista giapponese Takayoshi Shibata e il professore di studi indonesiani presso la facoltà di Global Liberal Studies della Nanzan University di Nagoya, Mikihiro Moriyama; il Vescovo iracheno Saad Sirop Hanna, Padre Jean Marie Lassausse, a tutti divenuto noto come il giardiniere di Tibhirine ed oggi impegnato a fianco dei migranti carcerati in Algeria, e Mario Torcivia, postulatore della causa di beatificazione di Giovanni Battista Sidotti martire nelle prigioni giapponesi.

Hanno confermato la loro presenza altresì i giornalisti Dominique Vidal, Michel Warschawski, François Ernenwein, Gian Guido Folloni, Giorgio Fornoni e l’avvocato Jean Fermon.

Sono attesi per le loro testimonianze, amici del Tonalestate dal Guatemala e dal Giappone.

Sono in programma serate di musica classica e canti popolari, esposizioni pittoriche, grafiche e fotografiche che potranno essere seguite sul sito con tutti gli altri aggiornamenti ancora in via di definizione.

Ufficio stampa

Donatella GREGORI

giovedì 30 luglio 2015

DaSeyn: come scoprire chi si nasconde dietro a questo blog

30 luglio: L’équipe del collettivo DaSeyn va in vacanza! Se volete conoscere personalmente chi si nasconde dietro il blog che resta solo il segno di una presenza, saremo tutti riuniti, “Dal Manzanarre al Reno”, al convegno Tonalestate che si svolgerà dal 4 al 7 agosto 2015 a Passo del Tonale e a Ponte di Legno. Per sapere cos’è Tonalestate, “vi rimandiamo al sito” (formula nota nelle piazze di Reggio Emilia) www.tonalestate.org E’ un po’ come incontrare i Wu Ming per i letterati o conoscere i Gorillaz per gli amanti della musica pop, ma su vette (geografiche e umane) molto più alte (l’orgoglio viene non dall’autostima ma dalla stima dell’essere insieme).
Ci vediamo là.

Collettivo DaSeyn

venerdì 12 luglio 2013

Tonalestate 2013 new topic: "Imbroglio"

"Vuoi dunque conoscere
quale sia il mio nome glorioso, oh Ciclope?
Ebben l'avrai. Ma in cambio concedi
il tuo or ora a me promesso dono ospitale.
Il mio nome è Nessuno.
Nessuno mi chiamano madre e padre e tutti i compagni."
Quel suo cuore spietato allor subito rispose:
"Sarà dunque Nessuno
quel che io divorerò per ultimo, dopo i compagni.
Sia questo per te il mio dono ospitale."
Così disse, e s'arrovesciò, cadendo supino.

Odissea, Libro IX

giovedì 23 maggio 2013

Per non addormentarsi... Siesta 2013 Pane Pace Lavoro


Siesta_PPL_2013
Abbiamo voluto, di nuovo, come per l’iniziativa che organizzammo dal 10 al 12 ottobre 2008 al “parco delle caprette”, utilizzare la parola “Siesta” per indicare queste giornate di incontri promosse da Pane Pace Lavoro. In quell’occasione iniziammo dicendo che desideravamo “proporre, a tutti, un momento e un simbolo di “siesta” e di riposo, contro l’incessante e assurdo correre di una società che è ormai disumanizzante, di una società che vuole essere la fabbrica tecnologicamente perfetta di un impero così umanamente impossibile da ricordare la disfatta di quello mitico di Babele”. Dicevamo inoltre che era necessario, in un momento molto grave di emergenza democratica e contro lo stato di menzogna e di disumanità, ed oggi il momento non pare molto differente, reimparare la parola “libertà” e tornarla a gustare nella pratica, così da far nascere naturale una distanza umana, culturale, sociale e politica da quelle personalità che vogliono negare ogni diritto alla resistenza o al dissenso. Oggi, come già 5 anni fa, vogliamo ancora dire che c’è ancora qualcuno che non tace di fronte al conformismo del potere, che c’è qualcuno che dissente dalle propagandate verità false, che c’è qualcuno che già sta vivendo uno spazio di libertà.

Credo che queste parole, riprese dall’allora discorso introduttivo, siano ancora oggi necessarie per poter introdurre gli interventi di questa sera e delle due serate che seguiranno. Non possiamo però, oggi, prescindere dai cinque anni che, da quegli incontri, sono passati; cinque anni in cui in Italia e nel mondo moltissime cose sono accadute, facendo maturare esperienze e personalità, svelando nuove menzogne e brame di potere, portando alla luce nuovi razzismi e generando allo stesso tempo imprevisti eroismi. Non possiamo prescindere nemmeno dagli amici che ci hanno lasciato, i cui nomi, anche se non pronuncio esplicitamente, sono stampati nei cuori e nelle azioni di migliaia di persone. Non prescindere da tutto questo significa aver compreso che non si può muovere un passo in questa lotta se non ci si impone di essere uomini nuovi, se non si lotta per creare un costume e uno stile di vita, se non si lotta per riscoprire e liberare una cultura.
Solo in questo modo potremo evitare due grandi rischi: l’asservimento e il tradimento. L’asservimento di chi, se non è quell’uomo nuovo, è certamente preda di quell’ideologia che lo vuole schiavo e sottomesso: il buon cittadino che il potere vuole che egli sia, tenendolo asservito alla propria logica, che rende impotenti in ogni luogo, persino in quelli in cui si potrebbe ritenere di essere in qualche modo liberi.


Warschawski-2

Il tradimento di chi, non avendo oggi rapporti umani e sociali nuovi, tornerà di certo, domani, a creare quelle contraddizioni, anche in una nuova società, nelle quali ora, coscientemente o meno, si alimenta, tradendo la vera aspettativa di chi lotta con lui. Entrambi i rischi sono e saranno sempre presenti in qualunque azione rivoluzionaria che, presumendo, erroneamente o per pigrizia mentale, una omogeneità tra le parti che la compongono, ritenga che queste possano giungere autonomamente e spontaneamente alla coscienza di una propria cultura, dando per scontato il faticoso e difficile processo di rivoluzione culturale.
L’invito di Pane Pace Lavoro è quindi, ancora una volta, quello di attuare per la conquista di una nuova coscienza rivoluzionaria, che si formi a partire dall’azione sul campo e che abbia in sé un azione di acculturazione interna ed allo stesso tempo esterna.
Questo tipo di lavoro però presuppone che non ci possano essere un lavoro intellettuale ed uno pratico separati, che non ci possa essere un lavoro teorico slegato dall’azione. Non possono essere separati lo scrivere il libro e il volantinare, così come non possono essere separati lo studio dall’aiuto al compagno nei suoi bisogni immediati: nessuno può escludere il benché minimo fattore della lotta politica (e della vita quotidiana), pena il ridurre a nullità tutto ciò che un’azione ha di storicamente pregnante.
Le personalità che in queste serate si alterneranno racconteranno proprio di questo struggente desiderio di una nuova cultura e di una viva azione per l’ apparentemente assurda pretesa di costruire spazi di libertà.

mercoledì 22 maggio 2013

Piero Golia at the Venice Biennial




vice versa is the title chosen by curator Bartolomeo Pietromarchi for the Italian Pavilion exhibition project at the 55th International Art Exhibition of la Biennale di Venezia.
vice versa proposes an exhibition made up of seven rooms, seven spaces, each of which hosts two artists in dialogue with one another, where the works displayed reveal the profound sense of this dialectical approach.

For his participation in the 2013 Venice Biennale, Piero Golia presents a solid, rebar-reinforced, gold dust-infused concrete cube outside the Italian Pavilion. Approximately eight feet high, this work acts as both a figure of urban resistance, obstructing and rerouting pedestrian traffic, and a public offering. Golia invites the viewer to mark the surface or even attempt to dislodge and keep part of the sculpture. Tempting the gold-digger within, he serves the public by making the work available as a dense reservoir of souvenirs in waiting. While on view, the sculpture remains in process outside Golia's control. Its final form will be a record of its public life and history, determined by the shamanistic choreography of social behaviors.

VISITOR INFORMATION
La Biennale di Venezia
Italian Pavilion
Tese della Vergini at Arsenale
Venice
ITALY
E. info@viceversa2013.org 
Website: vice versa | Venice Biennial 

lunedì 20 maggio 2013

La Biennale di Venezia | Theatre 2013 | Teatro 2013



Object: Biennale College Theatre 2013

We are glad to send you the special project “Biennale College – Theatre”, a special project addressed to actors, dancers, performers, directors, set designers, playwrights, choreographers, critics, journalists, bloggers.
A project by Àlex Rigola - Director of the Theatre section

More info about the 42nd International Theatre Festival (1st > 11th August 2013) : click here >>


ANNOUNCEMENT

This year the Biennale College – Theatre project seeks again to adopt the spirit of a science laboratory: a place of postulation and debate. The Biennale, as a space open permanently to encounter and experimentation, wishes to become established as a valuable opportunity for artists, scholars, spectators, theatre lovers. A factory of ideas that explore the potential of theatre: languages, codes, techniques and technology, the sciences of the stage provide the guidelines for a systematic evaluation, entrusted to masters and experts from around the world.

The Biennale College – Theatre 2013 will offer seventeen workshops.
The programme schedules participants to attend the workshops in the morning and through the early afternoon, the meetings in the late afternoon and the performances in the evenings (with specific discounts, limited places).

For all the workshops that require the submission of a video with no further specifications, it is understood that the video must show the applicants’ work for the theatre.

The deadline for the submission of the applications is June 3rd.


Workshops for the creation of a short final production based on Shakespearian characters, to be performed before an audience on the last day of the Festival.
GABRIELA CARRIZO/ PEEPING TOM*
Ophelia
for: 15 actors/dancers/performers and 5 auditors, in English or Italian
5-11 August

JAN LAUWERS/ NEEDCOMPANY*
King Lear
for: 15 actors/dancers/performers and 5 auditors, in English
5-11 August

ANGÉLICA LIDDELL*
Lucretia
for: 15 male actors/performers and 5 auditors, in Spanish or Italian
5-11 August

KRYSTIAN LUPA*
Hamlet and Ophelia
for: 14 actors and 6, in Italian
5-11 August

CLAUDIO TOLCACHIR*
Macbeth
for: 15 actors and 5 auditors, in Spanish or Italian
5-11 August


Workshop for the creation of a short production (15’) for the 42nd Festival
ROMEO CASTELLUCCI/ SOCIETAS RAFFAELLO SANZIO**
The Meaning of
for: 12 actors/performers and 8 auditors, in English or Italian
1-9 August


Workshops that will involve working with the Company on the production that will be performed at the Festival, on the last day of the workshop.
LA VERONAL**
PICASSO - Pajaros muertos
for: 40 actors/dancers/performers, in English, Italian or Spanish
1-9 August

MOTUS**
Storm Chaser: The Tempest
MucchioMisto Workshop organized by Motus (Enrico Casagrande, Daniela Nicolò and Silvia Calderoni)
for: 15 actors/performers and 5 auditors, in English or Italian
1-4 August


Scenography workshop
ANNA VIEBROCK**
Deaths in Venice
for: 20 actors/directors/set designers/playwrights, in English
7-10 August


Dramaturgy workshops
WAJDI MOUAWAD*
The Creative Process
for: 20 playwrights/directors/actors/choreographers, in English or French
2-6 August

FAUSTO PARAVIDINO**
for: 20 playwrights/directors/actors/choreographers, in English or Italian
2-6 August

FLORIAN BORCHMEYER/ SCHAUBÜHNE*
Adapting and Rewriting the Classics: Il Gattopardo
for: 20 playwrights/directors/actors/dancers/choreographers, in Italian
7-11 August


Master class
UTE LEMPER*
Masterclass
for: 20 actors/singers and 10 auditors, in English
2 August
Teatro la Fenice, Venice


Other workshops
DECLAN DONNELLAN - NICK ORMEROD/ CHEEK BY JOWL*
Classical Text and the Ensemble: Measure for Measure
for: 20 actors, in English or Italian
1-4 August

DIRK ROOFTHOOFT/ TONEELHUIS*
Words Fluttering Away
for: 15 actors/dancers/performers and 5 auditors, in English, French or Italian
3-6 August

THOMAS OSTERMEIER/ SCHAUBÜHNE*
Re-directing the Classics: Shakespeare
for: 15 actors/dancers/performers and 5 auditors, in English or Italian
6-10 August


Critical Workshops
ANDREA PORCHEDDU
The Tempest – daily print newspaper of the Theatre Biennale
for: 8 critics, bloggers, journalists, who have worked at least 2 years for blogs, websites or daily print newspapers specialized in theatre, performance, and live entertainment; 1 photographer specialized in stage and theatre photography; 1 illustrator-cartoonist, all under the age of 35
1-11 August


RULES FOR PARTICIPATION
Applicants in the selection process may choose more than one workshop if attendance is compatible. They must apply on the Biennale website (www.labiennale.org/teatro) and submit specific material for each workshop.

Deadline for applications for the selection process
The material containing the documentation in digital form must be submitted on or before June 3rd 2013.
The Director Àlex Rigola will select the applicants in collaboration with the Masters conducting the individual workshops: their decision will be final and the results of the selection will be announced to the winners by June 17th 2013.

Fees
Workshops marked with (*): 100 euro VAT included (including the vision of the show of the master with whom you are working)
Workshops marked with (**): 80 euro VAT included

Payment
Each selected applicant will be required to pay the registration fee following the announcement of acceptance and in any case on or before July 1st 2013.
All costs involved in participating in the workshop (travel, room and board) will be at the expense of the participants.


For further information:
Facebook: Biennale Teatro

sabato 20 aprile 2013

Tina Modotti e il Messico


Alla fine del luglio del 1923 Tina Modotti arriva a Mazatlan, in Messico, a bordo del piroscafo Colima, , insieme al compagno Edward Weston e  a Chandel, il  figlio tredicenne di quest’ultimo. Dapprima soggiornano per un paio di mesi nel sobborgo di Tacubaja, solo in seguito, si stabiliranno definitivamente presso la capitale, a Calle Lucerna. La Città del Messico dell’inizio degli anni Venti è lo sfondo anche di un’altra delle coppie più conosciute della storia del cosiddetto “Rinascimento Messicano” voluto dal governo di Alvaro Obregon:  il muralista Diego Rivera e la pittrice Frida Kahlo. La passione per la militanza politica e l’infuocato clima post rivoluzionario  farà incrociare le vite di quattro questi artisti dapprima nell’adesione della Modotti e di Weston al Sindacato degli artisti, (dove accanto allo stesso Rivera militavano anche due altri grandi pittori muralisti, David Alfaro Siqueiros e Clemente Orozco) e poi nellEl Machete, l’ organo di diffusione ufficiale del Partito Comunista Messicano.
La casa di Tina ed Edward diventa ben presto il luogo di ritrovo di muralisti e militanti comunisti. Nel 1924 Weston torna a San Francisco per stabilirsi nello studio della fotografa Dorothea Lange insieme al suo amico Hagemeyer lasciando Tina da sola in Messico; forse il breve la breve ma intensa storia che ella ebbe con Diego Rivera si consumò proprio mentre la bellissima fotografa  posava per i ritratti dell’artista. Era allo stesso tempo modella, (alla scuola di Agricoltura di Chapingo nel 1928, comparve nel murale Arsenal come uno dei personaggi storici) e fotografa ufficiale del movimento muralista messicano, immortalando i lavori di Orozco e di Diego. La Modotti non era nuova a questo genere di cose, per il suo fascino era già stata musa ispiratrice dei lavori di Weston, Johan Hagemeyer, Jean Charlot, Pablo O’Higgins, Renato Guttuso… mentre i poeti Pablo Neruda, Rafael Alberti e Antonio Machado l'ammirarono e la immortalarono nei loro versi. Sempre nel 1924, scatta le sue prime fotografie al circo russo ed apre al Palacio de Minerìa, alla presenza del presidente Obregon, una grande mostra con lavori suoi e di Weston.
Fu grazie a Diego che Tina conobbe nel 1928 Frida Kalho. L’amicizia di Tina con Frida Kahlo si rivelò ben presto qualcosa di più profondo di un semplice sodalizio artistico. Le due donne erano accumunate oltre che da una grande sensibilità artistica, dalla lotta  politica e dall’amore per la terra messicana. Solamente dopo l’arrivo in  Messico  infatti, Tina, appresi i rudimenti tecnici da Weston,  aveva imparato a destreggiarsi nell’arte della fotografia e a raggiungere ben presto i risultati altissimi, che la avrebbero portata nel dicembre 1929, a partecipare con i suoi lavori alla prima “Mostra fotografica rivoluzionaria in Messico”.

venerdì 1 marzo 2013

Separation in the evening



L’acquarello realizzato da Paul Klee nel 1922, durante il periodo di insegnamento al Bauhaus, ci suggerisce una scena patetica dovuta al titolo in tedesco  Scheidung abends: “divorzio vespertino”, nella traduzione letterale. La parola scheidung puó voler dire “divorzio” e anche “separazione”, “allontanamento”, “distacco”. Il momento di questo avvenimento é la sera, quando il giorno lancia l’ultimo bagliore per lasciare il posto alla notte. Con la sua varietá di tonalitá, il tramonto giá anticamente ha significato una lotta o, se si vuole, un passaggio, un momento tra due eventi. Lo sguardo è guidato da due frecce concentriche, della stessa gamma di colori della sua origine sopra e sotto il quadro. Piú che descrivere un ciclo (la notte che segue il giorno che segue notte), il pittore svizzero segna il momento preciso in cui il giorno e la notte mostrano i loro limiti, la loro incapacitá di essere l’altro. Le domande si accumulano: é la triste separazione di due persone che non possono continuare a stare insieme? É la separazione che si sviluppa in questo momento del giorno? É l’impossibilitá del blu che vuole essere rosso e viceversa? Nonostante gli aneddoti e quasi come al margine, quello che ci interessa é dove pone lo sguardo. Paul Klee ha deciso di arrivare quando era giá successo tutto, come un detective che arriva sulla scena del crimine e invece di ricostruire quello che é successo per trovare il colpevole, decide di guardare il vuoto che rimane. Come le sagome disegnate col gesso sul pavimento nel romanzo El Fiscal di Antonio de Petro, il vuoto, il buco che grida di essere riempito, l’omicidio che invoca la giustizia, sono grida, chiamate drammatiche che, come De Petro segnala nella sua opera,  non avranno soddisfazione, non troveranno giustizia, rimangono come grida di allarme. Peró né De Petro né Klee parlano di disperazione, al contrario; in entrambe le opere é presente il risultato piú importante: “Ció che é evidente non si puó negare... se esite questa ansia, deve esistere Chi l’ha messa. Se ci sono queste tre persone assassinate, ci sará un assassino, una causa efficiente: l’evidenza evoca una presenza”.

Giornalino The Others International, anno diciassettesimo,  numero 12,  marzo 2012

lunedì 31 dicembre 2012

Natale di verità e giustizia. PPL


Poiché l’affermazione della verità è ormai, in questo mondo di menzogne, la priorità, quello che chiediamo oggi con forza è un Natale di verità e di giustizia. Uomo, cittadino, lavoratore, studente, disoccupato, ricco o povero che tu sia, apri gli occhi! La guerra, le false notizie e le bugie dei potenti sono sempre andate a braccetto, poiché ostinati nemici della verità e della pace.
Una minoranza ignorante ma potente, per secoli ha affamato, ingannato, violentato, umiliato ed offeso la stragrande maggioranza degli uomini per poterli soggiogare e quindi sfruttare le materie prime dei loro ricchi territori. Oggi questo sistema basato sull’inganno e sullo sfruttamento deve essere combattuto per restituire pane, pace e lavoro a tutti quegli uomini che pochi ricchi (ogni giorno sempre più ricchi) stanno ricattando con paura e menzogne.
Uomo, agisci nell’unità della tua coscienza, non farti spezzettare in base alle proposte di mercato di chi vuole dividerci e non farti usare per una manciata di voti. Non viviamo questo Natale (ed anche il futuro) nella distrazione generale, ma fermiamoci a pensare a come questo giorno verrà passato in Siria, nel Corno d’Africa, in Cecenia, in Palestina, in Iraq, in Afghanistan, in Guatemala, nella prefettura di Fukushima, ad Haiti in tutte quelle parti del mondo dove manca tutto il necessario per vivere.
Bisogna indignarsi davanti allo stipendio milionario del calciatore del momento, davanti ai ladri impuniti in politica e davanti alle servili prestazioni della Rubacuori di turno e del suo utilizzatore finale. Non facciamoci fregare da chi ci vuole rinchiudere nella nostra miseria economica, anche se “il nostro piangere fa male al Re”. Ricerchiamo perciò una politica di solidarietà, di pace, di pluralismo e di attenzione al mondo intero, iniziamo cioè noi stessi ad operare per costruire comunità nuove, angoli di mondo in cui il servizio a chi ha bisogno sia compiuto per il benessere di tutti, perché indignarsi è anzitutto agire e per agire è necessario prendere parte e non rimanere imparziali.
Pane Pace Lavoro chiede a tutti i cittadini un moto per l’affermazione della verità e della giustizia in tutti i campi dell’agire umano; un’opera sociale che interroghi ciascuno sul proprio ruolo nella Storia, per l’affermazione di un principio superiore, dinnanzi alla menzogna dilagante di chi detiene il potere. Solo così la festa del Natale ritornerà dopo duemiladodici anni a ricordarci di non cedere alla paura e alla disperazione in cui ci vogliono portare i “sacerdoti” di un potere malsano, ma che è in sé già sconfitto; solo così la festa del Natale ci inviterà ad aprirci a un lavoro di costruzione di realtà concrete e gruppi operativi in cui l’uomo sia accolto ed aiutato a raggiungere la sua totalità. Perché laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, laddove i diritti dell’uomo sono violati, unirsi per farli rispettare è un dovere sacro.
, ma anche in Italia, vicino a noi, gente senza lavoro e senza futuro lasciata nella disperazione,
E Buon Natale

Si è svolto il pomeriggio della vigilia di Natale, con partenza davanti alla chiesa di San Pietro e arrivo in piazza Prampolini, il corteo promosso da Pane Pace Lavoro, l'associazione reggiana che da anni lavora «per una politica di attenzione all'uomo». La manifestazione è stata occasione di incontro e sensibilizzazione verso quelle aree del mondo dove si muore per un pezzo di pane. Il corteo è stato organizzato per «promuovere politiche di economia democratica e pace contro le violenze in atto in tutto il globo» e «per un Natale di verità e giustizia». «Bisogna indignarsi - spiegano in una nota gli organizzatori del corteo - davanti allo stipendio milionario del calciatore del momento, davanti ai ladri impuniti in politica e davanti alle servili prestazioni della Rubacuori di turno e del suo utilizzatore finale. Non facciamoci fregare da chi ci vuole rinchiudere nella nostra miseria economica, anche se “il nostro piangere fa male al Re”. Ricerchiamo perciò una politica di solidarietà, di pace, di pluralismo e di attenzione al mondo intero, iniziamo cioè noi stessi ad operare per costruire comunità nuove, angoli di mondo in cui il servizio a chi ha bisogno sia compiuto per il benessere di tutti, perché indignarsi è anzitutto agire e per agire è necessario prendere parte e non rimanere imparziali. Solo così la festa del Natale ritornerà dopo duemiladodici anni a ricordarci di non cedere alla paura e alla disperazione in cui ci vogliono portare i “sacerdoti” di un potere malsano, ma che è in sé già sconfitto».

lunedì 15 ottobre 2012

Philippe Daverio – Un ritorno alla coscienza corrisponda a un ritorno di coscienza


Edgar Degas, copia da Andrea Mantegna, Crocifissione, 1861
.

 Bizzarra e crudele è talvolta la sorte degli artisti di genio. Soprattutto di quelli, e gli artisti di genio appartengono quasi sempre al mucchio in questione, che hanno da vivi ottenuto il massimo successo e la più solida sanzione. Si tratta quasi di un percorso ineludibile. Chi diventa centrale, chi si fa pietra di scandalo, chi determina la mutazione del punto di vista e d’orientamento finisce necessariamente col far scuola anche se non ha avuto allievi, a far corrente anche se è stato sprovvisto di bottega. Ha stabilito un morfema del gusto, una cifra estetica. Successivamente, per naturale alternanza dialettica, il gusto cambia ancora, gli emuli vengono contraddetti da nuove menti rivoluzionarie e il maestro cade in una zona d‘ombra che è assai vicina all‘oblio. Questo percorso negli inferi della memoria collettiva è obbligatorio da sempre, o almeno fino a ieri è apparso tale. E quello che consente di poter rinascere e finire sul piedestallo della storia, o nelle sale centrali del museo immaginario che costituiscono le fondamenta della nostra cultura e delle nostre identità. All‘inizio del xx secolo andavano tutti matti per Guido Reni: piaceva quando Caravaggio era considerato grossolano, rozzo e superficialmente popolaresco. Anni dopo Caravaggio tornò a galla d’un botto con tutta la sua energia primigenia, tra l’altro in un cambio del gusto che lo poneva assieme al suo contrario moderno, la pittura che negava la figura ma non la realtà, l’informale, cioè, del dopoguerra. E Guido se ne tornò nel limbo della coscienza dal quale era uscito cent‘anni prima grazie a Corot con l‘altro grande sognatore, Claude. Vanno e vengono i geni nella memoria di gruppo. Si copre e si scopre: in fondo era una contessa sconsiderata d’una novella di Balzac, Le Bal de Sceau, la prima a usare il termine Renaissance, forse proprio perché in quegli anni della prima monarchia costituzionale di Francia e della prima vera gloria elegante della borghesia si andavano cercando valori potenti e extraneoclassici per affermare un nuovo ordine dell’individuo. I muscoli di Michelangelo passavano dalla palestra della storia a quella della vita dopo l‘impero del museo delle cere di David; servirono a inventare le forze telluriche di Delacroix. Ma siccome già allora la borghesia ambiva alla competizione ma la immaginava casalinga, alle glorie della Sistina si dovettero mescolare i sapori domestici della pittura domestica di Vermeer. Infatti la contessa in questione «amava la pittura fiamminga e gli artisti della rinascenza»…
Forse di tutta questa storia era stato colpevole come sempre il giovane Bonaparte non ancora Napoleone quando decise di fare vedere assieme al bottino raccolto in Italia le opere che gli italiani avevano lasciato in Francia sotto Francesco I dalle parti di Fontainebleau e quando ritrovò il curioso dipinto di Monna Lisa e decise di appenderselo in camera da letto. Stavano nascendo assieme una serie di grappoli di miti…
Andrea Mantegna ha subito una sorte non dissimile. Considerato il più grande della sua epoca durante la sua epoca, riverito dal papà di Raffaello, passato nella prima catalogazione vasariana a figura esemplare, si trovò poi in una condizione di curiosa nebbia quando il viaggio degli artisti per vedere la camera picta del Palazzo Ducale fu deviato dinnanzi alle prospettive folli e carnali che Giulio Romano aveva deposto in Palazzo Te. Cinquant‘anni ancora una volta erano bastati ad alterare il gusto.
Rubens insegna. E poi il medioevalismo ottocentesco lo ha rimesso sotto i riflettori, non quelli potenti della museologia moderna, quelli teneri e a candela del melodramma d’allora.
Solo oggi tutto si fa contemporaneo. Il passato e il presente sono tutti e due presenti, disordinatamente. E i valori si ristabiliscono secondo quella geniale intuizione che ebbe André Malraux quando pubblicò nel 1964 Le Musée Imaginaire. Nel frattempo l‘aeronautica inglese ha pensato bene di cancellare una parte della sua opera con i bombardamenti della Cappella degli Ovetari e sarebbe oggi opportuno che i Padovani che si portarono a casa i frammenti dell’affresco avessero la cortesia di restituirli per completare il restauro in corso e renderlo meno virtuale e più virtuoso. Sarebbe questo il primo caso nel quale il ritorno alla coscienza potrebbe corrispondere a un ritorno di coscienza. Il gesto collettivo di restituzione diventerebbe un segno di ricollocamento tangibile.
Solo oggi ci rendiamo conto, riguardando il complesso della sua opera che la sua genialità precoce fuuna indicazione precisa del cambiamento della figura dell‘artista nella società repubblicana dei Veneziani e quindi nel mondo. Solo oggi torna al posto che gli compete ed è quello d’un geniale glossatore della sua epoca che fucapace di trasformare le informazioni ricevute da un passato in piena riscoperta in un linguaggio che permise il salto successivo della creazione visiva, quello che portò alla follia del reale quando si mescola con l’aria.
 Philippe Daverio

DaSeyn Journal n° 5:

In questo numero:
- La Tempesta
  di Giorgione
- Una manciata di more
  di Ignazio Silone
- Maestrale
  di E. Montale



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Still Life a Galleria La Vaccarella


Il giorno 5 Ottobre 2012 presso la Galleria Artespazio La Vaccarella si è tenuta la mostra inaugurale Still Lifes, del pittore Renato Costrini, un omaggio alle nature morte e alla pittura nelle sue molteplici forme.

Renato Costrini è secondo il critico Alessio Brugnoli

“esploratore della forma, capace di analizzare diversi linguaggi e ricombinarli in un caleidoscopio, specchio della complessità della vita.”

La Galleria La Vaccarella, curata dall’ Associazione Culturale ARTESPAZIO si trova nel pieno centro storico di Roma, tra Piazza Navona ed il Pantheon e si pone come obiettivi lo sviluppo della cultura, dell'arte e dell'artigianato. Una particolare attenzione sarà posta sui giovani talenti che potranno avere opportunità in più per far conoscere il proprio lavoro.

Inaugurazione Spazio Espositivo
ARTESPAZIO la Vaccarella e Mostra di Pittura Still Lifes
Vicolo della Vaccarella, 12, 00186 Roma
Venerdi 5 Ottobre 2012, Cocktail ore 18,00
Info
Cell: 3358101016

domenica 7 ottobre 2012

PROJECT ROOM #01 | LAMERTI


Giovedì 11 Ottobre 2012, il CARGO di Roma inaugura con il brand LAMERTI il suo nuovo ciclo espositivo, PROJECT ROOM: una serie di installazioni site-specific a cura dello studio creativo elsewhere factory, realizzate da laboratori di moda, design, grafica e arti visive
11 Ottobre - 11 Novembre 2012
CARGO | via del Pigneto, 20 - Roma

  

Dopo l'ottimo riscontro ottenuto dal PATCHBOX project, il progetto espositivo dinamico e dal respiro internazionale che tra Maggio e Agosto 2012 ha presentato oltre 150 artworks in edizione limitata, realizzati da 50 artisti di differenti nazionalità, il CARGO si appresta ad inaugurare la sua nuova stagione espositiva, sempre con la direzione artistica dello studio creativo elsewhere factory.
A partire da Giovedì 11 Ottobre 2012, lo spazio simbolo del fermento creativo del Pigneto/Roma Est ospiterà il primo appuntamento di PROJECT ROOM: una serie di installazioni site-specific realizzate da giovani laboratori creativi operanti nell'ambito della moda, del design, della grafica e delle arti visive. Le installazioni saranno intese come presentazioni dell'immaginario e degli stimoli visivi propri di ogni laboratorio, ripercorrendone il processo creativo - dall'ideazione alla ricerca visuale, dall'individuazione delle tecniche alla scelta dei materiali, fino alla produzione - e trasformando così il CARGO, di mese in mese, in una project room in continua evoluzione.
Protagonista di PROJECT ROOM #01, in corso fino all'11 Novembre 2012, sarà il brand LAMERTI: una vera e propria fucina di sperimentazione concepita dalla giovane designer Martina Angius, la cui attività verte principalmente sulla creazione di accessori caratterizzati dall'utilizzo di materiali non convenzionali.

Info:
PROJECT ROOM #01 | LAMERTI
CARGO
Via del Pigneto, 20 - Roma
Opening: Giovedì 11 Ottobre 2012, dalle ore 19:00
Closing: Domenica 11 Novembre 2012
Aperto tutti i giorni, dalle 17:00 alle 02:00
Ingresso gratuito

web: 
www.cargoalpigneto.com
mail: elsewherefactory@live.com

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