giovedì 30 luglio 2015

DaSeyn: come scoprire chi si nasconde dietro a questo blog

30 luglio: L’équipe del collettivo DaSeyn va in vacanza! Se volete conoscere personalmente chi si nasconde dietro il blog che resta solo il segno di una presenza, saremo tutti riuniti, “Dal Manzanarre al Reno”, al convegno Tonalestate che si svolgerà dal 4 al 7 agosto 2015 a Passo del Tonale e a Ponte di Legno. Per sapere cos’è Tonalestate, “vi rimandiamo al sito” (formula nota nelle piazze di Reggio Emilia) www.tonalestate.org E’ un po’ come incontrare i Wu Ming per i letterati o conoscere i Gorillaz per gli amanti della musica pop, ma su vette (geografiche e umane) molto più alte (l’orgoglio viene non dall’autostima ma dalla stima dell’essere insieme).
Ci vediamo là.

Collettivo DaSeyn

lunedì 20 luglio 2015

Alejandro Aravena nuovo direttore della Biennale di Architettura 2016


Il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, si è riunito il 18 luglio 2015 e ha nominato Alejandro Aravena Direttore del Settore Architettura, con lo specifico compito di curare la 15. Mostra Internazionale di Architettura che si terrà dal 28 maggio al 27 novembre 2016 (vernice 26 e 27 maggio).


In occasione della sua nomina, Alejandro Aravena ha dichiarato:
“Ci sono numerose battaglie che devono ancora essere vinte e molte frontiere che devono necessariamente espandersi per migliorare la qualità dell’ambiente edificato e, di conseguenza, per migliorare la qualità della vita delle persone. Questo è quello che vorremmo la gente venisse a vedere alla 15. Mostra Internazionale di Architettura: storie di successo che meritano di essere raccontate, casi esemplari che vale la pena condividere e in cui l’architettura ha fatto, sta facendo e dove farà la differenza in queste battaglie e per queste frontiere”.

“La 15. Mostra Internazionale di Architettura si concentrerà e imparerà dalle architetture che attraverso l’intelligenza, l’intuizione o entrambe allo stesso tempo, sono capaci di scostarsi dallo status quo. Vorremmo presentare degli esempi che, nonostante le difficoltà, invece di rassegnazione e amarezza, propongano di agire. Vorremmo dimostrare che in un dibattito costante centrato sulle qualità di un ambiente edificabile, risiede non solo la necessità ma anche l’occasione per l’azione.”

Prometeo, rimedio al delirio di onnipotenza


Per chi non conosce la mitologia, come chi scrive questo articolo, è molto interessante cercare notizie a riguardo: ogni episodio della vita di una figura mitologica è legato ad altre figure mitologiche, creando saghe che si intrecciano in modo inestricabile, come oggi sono i fumetti sui supereroi o i cartoni animati giapponesi che tutti abbiamo visto da bambini.
Così scopriamo che i titani erano i primi dei, spodestati dai più famosi dei dell'Olimpo. Erano dei "selvatici", non umanizzati, che crearono l'universo, la terra, il tempo. Nella battaglia fra Crono, re dei titani (colui che divorava i suoi figli, come nel quadro di Goya), e Zeus, figlio di Crono e re degli dei dell'Olimpo, un titano di nome Prometeo si schierò dalla parte di Zeus. Per questo Zeus ebbe benevolenza per lui e gli permise di stare nell'Olimpo; e dimostrò la sua benevolenza ancora permettendogli di creare l'uomo. Prometeo fece l'uomo dal fango e lo animò con il fuoco divino, e fin da subito donò ad esso il proprio amore preferenziale, come ad un figlio.
Infatti, quando Atena diede incarico a Prometeo ed a suo fratello Epimeteo di distribuire alcune buone qualità agli animali, Prometeo non esitò a rubare ad Atena stessa uno scrigno contenente l'intelligenza e la memoria, e lo donò agli uomini; e quando Zeus invitò gli uomini a condividere un pasto con gli dei, e diede ordine di tagliare un bue in due parti, di cui una spettava a lui stesso e l'altra agli uomini, Prometeo nascose la carne migliore nella pelle del ventre, e le ossa nel grasso più buono, spingendo Zeus a mangiare quest'ultima parte.
Zeus non tollerò il raggiro e tolse il fuoco agli uomini.
E fu qui che Prometeo dimostrò di essere coraggioso, libero ed amoroso verso i suoi figli: chiese ad Atena di poter entrare nell'Olimpo e rubò il fuoco, accendendo una torcia dal carro di Elio, dio del sole.
La punizione dell'onnipotente Zeus è celebre: Prometeo fu incatenato nudo ad una montagna, trafitto da una colonna, ed ogni giorno un'aquila veniva per divorargli il fegato; questo ricresceva la notte ed il supplizio ricominciava.
I diversi miti ci lasciano diversi finali di questa storia, che vede però sempre Prometeo libero. Secondo Eschilo, è l'eroe Ercole a liberarlo; secondo altri Zeus pone fine alle sofferenze eterne dell'immortale Chirone scambiando la sua morte con l'immortalità di Prometeo.
Zeus, delirante di onnipotenza, cieco di ira ed egoismo, può essere sfidato solo dal cuore libero e coraggioso di Prometeo, la cui esistenza è dedicata all'uomo.

venerdì 17 luglio 2015

Glossario DaSeyn: Chandrà

No: ben presto si freddarono
Le emozioni in lui: il bel mondo
Lo annoiò col suo frastuono;
Più non furono le belle
Suo pensiero dominante;
Si stancò e di tradimenti
E d’amici e d’amicizie:
Non poteva mica sempre
Innaffiar paté e bistecche
Con bottiglie di champagne,
E sfornare motti arguti
Anche avendo il malditesta!
Mise infine da una parte
– Lui, galletto lesto a accendersi –
Lingua aguzza, piombo e sciabola.
Un malessere, che ormai
Sarebbe ora d’indagare,
Simile all’inglese spleen,
La nostrale chandrà, insomma,
Entrò in lui poco per volta.
Grazie a Dio, nemmen per scherzo
Fece il gesto di spararsi;
Ma alla vita si freddò.
Compariva nei salotti
Tetro e languido: un Childe-Harold;
Non le chiacchiere, né il boston,
Né un’occhiata carezzevole,
Né un sospiro manifesto,
Nulla più riuscì a toccarlo,
Nulla più lo interessò.

Cosi Aleksandr Sergevic Puskin descriveva la natura di Evgenij Onegin, protagonista delll’ononimo romanzo in versi scritto nel 1833. Leggendo un testo molto interessante publicato dall’associazione Tonalestate (www.tonalestate.org), ci siamo interrogati su questa parola, che la vita di Evgenij descrive bene più che spiegarla con formule. La parola chandrà in russo e la sua traduzione inglese spleen, indicano infatti non solo uno stato d’animo di noia e di disinteresse di fronte alla vita, ma, al dilà del semplice stato emotivo, indicano una concezione che l’uomo ha di sé all’interno della realtà stessa. Un grande uomo di cultura, il professor Riva, una volta le ha tradotte con la parola italiana atarassia, di cui ha dato la definizione che segue: “Si tratta di accettare di vivere dentro un disegno negativo fatto di promesse non mantenute, ingannatore e percio’ cattivo. L’uomo si abbandona cosi al fato, cioé a un destino per lui senza significato, senza reagire sforzandosi di essere imperturbabile.” Questa, più che una reale possibilità di vita, ci pare una bella invenzione letteraria che “non è in realtà praticabile poiché, per essere veramente attuata, dovrebbe consistere nello stare come un sasso, nel non avere nessun sentimento e, al limite,  nel non agire, e tutto cio’ è irreale. La sospensione di assenso e di vita si rivela infatti soltanto un’affermazione astratta, non vivibile se non in parte, con forti contraddizioni, e se non temporaneamente. Di fatto, essa non è durevole né totale, come dimostrano ogni esistenza personale e i regimi di potere assoluto che pretendono dal cittadino questo tipo di sottomissione” e come dimostra anche Evgenij Onegin quando rincontra Tat’jana il cui amore aveva rifiutato un tempo ma che torna a divorgli l’anima contro ogni suo tentativo di chandrà.

giovedì 16 luglio 2015

“Sembrar es llevar al mundo el deseo de un positivo.”


El sembrador es una obra de 1850, realizada por el artista Jean–François Millet, que se conserva en el Museum of Fine Arts,  de Boston. La obra nace en un periodo de cambio, en medio del panorama político francés. No queremos en este momento analizar el contexto socio-político, sino ver qué es lo que hace de esta obra, universal y contemporánea. Van Gogh copió mucho el trabajo de Millet, pues lo consideraba su maestro y guía espiritual. De hecho, es difícil no pensar en el texto bíblico y en las alusiones a la parábola del sembrador. El sol todavía está saliendo cuando el sembrador ya está obrando. Camina, casi corre, avanza con paso decidido hacia la realización de su tarea… aún cuando se trata de una labor de la cual no se sabrá el resultado si no posteriormente.
Avanza tan seguro que parece tener la certeza de que su trabajo será llevado a cabo por alguien más, o que su esfuerzo y sacrifico no serán inútiles. ¿O es un loco? ¿Agita sus brazos en la búsqueda desesperada de tierra fértil? Su cabeza se mantiene alta y firme, no sabemos si sus ojos siguen el movimiento de sus brazos, así como los ojos del artista siguen cada pincelada. Su rostro se pronuncia hacia el frente; este sembrador parece un ciego que deposita su entera confianza en algún buen amigo que lo conduce a casa. En sus brazos vemos sentimientos encontrados: su mano izquierda aferra con decisión el saco, como si llevase consigo alguna especie preciosa, mirra u oro; pero en su brazo derecho y en su mano vemos toda la libertad de quien se abandona en un gesto de gratitud. La semilla se protege, se custodia, pero sólo si muere dará fruto. En el sembrador notamos una tensión de quien tiene conciencia de haber recibido una tarea: lanzar la semilla, o sea anunciar la realidad; no en sentido periodístico informativo, sino como formación de un corazón, de una naturaleza, en sentido biológico. Anunciar la realidad de algo positivo. Así el sembrador deja su mundo, sus pequeñas seguridades y certezas y sale hacia el mundo de su verdadero deseo, ese que constituye el motor de la vida y que le da gusto, fuerza, valor y esperanza frente a todo dolor o dificultad. He aquí pues, el sembrador que sale a sembrar.

lunedì 13 luglio 2015