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giovedì 25 gennaio 2018
Città, paura e desiderio: Nagoya
Nagoya è una città che non si impara facilmente; la monotonia degli edifici e la ripetizione degli stessi elementi, tutti esatte repliche di un modello sconosciuto, come i konbini, le aree di parcheggio a pagamento, le stazioni della metropolitana, le grandi catene di centri commerciali, non aiutano. Sembra di non poterla conoscere mai bene. I monumenti storici sono chiusi in recinti o resi invisibili dagli alberi, per cui dalla strada non si intendono. Le insegne dei negozi, enormi e colorate, si tendono a dimenticare facilmente per i non yamatologi.
L'ingegneria civile, quella delle strade sopraelevate e delle torri per le telecomunicazioni, dei canali e dei cavi sospesi è ciò che dà la vera forma alla città. Quando si pensa a Nagoya in generale, sono questi gli elementi che vengono in mente.
Piano piano ci si costruisce un modo per classificare Nagoya. Si capisce che, proprio appena dietro a dove ci sono aree commerciali pulitissime e capitaliste, probabilmente si trova la rispettiva area residenziale, con le case che meno piani hanno, più sono belle. Si capisce che è il negozio più piccolo quello su cui basarsi per ricordarsi quel dato posto, perché è probabilmente quello che è lì da più tempo. Si capisce che, anche se ci si perde, prima o poi una stazione della metropolitana la si incontra.
mercoledì 20 dicembre 2017
martedì 12 dicembre 2017
Port Moresby (Papua Nuova Guinea) e Harare (Zimbabwe)
Secondo The Economist, nel 2012 queste erano le due capitali di stato meno vivibili al mondo, più o meno in parità con le più famose Dhaka, in Bangladesh, e Lagos in Nigeria (che non è capitale).
Port Moresby pare sia molto pericolosa per i livelli elevati di criminalità e di inquinamento. Spesso manca l'acqua ed in generale le condizioni igieniche sono pessime. E' abitata da mille etnie diverse (la Papua Nuova Guinea è il luogo con la più alta diversità etnica e linguistica al mondo); una di queste è l'etnia originaria, i Motu, i quali abitano in un villaggio inglobato dalla città. Deve il suo nome a un colonizzatore britannico.
Harare, analogamente, è stata fondata da colonizzatori britannici (a quanto pare le colonie britanniche non brillano per vivibilità, anche nei secoli più avanti), ma ha cambiato nome e fisionomia con il governo di Mugabe. Questi ha iniziato nel 2005 una campagna di demolizione delle baraccopoli, senza minimamente preoccuparsi delle conseguenze. Dalle immagini ha un aspetto moderno e da capitale abbastanza dignitoso. Certo, muoversi in automobile non è probabilmente la migliore idea.
mercoledì 29 novembre 2017
Idee per un presepe
Lavori eseguiti dall'artista australiano Joshua Smith in scala 1:20.
Materiali: compensato, cartone, plastica.
Spunti: Hong Kong, Sydney, Los Angeles
venerdì 10 novembre 2017
Il paesaggio urbano
Visioni seriali
Camminare da un capo all'altro di una città, ad andatura uniforme, fornisce una sequenza di rivelazioni che sono proposte nei disegni seriali che vanno letti da sinistra a destra. A ciascuna freccia sulla planimetria corrisponde un disegno.
Il procedere uniforme del percorso è illuminato da una serie di contrasti improvvisi; così si crea un impatto visuale che rivitalizza il piano (come urtare un uomo che sta addormentandosi in chiesa). I miei disegni non hanno relazione col luogo stesso; li ho scelti perché sembrava un piano evocativo.
Notate come anche le più leggere deviazioni nell'allineamento e e le variazioni anche più piccole in proiezioni o arretramento hanno un effetto tridimensionale di una potenza assolutamente notevole.
Gordon Cullen, Il paesaggio urbano - morfologia e progettazione
sabato 4 novembre 2017
Forma Urbis: la comunidad "Las Margaritas" a Santa Tecla, El Salvador
LE COMUNITÀ MARGINALI
San Salvador e Santa Tecla, nello stato centroamericano di El Salvador, presentano parti di tessuto insediativo spontanee, costituite da case povere, in lamiera, adobe o blocchi di calcestruzzo. Questi insediamenti vengono chiamati “comunidades”, e sono luoghi in cui il governo comunale permette la costruzione di abitazioni, senza fornire però servizi di urbanizzazione primaria e secondaria.
CAUSE
El Salvador è un piccolo paese, di cui solo il 35% della popolazione vive in aree rurali. Non è sempre stato così: le piantagioni di caffè e di añil occupavano gran parte della popolazione, fino agli anni ’50. A partire da quella decade, un fenomeno di inurbamento sempre maggiore si è manifestato nell’area metropolitana della capitale.
Le cause sono, in generale, legate alla ricerca di migliori condizioni di vita; scendendo nel particolare, possono essere grandi opere che richiamano operai e manovali, epidemie o violenze subite nelle aree rurali, motivi di studio o di lavoro, riunificazioni familiari.
Queste masse di persone trasferite venivano in origine alloggiate in dormitori pubblici, detti “portales”. Quando l’affollamento diventava insostenibile, il comune destinava un terreno ai migranti, in cui poter costruire una casa, senza nessun controllo nè aiuto.
SVILUPPO
COSTRUZIONENel terreno su cui il comune “chiude un occhio”, le famiglie sfrattate dai dormitori costruiscono in modo autonomo le proprie abitazioni, utilizzando materiali accessibili alle proprie risorse.
DIRITTO DI PROPRIETÀ
In assenza di controlli, nessun abitante della comunità inizialmente possiede documenti che attestino la proprietà della propria casa. Recenti provvedimenti del municipio di Santa Tecla hanno fornito a parte delle famiglie un atto di proprietà “di fatto”.
GHETTIZZAZIONE
Tutte le comunità marginali, una volta espanse e venute a contatto con la città “formale” sono state recintate e separate da essa, rendendo ancora più grande la distanza fra i suoi abitanti e gli altri cittadini.
CRIMINALITÀ
I membri delle “maras” rimpatriati dagli Stati Uniti si sono impossessati di gran parte delle comunità, rendendole le zone più pericolose della città.
RECUPERO
Grazie al Piano Regolatore, all’impegno di alcuni municipi e alla solidarietà internazionale, alcune comunità, come quella chiamata “Las Palmas” sono state rinnovate, fornendo servizi e nuove abitazioni.
IL CASO DE "LAS MARGARITAS"
Osservando la parte settentrionale di Santa Tecla, si notano, nel normale tessuto a maglia rettangolare, due strette strade perpendicolari, fittamente riempite di case dal tetto in lamiera. Si tratta di una comunità marginale, chiamata “Las Margaritas”.
L’incrocio tra la 13a Calle e la 7a Avenida si presenta normale. Essendo al limite dei sobborghi settentrionali, ancora non presenta una densità elevata: la città si mescola con le coltivazioni di caffè.
Il governo mette a disposizione di 384 famiglie il terreno delle strade ancora non urbanizzate per costruire le proprie case. Queste sfruttano lo spazio della sede stradale per costruire la propria comunità. Un muro divide la comunità dalla città “formale”.
La costruzione del Bulevar Monseñor Romero e dello svincolo di uscita porta alla demolizione di gran parte degli alloggi della comunità e alla sua separazione in due tratti. Vengono costruite altre mura di sicurezza sul lato della comunità confinante con la nuova strada.
Nuovi alloggi più dignitosi vengono forniti in risarcimento delle demolizioni. Un ponte pedonale ricongiunge le due parti della comunità, ma, di fatto, c’è una ghettizazione che comporta un proliferare della criminalità e della violenza.
In questa circostanza lavorano, specialmente intervenendo in aiuto all'infanzia, i volontari di FUNDIPRO, associazione di cooperazione salvadoregna, aiutata dalla controparte italiana I Sant'Innocenti (qui il sito web).
Estratto dalla tesi di laurea:
Pietro Vecchi, Progettazione di un'"aula di aiuto scolastico e umano" a Santa Tecla, El Salvador, Sapienza, marzo 2017
venerdì 3 novembre 2017
giovedì 27 aprile 2017
Le cose che ti colpiscono, guardando distrattamente 2
Qui la prima parte
Mentre cammini o guidi o sei su un treno, normalmente, non muovi la testa, e sono le cose che vedi a sfilarti davanti, non viceversa. Ma, certe volte, cose perlopiù normali ti bloccano. Giri la testa, si allontanano, e ci ragioni su. Ecco alcuni edifici che possono dare questa sensazione.
Roma, via Libia.
Su questo blocco residenziale di 10 piani un gioco di luce può ingannare l'occhio e far sembrare che la facciata avanzi ed arretri in un moto serpentino; invece è il blocco delle scale che sfalsa i piani e crea il suddetto effetto, complice l'ombra allungata della sera. Molto bella la soluzione delle aperture e la facciata in generale.
Meletole (RE).
(Foto di bassa qualità, presa da Google Maps): l'edificio bianco è il teatrino parrocchiale di questo paesino della bassa reggiana. Colpisce per le proporzioni, per la condensazione in piccolo di tutti gli attributi tipici di un teatro o di un cinema, compresa la cabina di proiezione che sporge sulla porta d'ingresso.
Corps (Isère, Francia).
Una casa di questo borgo alpino è particolarmente bella; non c'è forma che sia "a priori", ma tutto è plasmato a misura di ogni necessità. Così le finestre sono tutte diverse e a diverse altezze; la facciata ed il camino si uniscono in una bellissima forma ed ogni decorazione superflua è eliminata.
Mentre cammini o guidi o sei su un treno, normalmente, non muovi la testa, e sono le cose che vedi a sfilarti davanti, non viceversa. Ma, certe volte, cose perlopiù normali ti bloccano. Giri la testa, si allontanano, e ci ragioni su. Ecco alcuni edifici che possono dare questa sensazione.
Roma, via Libia.
Su questo blocco residenziale di 10 piani un gioco di luce può ingannare l'occhio e far sembrare che la facciata avanzi ed arretri in un moto serpentino; invece è il blocco delle scale che sfalsa i piani e crea il suddetto effetto, complice l'ombra allungata della sera. Molto bella la soluzione delle aperture e la facciata in generale.
Meletole (RE).
(Foto di bassa qualità, presa da Google Maps): l'edificio bianco è il teatrino parrocchiale di questo paesino della bassa reggiana. Colpisce per le proporzioni, per la condensazione in piccolo di tutti gli attributi tipici di un teatro o di un cinema, compresa la cabina di proiezione che sporge sulla porta d'ingresso.
Corps (Isère, Francia).
Una casa di questo borgo alpino è particolarmente bella; non c'è forma che sia "a priori", ma tutto è plasmato a misura di ogni necessità. Così le finestre sono tutte diverse e a diverse altezze; la facciata ed il camino si uniscono in una bellissima forma ed ogni decorazione superflua è eliminata.
lunedì 3 aprile 2017
Le città impossibili: Hyderabad ed i suoi "catturavento"
Sfogliando l'enciclopedia Treccani di una certa edizione molto vecchia, forse degli anni '30, alla voce "Asia", appare fra le altre questa foto, con la didascalia "Case con bocche d'aria a Haiderabad (Sind) - (da Orbis terrarium)".
giovedì 26 gennaio 2017
Le città impossibili: Tombouctou
Timbuctu (o Tombouctou) Città dell’od. Mali. Situata a N dell’ansa del Niger, T., esistente già verso il 12° sec. come campo periodico dei nomadi tuaregh, si sviluppò come città carovaniera. Agli inizi del Trecento fu incorporata nell’impero del Mali. Nello stesso secolo il viaggiatore arabo Ibn Battuta la menziona come grande centro islamico e maggiore mercato alle porte del Sahara occidentale. Conquistata nel 15° sec. dal Songhai (➔ Sonni Ali), raggiunse il proprio apogeo nel Cinquecento. Il declino ebbe inizio con l’occupazione marocchina del 1591. Saccheggiata da bambara e fulani, fu riconquistata dai tuaregh nel 1800. Nel 1894 fu occupata dai francesi. Il centro urbano storico, ancora compatto e coerente, caratterizzato da una pregevolissima architettura in terra conserva alcune fra le più antiche moschee dell’Africa occidentale.
(via Treccani)
martedì 11 ottobre 2016
Kendrick Lamar e la città
Kendrick Lamar, autore degli album più acclamati degli ultimi anni (To pimp a butterfly è fra i primi cinque posti in qualsiasi classifica dei migliori album del 2015), non è un musicista lineare. Per ascoltare un suo album o un suo pezzo ci vuole un certo impegno: basi che cambiano ogni 30 secondi circa, interruzioni brusche, frasi parlate, flow velocissimo, un'atmosfera anni 70, tra il soul e il progressive, molto acida.
Il video di Alright, diretto da Colin Tilley, forse ci introduce un po' nella comprensione della testa di Kendrick (mettete a schermo intero):
Che vuoi? Una casa o una macchina,
40 acri e un mulo, un pianoforte, una chitarra?
Qualsiasi cosa, davvero. Sai, mi chiamo Lucy2, sono la tua cagna,
Figlio di puttana, puoi vivere in un centro commerciale.
Vedo il male, lo capisco, so che è illegale
Ma non ci penso, metto in banca ogni piccolo zero.
Penso al mio amico che ha ridipinto e cromato la sua Regal.
Scavarmi nelle tasche non è un profitto, riesco a malapena a darti da mangiare.
La mia logica sta nel guadagnare almeno un dollaro in più al giorno
Per tenerti qua con il tuo chico.
Non ne parlo, non lo faccio vedere ogni volta che vedo qualcosa di figo.
Se è mio è anche tuo – paradiso, riesco quasi a toccarti.
Accarezzo, accarezzo, accarezzo il mio cane, tutto qua.
Mi rilasso e ci chiacchiero, spaccio per tutti voi.
Faccio rap, sono nero e sono sulla strada giusta – statene certi,
Scriverò dei miei gesti giusti e sbagliati finché non mi sentirò in pace con Dio.
“Avete visto?
Siamo stati male in passato,
Negri, quando non credevamo in noi stessi.
Guardavamo il mondo e ci dicevamo, “Da che parte andiamo?”
Negri, e odiamo la polizia
Che sembra ci voglia ammazzare per le strade.
Negri, sono alla porta del prete,
Mi tremano le ginocchia e potrebbe partirmi un colpo –
Ma andrà tutto bene.”
Negro, andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Mi senti, mi capisci? Andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Eh? Andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Mi senti, mi capisci? Andrà tutto bene.
Il video di Alright, diretto da Colin Tilley, forse ci introduce un po' nella comprensione della testa di Kendrick (mettete a schermo intero):
Nel video, in diversi pezzi, Kendrick si trova sopra la città: in una macchina portata a spalla dai poliziotti, appollaiato su un semaforo, o camminando a mezz'aria. In generale, mentre per tutti la città viene vista o dalla strada o da una finestra, lui fa di tutto per vedere le cose da quei punti per la cui visuale la città non è stata progettata.
Immaginiamo quindi che veda fatti che di solito non si vedono, e prospettive stradali diverse, e che venga a conoscenza di come sono fatti certi oggetti. Nel testo di Alright dice:
Che vuoi? Una casa o una macchina,
40 acri e un mulo, un pianoforte, una chitarra?
Qualsiasi cosa, davvero. Sai, mi chiamo Lucy2, sono la tua cagna,
Figlio di puttana, puoi vivere in un centro commerciale.
Vedo il male, lo capisco, so che è illegale
Ma non ci penso, metto in banca ogni piccolo zero.
Penso al mio amico che ha ridipinto e cromato la sua Regal.
Scavarmi nelle tasche non è un profitto, riesco a malapena a darti da mangiare.
La mia logica sta nel guadagnare almeno un dollaro in più al giorno
Per tenerti qua con il tuo chico.
Non ne parlo, non lo faccio vedere ogni volta che vedo qualcosa di figo.
Se è mio è anche tuo – paradiso, riesco quasi a toccarti.
Accarezzo, accarezzo, accarezzo il mio cane, tutto qua.
Mi rilasso e ci chiacchiero, spaccio per tutti voi.
Faccio rap, sono nero e sono sulla strada giusta – statene certi,
Scriverò dei miei gesti giusti e sbagliati finché non mi sentirò in pace con Dio.
“Avete visto?
Siamo stati male in passato,
Negri, quando non credevamo in noi stessi.
Guardavamo il mondo e ci dicevamo, “Da che parte andiamo?”
Negri, e odiamo la polizia
Che sembra ci voglia ammazzare per le strade.
Negri, sono alla porta del prete,
Mi tremano le ginocchia e potrebbe partirmi un colpo –
Ma andrà tutto bene.”
Negro, andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Mi senti, mi capisci? Andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Eh? Andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Mi senti, mi capisci? Andrà tutto bene.
E questo "alright" è ironicamente pessimista o è realisticamente realista? Il fatto è che lui vede la città da sopra un semaforo, per cui sa cose che altri non sanno. Che sappia veramente che tutto andrà bene?
martedì 27 settembre 2016
Le città impossibili: Petropavlovsk-Kamchatsky
Una razionale città per operai costruita dai moscoviti quasi su un altro pianeta.
mercoledì 6 luglio 2016
Tonalestate 2016 new topic: "Un mundo sin mañana" - L'héritage"
«J’ai bien tiré sur Dolokhov parce que je me croyais offensé par lui. Et Louis XVI, ne l’a-t-on pas exécuté parce qu’on le considérait comme un criminel ? Un an plus tard, on a guillotiné ceux qui l’avaient fait périr ; sans doute avait-on également des raisons pour cela. Qu’est-ce qui est mal, qu’est-ce qui est bien ? Que faut-il aimer, que faut-il haïr ? Pourquoi faut-il vivre, qu’est-ce que le moi ? » c’est ainsi que le très noble et maladroit Pierre s’interroge dans le roman Guerre et Paix, un chef d’œuvre, comme La Recherche du temps perdu, dont nous, les hommes, ne saurions être dignes si Tolstoï et Proust, ces deux génies peut-être très peu lus, ne nous en avaient rendus dignes.
Ces interrogations sont aussi celles qui se trouvent gravées dans l’âme des deux fiers paysans américains peints par Grant Wood en 1930, exemplaires de la force de persévérance et de la volonté de fondation propres aux pionniers et propres à quiconque ne se laisse leurrer ni par la bêtise, ni par l’inertie.
Ce sont également les interrogations contenues dans le thème ‒ l’héritage- que Tonalestate nous propose pour 2016 : que pouvons-nous laisser en héritage à nos enfants (et à leur tour, que pourront-ils transmettre à leurs enfants ?) si nous ne savons pas qui nous sommes et si nous ne savons pas de quelle nature est la graine qu’aujourd’hui, avec prudence ou avec légèreté, avec haine ou avec amour, nous sommes en train de semer, par notre vie même et par nos choix quotidiens ? Quel futur préparent pour nous ceux qui nous gouvernent et dont le visage nous est inconnu ? De même, à quel futur pensent leurs opposants lorsqu’ils les contestent, en utilisant les armes ou en diffusant des idées ? En 1974, Ali Primera, un révolutionnaire vénézuélien, chantait Un mundo sin mañana [Un monde sans lendemain] : des mots sans aucun doute très choquants, qui aujourd’hui, après plus de quarante ans, nous réveillent de notre mécontentement inquiet et inefficace.
Personne ne parvient vraiment à penser à un monde sans lendemain et pourtant tout nous porterait à y croire. Les guerres, lointaines ou voisines, la faim, la misère, la pauvreté, l’esclavage, l’exploitation, les injustices, les brimades, les abus, les affaires et les mauvais gouvernements : tout cela nous étonne malgré une répétitivité ancienne, rythmique, presque banale, cruelle. Impuissants face à tant de morts injustes, voici notre futur : seules quelques maisons/ de briques anciennes, écarlates/ et, rares, les chevelures/ des tamaris plus pâles/ d’heure en heure : souffreteuses créatures/ perdues dans l’effroi des visions.
Mais est-ce vraiment tout ? Dans sa saga sur la douleur, Ungaretti implore, d’une voix légère et délicate comme une dentelle de Bruges, la résurrection de l’ange du pauvre entre ces briques anciennes et l’horreur de ces visions. Qui est donc cet ange du pauvre ? Est-ce moi ? Est-ce toi ? Est-ce nous ? Qui peut transmuer en un cœur vibrant la pierre ardente sur laquelle nous marchons et sur laquelle opèrent les esprits obscurcis de ceux qui nous gouvernent ? Qui peut faire sortir d’eux et de nous la gentillesse qui survit dans l’âme ?
Avec ses invités, en présence de jeunes et d’adultes unis par une amitié visant à faire exister cette gentillesse, Tonalestate nous permettra, comme chaque année, de rencontrer plusieurs de ces anges du pauvre, tout en nous faisant réfléchir profondément sur ces questions initiales que chaque homme devrait poser et devrait se poser non pas à l’âge de cent ans, mais au premier lever de ce sourire de l’aube que nous appelons l’adolescence.
Le sujet de 2016 est donc inquiétant et généreux, important et vital. Tandis que nous y réfléchissons et nous y préparons, Tonalestate, par sa vocation internationale, nous invite tous à « feel the burn ».
Ces interrogations sont aussi celles qui se trouvent gravées dans l’âme des deux fiers paysans américains peints par Grant Wood en 1930, exemplaires de la force de persévérance et de la volonté de fondation propres aux pionniers et propres à quiconque ne se laisse leurrer ni par la bêtise, ni par l’inertie.
Ce sont également les interrogations contenues dans le thème ‒ l’héritage- que Tonalestate nous propose pour 2016 : que pouvons-nous laisser en héritage à nos enfants (et à leur tour, que pourront-ils transmettre à leurs enfants ?) si nous ne savons pas qui nous sommes et si nous ne savons pas de quelle nature est la graine qu’aujourd’hui, avec prudence ou avec légèreté, avec haine ou avec amour, nous sommes en train de semer, par notre vie même et par nos choix quotidiens ? Quel futur préparent pour nous ceux qui nous gouvernent et dont le visage nous est inconnu ? De même, à quel futur pensent leurs opposants lorsqu’ils les contestent, en utilisant les armes ou en diffusant des idées ? En 1974, Ali Primera, un révolutionnaire vénézuélien, chantait Un mundo sin mañana [Un monde sans lendemain] : des mots sans aucun doute très choquants, qui aujourd’hui, après plus de quarante ans, nous réveillent de notre mécontentement inquiet et inefficace.
Personne ne parvient vraiment à penser à un monde sans lendemain et pourtant tout nous porterait à y croire. Les guerres, lointaines ou voisines, la faim, la misère, la pauvreté, l’esclavage, l’exploitation, les injustices, les brimades, les abus, les affaires et les mauvais gouvernements : tout cela nous étonne malgré une répétitivité ancienne, rythmique, presque banale, cruelle. Impuissants face à tant de morts injustes, voici notre futur : seules quelques maisons/ de briques anciennes, écarlates/ et, rares, les chevelures/ des tamaris plus pâles/ d’heure en heure : souffreteuses créatures/ perdues dans l’effroi des visions.
Mais est-ce vraiment tout ? Dans sa saga sur la douleur, Ungaretti implore, d’une voix légère et délicate comme une dentelle de Bruges, la résurrection de l’ange du pauvre entre ces briques anciennes et l’horreur de ces visions. Qui est donc cet ange du pauvre ? Est-ce moi ? Est-ce toi ? Est-ce nous ? Qui peut transmuer en un cœur vibrant la pierre ardente sur laquelle nous marchons et sur laquelle opèrent les esprits obscurcis de ceux qui nous gouvernent ? Qui peut faire sortir d’eux et de nous la gentillesse qui survit dans l’âme ?
Avec ses invités, en présence de jeunes et d’adultes unis par une amitié visant à faire exister cette gentillesse, Tonalestate nous permettra, comme chaque année, de rencontrer plusieurs de ces anges du pauvre, tout en nous faisant réfléchir profondément sur ces questions initiales que chaque homme devrait poser et devrait se poser non pas à l’âge de cent ans, mais au premier lever de ce sourire de l’aube que nous appelons l’adolescence.
Le sujet de 2016 est donc inquiétant et généreux, important et vital. Tandis que nous y réfléchissons et nous y préparons, Tonalestate, par sa vocation internationale, nous invite tous à « feel the burn ».
sabato 11 giugno 2016
Driving in Tokyo
Sound design by Daseyn for “The City: Fear and Desire"
Tracklist:
1 Transit - Venice - Fennesz
2 Fitter Happier - Ok Computer - Radiohead
3 Gravity (feat. Jana Hunter) - Lost - Trentemøller
4 City of Light - Venice - Fennesz
5 Outro (Mandatory) - Psyence Fiction - UNKLE
June 2016
venerdì 13 maggio 2016
El impresionante ‘Big City Life’ en Tor Marancia
venerdì 4 marzo 2016
domenica 28 febbraio 2016
Sugar Hill in Manhattan
With the price of real estate so dear, every new building in New York comes with big expectations, but this one more than most. The $84 million subsidized housing complex in Upper Manhattan called Sugar Hill Development has outsize ambitions.
It has been conceived to serve some of the very poorest New Yorkers, who will move into anything but a run-of-the-mill building. Designed by a marquee architect, with no concessions to timid taste, the project aspires to must-see status.
giovedì 25 febbraio 2016
mercoledì 10 febbraio 2016
Reflections in Karlsruhe
La prima parte dell’installazione di Jesper Wachtmeister Reflections – visibile al Palace Garden in occasione del trecentesimo anniversario della città di Karlsruhe – affronta attraverso immagini ispirate a Superstudio e Lebbeus Woods la trasformazione e la rigenerazione della facciata del palazzo, la cui architettura sembra essere sfregiata e sfondata.
Ma successivamente queste ferite visive guariscono e si richiudono, portando il palazzo a un nuovo splendore.
Al pubblico è poi offerta l’opportunità di confrontarsi sulla facciata del palazzo. Pensieri, saluti, e desideri sono comunicati tramite SMS e proiettati sulla facciata in forma di fumetti. Modi particolari di scrittura possono influenzare la forma delle bolle di discorso. Un punto interrogativo alla fine del messaggio, ad esempio, genera un “fumetto pensato,” mentre la scrittura in lettere maiuscole crea quello che viene chiamato un
“fumetto urlato”.
giovedì 4 febbraio 2016
Biblioteche: Biblioteca delle arti a Reggio Emilia
Esterno: 6
Interno: 8
Possibilità di concentrazione: 9
Orario: -
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Campionare i fumetti: Samplerman comics by Yvang
"Yvan Guillo, aka Yvang, è un fumettista francese nato nel 1971. Ha cominciato pubblicando fumetti in varie fanzine fin dai primi anni ...
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Fig. 1 : Pablo Zelaya Sierra. Paisaje con hombre segando . 73 x 63.5 cm. Sin fecha . Fig. 2 : Pablo Zelaya Sierra. La...







































