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domenica 24 maggio 2020

Campionare i fumetti: Samplerman comics by Yvang

"Yvan Guillo, aka Yvang, è un fumettista francese nato nel 1971. Ha cominciato pubblicando fumetti in varie fanzine fin dai primi anni 90, e non si è mai fermato. Ha recentemente pubblicato alcuni libri di fumetti per bambini, alcuni autopubblicati, altri con la casa editrice “Le Moule à Gaufres”. Gestisce un blog Tumblr condiviso con Léo Quievreux, “zdnd”, la zone de non-droit , dove posta esperimenti, progetti collaterali e lavori spesso non finiti. I collage digitali dei fumetti dell'era d'oro americana intitolati "Samplerman" sono cominciati là, e la calorosa accoglienza vie ha fornito la spinta per continuare".
(Traduzione da electricliterature).

Il sample, o campionamento, è un termine musicale che indica la registrazione di suoni, parole, o brani e la loro modifica in termini di taglio e modulazione.





giovedì 12 marzo 2020

La Compagnia, Takayoshi Shibata (2019)



È attraverso lo svolgersi del tempo, così come è grazie ad alcuni incontri inaspettati che ci rendiamo conto dell’azione continua, dentro la realtà, di un qualcosa o meglio di un qualcuno. Se notiamo infatti cambiamenti prevedibili e regolari, veniamo però poi sopresi da imprevedibili mutamenti e la quiete e il silenzio che nascono in noi ci permettono di guardare in modo nuovo, con attenzione e stupore, quel che succede davanti ai nostri occhi e nella nostra vita. Nel trittico “La Compagnia”, Takayoshi Shibata ci presenta una città medievale, con le sue case, la chiesa, e quel campanile che già da lontano può essere intravisto da chi è in cammino verso la città, una città il cui volto, carico d’espressività, reso quasi un palcoscenico, segnala i percorsi quotidiani di coloro che ne hanno costruito le case e anche quel consolante campanile. L’uso dei pannelli indica che solo uno sguardo dall’alto può dare unità agli istanti e agli spazi, istanti e spazi carichi ciascuno di un significato proprio. E così, con quelle sue pennellate orizzontali, l’atmosfera si impadronisce della nostra vista, quasi a porre in evidenza l’apparente immobilità degli edifici, mentre le nuvole viaggiano in un cielo verdeggiante, un cielo che risulta essere la scoperta più importante, perché puro riflesso della voluttuosità della collina e degli alberi che attraversano la città, e così il cielo, in quel suo verdeggiare, si fa nostra compagnia, diventa solida accoglienza, vicinanza davvero prossima. Perché è solo nell’insieme che si comprende il valore di ogni singola cosa, dato che ogni cosa trova in esso il suo posto. Takayoshi Shibata ci regala un ritratto non ideologico dell’armonia, e ci dona una città nella quale è possibile condividere la normalità della vita, una città che si fa armonia perché ciò che in essa possiedo, la mia casa, il mio spazio, l’aria che respiro non sono più soltanto un mio possesso ma sono diventati un dono, proprio perché posso metterli in comune con gli altri. 
Carlos Ciade (Messico) 
Da The Others, February 2020

Takayoshi Shibata nasce nel 1953 a Nagoya, Giappone. Nel 1976 si laurea presso l'Università di Belle Arti di Nagoya. Nel 1978 si trasferisce in Italia e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove si laurea nel 1982. Dal 1984 è impegnato in una scuola privata di Belle Arti e continua il lavoro di pittore.

martedì 20 febbraio 2018

Christo’s floating sculpture for London lake gets go ahead



The conceptual artist Christo will create a Mastaba sculpture for London’s Hyde Park, which will float on the Serpentine lake during the summer, after Westminster Council approved the scheme, granting planning permission yesterday (23 January). The piece is linked to a show of works due to open at the nearby Serpentine Galleries (20 June-9 September), encompassing sculptures, drawings and photographs from the past 50 years by Christo and his late partner Jeanne-Claude.

“In parallel with this exciting exhibition, Christo hopes to create his first large-scale temporary sculpture in the UK in the middle of the Serpentine Lake. Many years in the planning, this will be funded entirely by the artist,” a Serpentine spokeswoman says. According to the Evening Standard newspaper, the Mastaba will comprise 7,506 barrels placed on a platform of plastic cubes.

Christo’s Floating Piers on Lake Iseo in Italy—the New York-based artist’s first outdoor installation since 2005—was the world’s most-visited work of art in 2016. Christo erected 3km of fabric-covered pontoons between an island and the shore, and invited the public to walk on water. In total, 1.2m people experienced the site-specific installation over 16 days.

Last year, Christo told us that his long-awaited Abu Dhabi-based Mastaba project in the desert is still on track. The artist has been planning the 492-foot-tall structure, comprising 410,000 multi-coloured aluminium barrels, for 40 years. The permanent piece will bearranged in the trapezoidal shape associated with a type of Old Kingdom ancient Egyptian tomb.

Early last year however, he pulled the plug on his Over the River project, which would have covered 42 miles of the Arkansas River in silver fabric for 14 days. After 20 years of planning, Christo said he had no interest in finishing the project under Donald Trump’s presidency.

GARETH HARRIS

24th January 2018

mercoledì 7 febbraio 2018

Restauro della pagoda del Yakushiji


La pagoda est dello Yakushiji di Nara è un edificio originale del 730. Quello iniziato nel 2012 è il secondo restauro della sua storia; la pagoda viene disassemblata e restaurata elemento per elemento, come una macchina. Il pilastro centrale, alto ben 34 metri, è ormai pietrificato, e cavo all'interno; eppure, continua la sua funzione.

domenica 24 dicembre 2017

Buon Natale da DaSeyn

José "Pitok" Blanco, Harvest scene
DaSeyn augura a tutti i lettori e anche ai non lettori un buon Natale!
Ci vediamo presto con nuove escursioni su arte, architettura, cinema, design, fotografia, grafica, informatica, letteratura e teatro. Per EsserCi.

sabato 2 dicembre 2017

Kasimir Malevič, Ogata Kōrin

Niente illusioni di profondità, niente inganni prospettici, solo campi di colori e sfondo piatto: il disegno è disegno, lo spazio è spazio.
Kasimir Malevič, La casa rossa

Ogata Kōrin, Kakemono
 

giovedì 30 novembre 2017

Le sculture a mosaico di Montezuma


Impugnatura di coltello sacrificale. Cultura azteca (1300-1521 d.C.)
Fra i mosaici più belli che si possano vedere ci sono quelli di quattro piccole sculture azteche conservate presso il Museo Prestorico Etnografico Pigarini di Roma. Due maschere e due impugnature di coltello in legno, ricoperte di pietre preziose.

martedì 28 novembre 2017

Emil Nolde - Cristo y los niños

1910, Museum of Modern Art, New York

Emil Hansen (que cambia su apellido a Nolde, nacido en la localidad del mismo nombre, en Tordern, el año 1867) fue un pintor, grabador y acuarelista alemán, conocido sobre todo por ser uno de los máximos exponentes del Expresionismo. Además de sus contactos con los grupos expresionistas Die Brüke (El Puente) y Der Blaue Reiter (El Caballero Azul), fueron fundamentales para su obra Paul Gauguin, Vincent Van Gogh, Edvar Munch y James Ensor, influencia fácil de percibir en su pintura; de ellos aprendió un modo diferente de percibir la realidad y representarla como sentida: capturar la vida - a veces oculta - que está en el corazón de las cosas, transformándolas y enriqueciéndolas con el pensamiento y el espíritu propio. Nolde fue un pintor muy introvertido, de hecho, la colaboración con El Puente duró solo un año, aún si mantuvo una fuerte amistad con todos los artistas del grupo. Podríamos decir que esta introspección suya, fue lo que
le permitió comunicar esas grandes emociones tópicas del expresionismo alemán. No obstante la cercanía de Nolde con las mayores corrientes alemanas de la época, su estilo permaneció siempre muy personal.
En su gran obra artística abunda una diversidad de temas que va desde la nueva vida de la ciudad a inicios de siglo, a temas de denuncia, a temática religiosa, y es curiosa esta última en un momento histórico donde Picasso pintaba Les Demoiselles d’Avignon en 1907, Marinetti presentaba su manifiesto futurista en 1909, es decir, un momento histórico donde se daba una - aparente - ruptura con la tradición, sea en términos estilísticos que tematicos. Durante el periodo 1909-1912, en la pintura de Nolde los temas religiosos están muy presentes y es, de hecho, de estas fechas “Cristo y los
niños, obra potente de profunda humanidad y bella sencillez.
El centro visual de la composición está ocupado por una figura de espaldas con una veste azul-verdosa, no vemos su rostro, pero de la alegría de los niños, de sus cándidas sonrisas podemos imaginar que sea uno lleno de amor, que acoge; sus miradas se dirigen todas a él. La felicidad consiste en el depender de aquella mirada. Al lado derecho vemos un grupo de ancianos, maestros podríamos decir, que se amontonan que se miran entre ellos, otros escandalizados y sorprendidos. Tal vez son  aquellos  moralmente  perfectos, los sabiondos, conocedores de la verdad, pero aquel cerrarse entre ellos, sus miradas llenas de palabras, los hace ciegos frente a un hecho.
Sus vestes violáceas nos muestra el dolor de quien cree poseer todas las respuestas, de quien se cree autosuficiente,  autorreferencial, mientras que la alegría viene de reconocer una presencia, de un abrazo grande donde todo es tomado, inclusive la y sobre todo la razón, que como dice el escritor Antonio De Petro, es adherir frente a un hecho.
Nolde con sus gamas de color, con sus  enérgicas pinceladas, con su técnica libre de virtuosismos, nos entrega una obra humana, una pintura vibrante, que nos hace ver que para confiar toda la existencia en un abrazo hay que entregarse, hay que arriesgarse.


giovedì 16 novembre 2017

An Astonishingly Small Stone Carving That Has the Power to Change Art History


More than two years ago researchers from the University of Cincinnati unearthed a 3,500-year-old tomb in the southwest of Greece. The tomb belonged to a Bronze Age warrior nicknamed the “Griffin Warrior,” and contained many treasures, such as four gold signet rings, that have challenged previous notions about the origins of Greek civilization.

sabato 11 novembre 2017

Lancio dell'anno europeo del patrimonio culturale in Italia

Il 2018 è stato dichiarato dalla UE “Anno europeo del patrimonio culturale” (Decisione UE 2017/864). Il prossimo 20 novembre alle 9.30 a Roma presso la sala Spadolini di via del Collegio Romano 27 il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, on. Dario Franceschini, lancerà l’Anno europeo in Italia, presentandone gli eventi chiave agli operatori e alla stampa. Parteciperanno il capo della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, dr. Beatrice Covassi, la parlamentare europea On. Silvia Costa, la coordinatrice europea dell’Anno, dr. Catherine Magnant.
A fine lavori seguirà un cocktail.

Per partecipare alla manifestazione occorre preventivamente registrarsi attraverso la form seguente:
https://www.eventbrite.com/e/lancio-anno-europeo-patrimonio-culturale-2018-tickets-39651704315

Finalità dell’Anno europeo è incoraggiare la condivisione e la valorizzazione del patrimonio culturale dell'Europa quale risorsa condivisa, sensibilizzare alla storia e ai valori comuni e rafforzare il senso di appartenenza a uno spazio comune europeo. Tre sono gli obiettivi generali, promuovere il ruolo del patrimonio culturale dell'Europa quale componente essenziale della diversità culturale e del dialogo interculturale, rafforzare il contributo del patrimonio culturale dell'Europa alla società e all'economia, promuovere il patrimonio culturale come elemento importante delle relazioni tra l'Unione e i paesi terzi. 14 obiettivi specifici articolano gli obiettivi generali.

L’Anno europeo contribuirà ad affermare una visione ampia e integrata del patrimonio, che includa il paesaggio, l’immateriale, il digitale e sia chiaramente in dialogo con la produzione creativa contemporanea; sia mezzo per l’identificazione e affermazione di valori civili e diritti umani, strumento per il dialogo interculturale e per l’individuazione di risposte alle sfide della contemporaneità; agevoli la comprensione dei valori comuni alla base della nostra identità europea e incrementi la capacità di dialogo e comprensione di culture diverse dalla nostra.
Un Anno europeo di successo contribuirà all’affermazione della trasversalità delle politiche europee del patrimonio culturale, già delineata dall’art. 167 del Trattato di Lisbona, evidenziando e rafforzando l’importanza della cultura e del patrimonio culturale per l’inclusione e la coesione sociale, per lo sviluppo economico, per le relazioni internazionali e per le diverse alter politiche cui esso contribuisce.

Organizzato da: MiBACT - Coordinamento Nazionale Anno Europeo Patrimonio Culturale 2018

Per info: annoeuropeo2018@beniculturali.it

Autore: MiBACT - Coordinamento Nazionale Anno Europeo Patrimonio Culturale 2018

lunedì 6 novembre 2017

Hakuin Ekaku, Ciechi che attraversano un ponte

Hakuin Ekaku, Ciechi che attraversano un ponte, XVII secolo, inchiostro su carta, 14,22 x 67,31 cm, collezione privata

Questo rotolo dipinto dal monaco zen giapponese Hakuin Ekaku è accompagnato da una calligrafia che reca scritto:
Sia la vita interiore sia il mondo fluttuante intorno a noi
sono come ciechi che vagano su un ponte.
Una mente che possa andare oltre è la guida migliore.
Il bellissimo tratto monocromatico del dipinto mostra proprio questi uomini ciechi che non sanno se il ponte su cui camminano abbia una meta. 
Innanzitutto, il ponte disegnato non arriva a terra, ma si assottiglia e si divide in rametti, come fosse il tronco di un albero caduto. In realtà, sembra nell'atto di protendersi verso l'altra sponda; e lo spettatore si trova a sperare che, quando i ciechi arriveranno all'estremità del ponte, questo sia cresciuto fino all'altra riva.
Ma la cosa più bella che qui è rappresentata è il dualismo delle forze che spingono l'uomo: 

1) una miseria, borghesia e volontà di sicurezza, che tira indietro il corpo e fa abbassare il sedere fin quasi a frenare;
2) un desiderio, domanda, richiamo ad andare più in là, che fa protendere le mani a tentoni in avanti.

L'uomo è misero e grande allo stesso tempo; così misero che per un piatto di minestra venderebbe il suo desiderio di felicità, e così grande da pentirsene e da continuare a desiderare.

domenica 5 novembre 2017

Exhibition: Giulia Napoleone - Istituto centrale per la grafica a Roma

Una bella mostra con ingresso gratuito; a Roma, vicino alla Fontana di Trevi.
Sono esposti disegni di Giulia Napoleone, artista pescarese che realizza minute composizioni di puntini, cerchi, tratti, di china nera o colorata, che si addensano e si diradano a formare pattern e paesaggi. I disegni illustrano famose poesie di Leopardi, Joyce o Montale.
E' una mostra piacevole, avvicinandosi con l'occhio a queste piccole opere si riesce a vedere punto per punto dove è passato il pennino, si vede la ruvidezza della carta e si scherza su quanto tempo possa aver impiegato Giulia Napoleone a fare migliaia di puntini su un così piccolo pezzo di carta.
Particolarmente bello è l'effetto con cui lascia puntini bianchi su uno sfondo fittamente tracciato di segni neri.

venerdì 3 novembre 2017

Paul Gauguin, La ronde des petite filles, 1888

Paul Gauguin, 1888, Washington, National gallery of arts
La strana combinazione tra ciò che la realtà ci presenta e come la accogliamo dà come risultato quella che chiamiamo, in movimento sempre, “personalità”;  e, nonostante esista ancora chi ritiene che le persone siano dei bicchieri da riempire di contenuti, è impossibile non andare, almeno col desiderio, molto più in là di ciò che la realtà stessa ci presenta.
Nel dipinto “La ronde des petites filles” del 1888, Paul Gauguin rappresenta una scena di provincia e ci dona l’età dell’innocenza, simboleggiata dalla presenza di tre bimbe bretoni, figlie di quella regione dunque che, in quel tempo, veniva considerata lontana dalla perversa influenza delle grandi città e della loro infausta frenesia.
Le fanciulle giocano a una specie di girotondo, unità di canto e di danza che non chiede nient’altro se non la partecipazione personale. Vestono abiti tipici ed esiste tra loro un intreccio delicato e profondissimo. Non si guardano negli occhi ed è proprio questo “non-gesto” a colpirci: se pensiamo, infatti, a dipinti simili (in Matisse o in Rubens), chi danza lo fa “faccia a faccia”, come controllando quale risposta gli venga da chi ha di fronte. Non succede così in questo quadro: le tre bambine non hanno bisogno di guardare ciò che fa l’altra: in ciascuna di loro c’è una fiducia totale nel loro semplice e giocondo trovarsi nel semicerchio della pace.
Nel paesaggio emerge una torre gotica tipica delle chiese della regione, un muro massiccio e qualche casa sommersa: tutto sembra nascere dalla campagna, quasi fossero pini o colline, in un mondo senza tempo, privo di qualsiasi conflitto. Forse il pittore ha scelto di non lasciarsi sfuggire, magari di rendere eterno un momento di quieto abbandono, privo anche dell’ombra più sottile di minaccia.  Le tre bimbe si affidano a una mano che le conduce senza pretesa. Il “mano nella mano” non fa loro alcun male ed avvertono, senza bisogno di riflettervi,  che il destino le abbraccia con l’amicizia umanissima ed eterna di quelle compagne unite da una danza silenziosa, suonata dal purissimo, semplicissimo segreto racchiuso nel cuore di ciascuna di loro. 

Carlos Ciade, da "The Others International" anno XX, n° 2

lunedì 27 marzo 2017

L'imposizione del nome al Battista, Beato Angelico


Firenze, museo di S. Marco, 1428-1430
Chi conosce e il senso di quel che accade? Chi può davvero sapere se un evento che ci sembra normale non sia invece un grande evento che resta velato al nostro sguardo? Dipende forse da come guardiamo gli eventi? O non sarà invece che esiste un modo che potrebbe far sì che ogni istante sia segno della presenza di un vero Evento?
Nel dipinto “L’imposizione del nome al Battista” di Fra’ Giovanni da Fiesole, noto come il Beato Angelico, ci troviamo di fronte a una scena in fondo normale: è nato un bambino e le donne vanno e vengono tra il padre e il neonato.  Lo fanno in fretta e con innocente candore. Sono in festa perché è venuto al mondo un bimbo. Tutto in loro, dal colore degli abiti ai delicati ricami, sottolinea la gioia del dono della maternità;  le  maniche, i polsi, le pettinature sono perfettamente adeguati all’entusiasmo che anima queste donne che parlano tra loro, che fanno commenti e che allargano le braccia, desiderose di cullare il bambino. Ci troviamo a esser parte di quella scena che si svolge dentro un cortile che altro non è  che un ampio corridoio messo lì ad esaltare realisticamente la prospettiva: la scena è di un tale realismo da suscitare in noi una specie di vertigine. A fianco di questo vivacissimo muoversi, un vecchio resta seduto e noi possiamo vederlo solo per tre quarti: ha le gambe accavallate e, un po’ infastidito, si accinge a scrivere. Son forse le donne a insistere perché lo faccia e perché lo faccia in fretta, anzi, subito: deve scrivere quel nome, prima di indugiare a contemplare il suo piccolo appena nato. La scena descrive magistralmente un antico racconto, fatto a suo tempo da un medico per il quale ogni fenomeno fisico non era che un sintomo da osservare con attenzione.
Dice il racconto che quel vecchio era diventato muto perché non aveva creduto che sarebbe stato possibile, per sua moglie da sempre sterile, generare un figlio. Ma il figlio, continua il racconto, venne generato poi nacque e, non appena l’anziano incredulo scriverà quel nome su quella tavoletta, ritroverà il dono della parola. L’Angelico ci fa spettatori di un paradosso: mentre l’anziano scrive, assorto nel suo silenzio, tutto in lui grida che l’Evento si è fatto presente, che l’impossibile si è realizzato. È davvero sorprendente come, eliminati gli elementi simbolici, il Beato Angelico abbia saputo mostrare, in un vecchio silenziosamente seduto di sghimbescio, la coesistenza di due posizioni, quella del dubbio e quella dell’evidenza, le quali perfettamente convivono in un dipinto dove le due facce della stessa moneta sanno stare insieme, in conflitto e in armonia, quasi due solidi e distinti fili che si trovano a essere fermamente uniti dalla sottile traccia di un pennello.

da The Others International, gennaio 2017

Un pavimento cosmatesco a Westminster

Porfido rosso, serpentino verde, giallo antico e marmo bianco. Con questi quattro tipi di pietra i maestri marmorari della famiglia romana dei Cosmati hanno realizzato nel Lazio i pavimenti geometrici più belli del Medioevo (ma forse di tutti i tempi).

lunedì 19 settembre 2016

Henry Ossawa Tanner, Gesù e Nicodemo, 1899


Henry Ossawa Tanner, fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, fu fra i primi pittori afroamericani ad avere un certo successo.
In questa scena notturna due figure sono sedute sul tetto di un'abitazione. Lo spazio ed il tempo di questo soggetto sono riconoscibili a colpo d'occhio nella Palestina di duemila anni fa (altri pittori ambientano le scene della vita di Gesù nel proprio spazio e tempo, nel "proprio" dell'autore). Gesù parla e Nicodemo ascolta attento, forse pronto a fare domande. Non c'è nessuna estasi o sentimentalismo, non c'è altro che il racconto del fatto; lo stile stesso del quadro fa pensare più all'illustrazione di un libro che ad un quadro. E' un quadro che stranisce per la sua assenza di artisticità e di intellettualismo, sembra un quadro per "non esperti", un quadro fatto da uno che non ha cultura.
Si osserva quindi Gesù che parla come un qualsiasi uomo quando parla seriamente, che tiene gli occhi fermi e duri, che gesticola con una mano; l'importanza di quello che dice la si capisce da come Nicodemo è teso in avanti all'ascolto. Gesù gli sta spiegando l'inspiegabile, il "rinascere dall'alto", e tutto questo avviene non nell'iperspazio o fra gli angeli, ma quel giorno a quella data ora in quel posto. Come meglio rappresentare la scena se non togliendo ogni possibilità di interpretazione?

domenica 18 settembre 2016

Ipse Dixit: Van Gogh

Sono sempre più convinto, come del resto ho già detto a Isaäcson, che lavorando assiduamente dal vero senza dirsi preventivamente: "Vaglio fare questo o quest'altro", ma lavorando come se si facessero delle scarpe, senza preoccupazioni artistiche, non si farà sempre del bene, ma verrà il giorno in cui, anche non pensandoci, si troverà un soggetto di pari valore del lavoro di quelli che ci hanno preceduto. Si impara a conoscere un paese, che in fondo è completamente diverso da come ci è apparso a prima vista.
Vincent Van Gogh, Lettere a Theo

martedì 13 settembre 2016

150th Anniversary Edition of “Alice in Wonderland” Features Rare 1969 Salvador Dalí Illustrations

While glancing at Salvador Dalí’s paintings one might get the sense that they’ve tripped down their mind’s own rabbit hole, all of a sudden dropped within a barren wasteland filed with abstract objects and creatures.

mercoledì 6 luglio 2016

Tonalestate 2016 new topic: "Un mundo sin mañana" - L'héritage"

«J’ai bien tiré sur Dolokhov parce que je me croyais offensé par lui. Et Louis XVI, ne l’a-t-on pas exécuté parce qu’on le considérait comme un criminel ? Un an plus tard, on a guillotiné ceux qui l’avaient fait périr ; sans doute avait-on également des raisons pour cela. Qu’est-ce qui est mal, qu’est-ce qui est bien ? Que faut-il aimer, que faut-il haïr ? Pourquoi faut-il vivre, qu’est-ce que le moi ? »  c’est ainsi que le très noble et maladroit Pierre s’interroge dans le roman Guerre et Paix, un chef d’œuvre, comme La Recherche du temps perdu, dont nous, les hommes, ne saurions être dignes si Tolstoï et Proust, ces deux génies peut-être très peu lus,  ne nous en avaient rendus dignes.

Ces interrogations sont aussi celles qui se trouvent gravées dans l’âme des deux fiers paysans américains peints par Grant Wood en 1930, exemplaires de la force de persévérance et de la volonté de fondation propres aux pionniers et propres à quiconque ne se laisse leurrer ni par la bêtise, ni par l’inertie.

Ce sont également les interrogations contenues dans le thème ‒ l’héritage- que Tonalestate nous propose pour 2016 : que pouvons-nous laisser en héritage à nos enfants (et à leur tour,  que pourront-ils transmettre à leurs enfants ?) si nous ne savons pas qui nous sommes et si nous ne savons pas de quelle nature est la graine qu’aujourd’hui, avec prudence ou avec légèreté,  avec haine ou avec amour, nous sommes en train de semer, par notre vie même et par nos choix quotidiens ? Quel futur préparent pour nous ceux qui nous gouvernent et dont le visage nous est inconnu ? De même, à quel futur pensent leurs opposants lorsqu’ils les contestent, en utilisant les armes ou en diffusant des idées ? En 1974, Ali Primera, un révolutionnaire vénézuélien, chantait Un mundo sin mañana [Un monde sans lendemain] : des mots sans aucun doute très choquants, qui aujourd’hui, après plus de quarante ans, nous réveillent de notre mécontentement inquiet et inefficace.

Personne ne parvient  vraiment à penser à un monde sans lendemain et pourtant tout nous porterait à y croire. Les guerres, lointaines ou voisines, la faim, la misère, la pauvreté, l’esclavage, l’exploitation, les injustices, les brimades, les abus,  les affaires et les mauvais gouvernements : tout cela nous étonne malgré une répétitivité ancienne, rythmique, presque banale, cruelle. Impuissants face à tant de  morts injustes, voici notre futur : seules quelques maisons/ de briques anciennes, écarlates/ et, rares, les chevelures/ des tamaris plus pâles/ d’heure en heure : souffreteuses créatures/ perdues dans l’effroi des visions.

Mais est-ce vraiment tout ? Dans sa saga sur la douleur, Ungaretti implore, d’une voix légère et délicate comme une dentelle de Bruges, la résurrection de l’ange du pauvre entre ces briques anciennes et l’horreur de ces visions. Qui est donc cet ange du pauvre ? Est-ce moi ? Est-ce toi ? Est-ce nous ? Qui peut transmuer en un cœur vibrant la pierre ardente sur laquelle nous marchons et sur laquelle opèrent les esprits obscurcis de ceux qui nous gouvernent ? Qui peut faire sortir d’eux et de nous la gentillesse qui survit dans l’âme ?

Avec ses invités, en présence de jeunes et d’adultes unis par une amitié visant à faire exister cette gentillesse, Tonalestate nous permettra, comme chaque année, de rencontrer plusieurs de ces anges du pauvre, tout en nous faisant réfléchir profondément sur ces questions initiales que chaque homme devrait poser et devrait se poser non pas à l’âge de cent ans, mais au premier lever de ce sourire de l’aube que nous appelons l’adolescence.

Le sujet de 2016 est donc inquiétant et généreux, important et vital. Tandis que nous y réfléchissons et nous y préparons, Tonalestate, par sa vocation internationale, nous invite tous à « feel the burn ».

Campionare i fumetti: Samplerman comics by Yvang

"Yvan Guillo, aka Yvang, è un fumettista francese nato nel 1971. Ha cominciato pubblicando fumetti in varie fanzine fin dai primi anni ...