martedì 28 marzo 2017
Una stalla a Gut Garkau
Hugo Haring fu un architetto tedesco, un grande teorico, un collega di studio di Mies Van Der Rohe, l'inventore di un'alternativa al razionalismo degli anni '20, un esiliato dal CIAM (il congresso internazionale per l'architettura moderna) per questa sua posizione.
Dunque, questa personalità combattiva, mai scesa a compromessi, ovviamente non ebbe molte occasioni di costruire le proprie idee; la storia ha fatto vincere altri e di Haring ci sono rimaste pochissime opere realizzate, delle quali, nei libri, si trova solo questa stalla, facente parte di una "fattoria modello" in Germania.
lunedì 27 marzo 2017
L'imposizione del nome al Battista, Beato Angelico
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| Firenze, museo di S. Marco, 1428-1430 |
Chi conosce e il senso di quel che accade? Chi può davvero sapere se un evento che ci sembra normale non sia invece un grande evento che resta velato al nostro sguardo? Dipende forse da come guardiamo gli eventi? O non sarà invece che esiste un modo che potrebbe far sì che ogni istante sia segno della presenza di un vero Evento?
Nel dipinto “L’imposizione del nome al Battista” di Fra’ Giovanni da Fiesole, noto come il Beato Angelico, ci troviamo di fronte a una scena in fondo normale: è nato un bambino e le donne vanno e vengono tra il padre e il neonato. Lo fanno in fretta e con innocente candore. Sono in festa perché è venuto al mondo un bimbo. Tutto in loro, dal colore degli abiti ai delicati ricami, sottolinea la gioia del dono della maternità; le maniche, i polsi, le pettinature sono perfettamente adeguati all’entusiasmo che anima queste donne che parlano tra loro, che fanno commenti e che allargano le braccia, desiderose di cullare il bambino. Ci troviamo a esser parte di quella scena che si svolge dentro un cortile che altro non è che un ampio corridoio messo lì ad esaltare realisticamente la prospettiva: la scena è di un tale realismo da suscitare in noi una specie di vertigine. A fianco di questo vivacissimo muoversi, un vecchio resta seduto e noi possiamo vederlo solo per tre quarti: ha le gambe accavallate e, un po’ infastidito, si accinge a scrivere. Son forse le donne a insistere perché lo faccia e perché lo faccia in fretta, anzi, subito: deve scrivere quel nome, prima di indugiare a contemplare il suo piccolo appena nato. La scena descrive magistralmente un antico racconto, fatto a suo tempo da un medico per il quale ogni fenomeno fisico non era che un sintomo da osservare con attenzione.Dice il racconto che quel vecchio era diventato muto perché non aveva creduto che sarebbe stato possibile, per sua moglie da sempre sterile, generare un figlio. Ma il figlio, continua il racconto, venne generato poi nacque e, non appena l’anziano incredulo scriverà quel nome su quella tavoletta, ritroverà il dono della parola. L’Angelico ci fa spettatori di un paradosso: mentre l’anziano scrive, assorto nel suo silenzio, tutto in lui grida che l’Evento si è fatto presente, che l’impossibile si è realizzato. È davvero sorprendente come, eliminati gli elementi simbolici, il Beato Angelico abbia saputo mostrare, in un vecchio silenziosamente seduto di sghimbescio, la coesistenza di due posizioni, quella del dubbio e quella dell’evidenza, le quali perfettamente convivono in un dipinto dove le due facce della stessa moneta sanno stare insieme, in conflitto e in armonia, quasi due solidi e distinti fili che si trovano a essere fermamente uniti dalla sottile traccia di un pennello.
da The Others International, gennaio 2017
Un pavimento cosmatesco a Westminster
Porfido rosso, serpentino verde, giallo antico e marmo bianco. Con questi quattro tipi di pietra i maestri marmorari della famiglia romana dei Cosmati hanno realizzato nel Lazio i pavimenti geometrici più belli del Medioevo (ma forse di tutti i tempi).
giovedì 26 gennaio 2017
Le città impossibili: Tombouctou
Timbuctu (o Tombouctou) Città dell’od. Mali. Situata a N dell’ansa del Niger, T., esistente già verso il 12° sec. come campo periodico dei nomadi tuaregh, si sviluppò come città carovaniera. Agli inizi del Trecento fu incorporata nell’impero del Mali. Nello stesso secolo il viaggiatore arabo Ibn Battuta la menziona come grande centro islamico e maggiore mercato alle porte del Sahara occidentale. Conquistata nel 15° sec. dal Songhai (➔ Sonni Ali), raggiunse il proprio apogeo nel Cinquecento. Il declino ebbe inizio con l’occupazione marocchina del 1591. Saccheggiata da bambara e fulani, fu riconquistata dai tuaregh nel 1800. Nel 1894 fu occupata dai francesi. Il centro urbano storico, ancora compatto e coerente, caratterizzato da una pregevolissima architettura in terra conserva alcune fra le più antiche moschee dell’Africa occidentale.
(via Treccani)
mercoledì 25 gennaio 2017
martedì 3 gennaio 2017
mercoledì 9 novembre 2016
The Japanese House / Architettura e vita dal 1945 a oggi :: MAXXI - Roma
Co-organizzata da Japan Foundation, Tokyo e MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma, e coprodotta da Japan Foundation, MAXXI, Barbican Centre e il National Museum of Modern Art di Tokyo, la mostra racconta l’importanza del progetto della casa in Giappone attraverso il lavoro di archistar come Kenzo Tange, Toyo Ito, Kazuyo Sejima e Shigeru Ban, e dei loro maestri meno conosciuti in occidente come Shirai, Shinohara, Sakamoto e di giovani straordinariamente promettenti.
Convivenza tra tradizione e innovazione architettonica, tra natura e artificio, materiali antichi e tecnologicamente evolutila: lo spazio domestico è la chiave d’accesso all’intera cultura metropolitana del Giappone di oggi.
La mostra presenta gli aspetti essenziali della casa giapponese, rivelando la ricchezza espressiva dei progetti e la loro capacità di creare sempre una inattesa armonia tra uomo, edificio e contesto.
Disegni, modelli, fotografie d’epoca e contemporanee insieme a video, interviste, spezzoni di film, manga e opere di artisti compongono il percorso di mostra insieme alle riproduzioni in scala reale di frammenti e sezioni di edifici particolarmente significativi, nell’allestimento progettato da Atelier Bow-Wow in collaborazione con il museo.
lunedì 17 ottobre 2016
giovedì 13 ottobre 2016
Nobel per la letteratura 2016 a Bob Dylan
Bob Dylan
The Nobel Prize in Literature for 2016 is awarded to Bob Dylan
"for having created new poetic expressions within the great American song tradition".
May God bless and keep you always
May your wishes all come true
May you always do for other
And let others do for you
May you build a ladder to the star
And climb on every rung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.
May you grow up to be righteous,
May you grow up to be true,
May you always know the truth
And see the lights surrounding you.
May you always be courageous,
Stand upright and be strong,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.
May your hands always be busy,
May your feet always be swift,
May you have a strong foundation
When the winds of changes shift.
May your heart always be joyful,
May your song always be sung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.
mercoledì 12 ottobre 2016
I nostri venticinque lettori
Pensino ora i miei venticinque lettori che impressione dovesse fare sull’animo del poveretto, quello che s’è raccontato. Lo spavento di que’ visacci e di quelle parolacce, la minaccia d’un signore noto per non minacciare ...
Alessandro Manzoni, I promessi sposi
Alessandro Manzoni, I promessi sposi
martedì 11 ottobre 2016
Kendrick Lamar e la città
Kendrick Lamar, autore degli album più acclamati degli ultimi anni (To pimp a butterfly è fra i primi cinque posti in qualsiasi classifica dei migliori album del 2015), non è un musicista lineare. Per ascoltare un suo album o un suo pezzo ci vuole un certo impegno: basi che cambiano ogni 30 secondi circa, interruzioni brusche, frasi parlate, flow velocissimo, un'atmosfera anni 70, tra il soul e il progressive, molto acida.
Il video di Alright, diretto da Colin Tilley, forse ci introduce un po' nella comprensione della testa di Kendrick (mettete a schermo intero):
Che vuoi? Una casa o una macchina,
40 acri e un mulo, un pianoforte, una chitarra?
Qualsiasi cosa, davvero. Sai, mi chiamo Lucy2, sono la tua cagna,
Figlio di puttana, puoi vivere in un centro commerciale.
Vedo il male, lo capisco, so che è illegale
Ma non ci penso, metto in banca ogni piccolo zero.
Penso al mio amico che ha ridipinto e cromato la sua Regal.
Scavarmi nelle tasche non è un profitto, riesco a malapena a darti da mangiare.
La mia logica sta nel guadagnare almeno un dollaro in più al giorno
Per tenerti qua con il tuo chico.
Non ne parlo, non lo faccio vedere ogni volta che vedo qualcosa di figo.
Se è mio è anche tuo – paradiso, riesco quasi a toccarti.
Accarezzo, accarezzo, accarezzo il mio cane, tutto qua.
Mi rilasso e ci chiacchiero, spaccio per tutti voi.
Faccio rap, sono nero e sono sulla strada giusta – statene certi,
Scriverò dei miei gesti giusti e sbagliati finché non mi sentirò in pace con Dio.
“Avete visto?
Siamo stati male in passato,
Negri, quando non credevamo in noi stessi.
Guardavamo il mondo e ci dicevamo, “Da che parte andiamo?”
Negri, e odiamo la polizia
Che sembra ci voglia ammazzare per le strade.
Negri, sono alla porta del prete,
Mi tremano le ginocchia e potrebbe partirmi un colpo –
Ma andrà tutto bene.”
Negro, andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Mi senti, mi capisci? Andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Eh? Andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Mi senti, mi capisci? Andrà tutto bene.
Il video di Alright, diretto da Colin Tilley, forse ci introduce un po' nella comprensione della testa di Kendrick (mettete a schermo intero):
Nel video, in diversi pezzi, Kendrick si trova sopra la città: in una macchina portata a spalla dai poliziotti, appollaiato su un semaforo, o camminando a mezz'aria. In generale, mentre per tutti la città viene vista o dalla strada o da una finestra, lui fa di tutto per vedere le cose da quei punti per la cui visuale la città non è stata progettata.
Immaginiamo quindi che veda fatti che di solito non si vedono, e prospettive stradali diverse, e che venga a conoscenza di come sono fatti certi oggetti. Nel testo di Alright dice:
Che vuoi? Una casa o una macchina,
40 acri e un mulo, un pianoforte, una chitarra?
Qualsiasi cosa, davvero. Sai, mi chiamo Lucy2, sono la tua cagna,
Figlio di puttana, puoi vivere in un centro commerciale.
Vedo il male, lo capisco, so che è illegale
Ma non ci penso, metto in banca ogni piccolo zero.
Penso al mio amico che ha ridipinto e cromato la sua Regal.
Scavarmi nelle tasche non è un profitto, riesco a malapena a darti da mangiare.
La mia logica sta nel guadagnare almeno un dollaro in più al giorno
Per tenerti qua con il tuo chico.
Non ne parlo, non lo faccio vedere ogni volta che vedo qualcosa di figo.
Se è mio è anche tuo – paradiso, riesco quasi a toccarti.
Accarezzo, accarezzo, accarezzo il mio cane, tutto qua.
Mi rilasso e ci chiacchiero, spaccio per tutti voi.
Faccio rap, sono nero e sono sulla strada giusta – statene certi,
Scriverò dei miei gesti giusti e sbagliati finché non mi sentirò in pace con Dio.
“Avete visto?
Siamo stati male in passato,
Negri, quando non credevamo in noi stessi.
Guardavamo il mondo e ci dicevamo, “Da che parte andiamo?”
Negri, e odiamo la polizia
Che sembra ci voglia ammazzare per le strade.
Negri, sono alla porta del prete,
Mi tremano le ginocchia e potrebbe partirmi un colpo –
Ma andrà tutto bene.”
Negro, andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Mi senti, mi capisci? Andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Eh? Andrà tutto bene.
Negro, andrà tutto bene.
Mi senti, mi capisci? Andrà tutto bene.
E questo "alright" è ironicamente pessimista o è realisticamente realista? Il fatto è che lui vede la città da sopra un semaforo, per cui sa cose che altri non sanno. Che sappia veramente che tutto andrà bene?
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